Tesori ignorati di Andrea del Sarto, a ingresso libero

Scritto da Pippo Russo |    Ottobre 2014    |    Pag.

Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

Cenacolo di Andrea del Sarto

I veri tesori delle città d’arte sono quelli che rimangono sconosciuti pure a gran parte dei residenti. I flussi turistici s’ingrossano lungo itinerari abusati, e per reazione chi vive quotidianamente la città è toccato da una forza centrifuga che lo spinge lontano da quel flusso imbizzarrito. Come se il patrimonio artistico gli fosse espropriato, e addirittura si trasformasse in motivo di disagio. Succede così anche a Firenze. E il primo effetto perverso di questa fruizione della città d’arte è che vengono persi di vista centinaia di luoghi e monumenti rimasti fuori dalle mappe del turismo di massa.

Per i turisti ciò non costituisce un problema. Loro sono in cerca del monumento riconoscibile in qualunque foto, davanti al quale farsi riconoscere in foto quando torneranno a casa. Per i residenti, invece, è uno sperpero nel rapporto con la propria città. Perché impedisce di godere delle nicchie ristoratrici disseminate sul territorio urbano, e perché fa sperperare la consapevolezza del privilegio di vivere in una città come Firenze.

E il vero privilegio sta proprio nella possibilità di scoprire o riscoprire spazi come il Chiostro dello Scalzo o il Museo del Cenacolo. Che visti dall’esterno fanno di tutto per passare inosservati, e forse un po’ lo vogliono pure. Per poi svelarsi soltanto al visitatore che sia davvero motivato.

Prendete il Chiostro dello Scalzo. Si trova nella parte meno popolata di via Cavour, quella che pare nulla più che una corsia preferenziale dei bus urbani. E il suo portone non ha nulla che richiami l’attenzione. Ma oltrepassandolo si scopre un mondo. Un altro rispetto a quello che si lascia all’esterno, poiché varcando la soglia si ha l’impressione di scivolare in una diversa dimensione temporale.

Dentro questo cuneo spazio-temporale ci si può ritrovare in totale solitudine, quasi assordati dal suono dei propri passi, a godere d’una batteria di tesori d’arte che da sola farebbe la fortuna di chissà quante municipalità al mondo. Lì dentro si può ammirare infatti il Ciclo di Andrea del Sarto, cioè quella che viene indicata come la principale opera dell’artista cinquecentesco che si dice abitasse poco distante. Indugiare lì dentro dà il piacere di tutte le cose inattese.

Analogo piacere è suscitato da un altro tesoro nascosto dell’arte legato al nome di Andrea del Sarto. Si tratta del Museo del Cenacolo, sito in via di san Salvi vicino alla chiesa. Un luogo persino più nascosto del precedente, poiché in quella zona la città ha avuto un’urbanizzazione piuttosto sghemba, tanto da costringere quel tesoro entro un angolo quasi residuale.

Ma, di nuovo, chi abbia voglia di non fermarsi alla superficie delle cose scoprirà una nuova opportunità d’incanto, trovandosi al cospetto di un altro affresco di Andrea del Sarto da togliere il fiato. E ancora una volta la voglia di scoperta sarà stata premiata, mentre intorno i forzati del turismo rimarranno ingabbiati dentro le code perenni e una città distratta guarderà altrove.

Chiostro dello Scalzo, viaCavour 69, ingresso libero

  • Orari: lunedì, giovedì, 1°, 3°, 5° sabato, 2a e 4a domenica di ogni mese, ore 8.15-13.50.
  • Chiusura: martedì, mercoledì, venerdì, 2° e 4° sabato, 1a, 3a, 5a domenica del mese. Capodanno, 1° maggio, Natale.

Cenacolo di Andrea del Sarto, via di San Salvi, 16, ingresso libero

  • Orari: da martedì a domenica, ore 8.15-13.50.
  • Chiusura: tutti i lunedì, Capodanno, 1° maggio, Natale.