Autore di una commedia, novizio vallombrosano. Una mostra su monaci e scienza

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Ottobre 2014    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

L' Abbazia di Vallombrosa

Francamente non è facile immaginare l’austero studioso dei misteri dell’universo, l’autore del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, lo scienziato che dovette subire due processi da parte del Sant’Uffizio, occuparsi anche dei più banali e quotidiani comportamenti umani.

Sì, perché Galileo Galilei ha scritto anche una commedia. Per essere più precisi l’abbozzo di un lavoro teatrale che lo scienziato non portò mai a termine. Si fermò alla quarta scena del terzo atto, forse impegnato in più ardui problemi. Il canovaccio è comunque sufficiente a dare un’idea dell’estro creativo del genio pisano e si inserisce nella tradizione della “commedia dell’arte” con l’impiego di maschere e di personaggi tipici di questa forma teatrale nata nel XVI secolo.

Una commedia, dal suggestivo titolo: Quel che ha da essere andar con arte seguitando…, messa in scena dal “Gruppo della Pieve” nel mese di agosto (ma ci sono buone possibilità che venga riproposta in questi mesi autunnali) nel chiostro del Mascherone dell’Abbazia di Vallombrosa.

Sì, perché – ecco un altro aspetto della sua vita giovanile che forse non tutti conoscono – Galileo ha vissuto per alcuni mesi (forse un intero anno) nella celebre e a quel tempo ricca e potente Abbazia di Vallombrosa, come novizio. Lo attesta un documento redatto da un monaco vallombrosano, negli anni successivi al 1640, nel quale riferisce che “Non si deve tralasciare (in un elenco degli ospiti dell’Abbazia, n.d.r.) il celebrato nome di Galileo Galilei, matematico insigne: questi fu un novitio vallombrosano; e fece i primi esercitii dell’ammirabile ingegno nella scuola di Vallombrosa”. Poi aggiunge, con un certo rammarico: “Il padre di lui sotto pretesto di condurlo a Firenze per curarlo di una grave ophtalmia, con trattenerlo assai il traviò dalla religione in lontane parti”.

Quasi a sottolineare che senza l’intervento del padre, Galileo avrebbe potuto diventare un buon monaco, ciò che non gli avrebbe impedito di portare avanti le sue rivoluzionarie ricerche astronomiche.

Monaci e scienziati

I monaci vallombrosani, infatti, specialmente nel corso dei tre secoli fra Sei e Ottocento, non si sono limitati alla meditazione e al lavoro manuale (secondo la regola di San Benedetto: ora et labora), ma fra i circa sessanta abitanti del monastero – attualmente sono otto – si potevano annoverare anche insigni scienziati: botanici, agronomi, geometri, astrologi, matematici… E risulta che si applicassero con tale passione alle laiche scienze da tralasciare in maniera allarmante lo studio delle sacre scritture.

Tanto che nel 1760 ci fu un richiamo ufficiale da parte dei superiori: “noi di presente deploriamo… una troppo appassionata sollecitudine nel raccogliere gran copia d’idee, di nozioni, di sentenze, con una poi quasi noncuranza delle discipline teologiche che sole, propriamente parlando, contengono la vera sapienza”.

Tutto quanto scritto fin qui non è altro che la sintesi e il compendio di quello che si può osservare e conoscere visitando la mostra allestita negli ambienti del piccolo museo all’interno dell’Abbazia di Vallombrosa in occasione del 450° anniversario della nascita di Galileo. Una mostra visitabile fino al 31 ottobre, ricca di stimoli e di interessi non solo per gli addetti ai lavori, ma per chiunque sia curioso di conoscere qualche aspetto, forse marginale ma non per questo meno importante, della complessa e intrigante personalità del grande scienziato toscano.

I monaci e la cultura scientifica

Museo dell’Abbazia di Vallombrosa (Reggello, FI)

Scienza e saio - Intervista al priore Padre Marco Mizza sulla mostra a Vallombrosa. Dal canale Youtube Stile Firenze 17.06.14 – durata 4’ 25’’