Una ricerca negli Usa per rivelare con le api la presenza di esplosivi

Scritto da Silvia Amodio |    Ottobre 2015    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

L’intervistato: Marino Quaranta, ricercatore presso il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) di Firenze - Foto S.Amodio

Ricerca

Piccole, laboriose e sentinelle della salute del nostro pianeta. Sono le api, insetti sociali presenti in tutti i continenti, ad eccezione delle zone artiche e antartiche. Ci sono circa undici specie diverse, di cui due, l’Apis mellifera e l’Apis cerana, sono allevate dall’uomo per il miele. Ma non solo questo, anzi, sono in grado di fare cose che potrebbero ispirare la trama di un film di fantascienza!

Due importanti laboratori scientifici statunitensi, Sandia e Los Alamos, che si occupano di questioni di sicurezza per conto della National nuclear security administration, hanno avviato nel 2000 una ricerca che impiega le api per rivelare la presenza di sostanze sospette e per sventare gli attentati terroristici.

«Ebbene sì – ci spiega Marino Quaranta, ricercatore presso il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) di Firenze - le api mellifere sono ora utilizzate come sensori di esplosivi e impiegate in missioni di ricognizione presso aeroporti, porti, campi minati e possibili obiettivi di attentati terroristici. Anche in Italia il Ministero delle politiche agricole ha finanziato un progetto simile condotto dall’Unità di ricerca di apicoltura e bachicoltura presso il Crea di Bologna».

«Ma facciamo un passo indietro – continua Quaranta -. Già dagli anni ‘70 in Europa e negli Stati Uniti, l’ape domestica era utilizzata come indicatore ambientale in grado di fornire mappe molto dettagliate dell’inquinamento del suolo e dell’aria. Dopo il disastro di Chernobyl fu utilizzata, anche in Italia, per esplorare la contaminazione del suolo da eventuali radiazioni. Un’arnia può arrivare a contenere 10-20.000 bottinatrici, cioè le api preposte a raccogliere polline e nettare, un apiario è composto da 10 a 30 arnie; questo significa che un apicoltore alleva in un punto del territorio un potenziale di mezzo milione di piccoli insetti che esplorano ogni centimetro quadrato di suolo, su circa 300 ettari, alla ricerca di cibo.

Purtroppo, oltre al polline e al nettare, raccolgono molecole di ogni tipo, in forma gassosa o liquida e particelle, potenzialmente dannose. Per questa ragione vengono comunemente usate per misurazioni ambientali finalizzate a quantificare i rischi per l’uomo e per gli ecosistemi. Ecco spiegato come mai gli scienziati americani hanno pensato di estendere questo metodo all’individuazione di molecole, derivate dalla degradazione di esplosivi, per creare una mappa di ordigni sepolti in campi minati. I ricercatori, non contentandosi di rilevare semplicemente le sostanze sul corpo di api che vagavano nel territorio in modo casuale, pensarono di addestrarle per cercare attivamente gli esplosivi».

Economiche ed efficienti

«In fondo – continua lo studioso - questo viene fatto da tempo immemorabile con i cani, ma a differenza di questi, il costo dell’addestramento è decisamente inferiore e si risolve in pochi giorni anziché in mesi. Le api, inoltre, non devono essere sostentate ma sono autosufficienti, anzi, a dire il vero, sono loro a fornire una risorsa economica all’uomo… Ma come avviene l’addestramento?

L’operaia viene messa in un cilindretto da cui fuoriesce soltanto la testa, ed esposta a diversi odori, ma soltanto quando fiuta con le antenne (che sono il suo naso) l’odore positivo, viene ricompensata con una soluzione zuccherina. In questo modo impara ad associare l’odore con la ricompensa.

Osservando la loro reazione naturale avremo la risposta. Infatti, quando fiutano lo zucchero estraggono di riflesso la lingua, detta ligula, che essendo molto lunga è visibile anche a distanza. Tre o quattro operaie vengono quindi inserite in una sorta di valigetta provvista di un sensore a raggi infrarossi in grado di rilevare l’estensione della ligula che l’operatore può tenere sotto osservazione. Le api estrarranno la ligula solo se fiutano l’odore dell’esplosivo... e scatta l’allarme!».

Info: www.entecra.it , www.crea.gov.it