Giunto dall’oriente, questo albero, esteticamente molto bello, è oggi assai diffuso nel nostro paese

Scritto da Càrola Ciotti |    Ottobre 2014    |    Pag.

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Foto di F. Magonio

L’albero del caco è di origine asiatica – proviene molto probabilmente dalla Cina – ma è diffuso anche in Giappone, dove è molto comune ed è coltivato fin dall’antichità. Appartiene alla famiglia delle Ebanacee e il suo nome botanico è Diospyros kaki. L’origine del nome ècomplessa: kaki è l’equivalente del suono, in lingua giapponese, con il quale si designa sia l’albero sia il suo frutto. Da noi, si utilizza più comunemente la variante “caco” (in Sicilia, si pronuncia con accento finale, cachì), in Lazio lo chiamano cachino, in altre zone si usa anche il nome diospero o loto. Giunse in Europa alla fine del ‘700 grazie al direttore inglese del Giardino botanico di Calcutta, che ne portò alcuni esemplari nella madre patria.

Nel resto d’Europa e in Italia, iniziò a essere conosciuto solo nella seconda metà del XIX secolo. Un albero di caco fu piantato nel 1870 a Firenze, presso il Giardino botanico di Boboli, e altri esemplari furono messi a dimora nel 1879 all’Orto botanico di Palermo, dove ancora sopravvivono. Inizialmente, era considerato solo come pianta ornamentale e fu molto utilizzato in parchi e giardini, in ogni parte d’Italia. Solo più tardi si diffuse l’abitudine di mangiarne i frutti e, di conseguenza, di intensificarne la coltivazione.

Sappiamo che nel 1916, in Campania, fu impiantato il primo diospereto e tuttora il caco si coltiva ampiamente in quelle zone, così come in Emilia-Romagna: sono queste le regioni italiane dove si produce la maggior parte dei frutti che troviamo in commercio. Se si possiede un po’ di terra, è possibile coltivare un albero di caco senza eccessive difficoltà, poiché è una pianta piuttosto rustica, difficilmente vittima di parassiti e che non teme il freddo dei nostri inverni. È un albero di grandezza media, dotato di corteccia grigio scuro e rugosa.

Porta una chioma folta e ha foglie caduche, piuttosto ampie, ovali, di un bel verde lucido; secondo la stagione, varieranno dall’arancio al giallo, fino al rosso. I tipici frutti dal bel colore arancio, sono in realtà delle bacche con proprietà nutritive molto interessanti. Per capire come procedere con l’impianto e la manutenzione di un albero di caco, ci siamo consultati con Giacomo Fiorini, responsabile della produzione dei Vivai Belfiore di Signa, dove si coltivano piante da frutto antiche e rare, col metodo biologico.

«Come per tutti gli alberi da frutto, la stagione migliore per la messa a dimora è l’autunno – esordisce Giacomo – specie se scegliamo una pianta a radice nuda. Si prepara una buca piuttosto ampia, di circa un metro cubo, lavorando bene la terra, e si pongono sassi sul fondo per favorire il drenaggio del terreno perché l’albero di caco, come molte specie fruttifere, teme i ristagni idrici. Il caco si adatta bene a vari tipi di terreno, ma predilige suoli freschi e ricchi di humus».

Foto di F. Magonio

Buona regola al momento dell’impianto, è concimare con stallatico, ponendolo a strati alternati al terriccio all’interno della buca. Una volta trapiantato, si concima anche il terreno in superficie, così da garantire un buon nutrimento fin dall’inizio. «Il caco ha radici molto sensibili alla carenza idrica e necessita per i primi tempi di una regolare irrigazione – spiega il nostro esperto – altrimenti si rischia di far morire la pianta. Inoltre, è bene porre la pianta in una zona poco ventosa, possibilmente riparata dalle gelate tardive e ben soleggiata.

Se si volessero coltivare più esemplari è bene distanziarli tra loro per almeno 5-6 metri». Albero “lento” nel partire, il caco inizierà a fruttificare dopo circa 3-4 anni dall’impianto, ma da quel momento in poi la produzione sarà molto generosa, arrivando anche a diverse decine di chili per esemplare. «Per i primi anni di vita, il caco è piuttosto sensibile al freddo ed è utile – consiglia Giacomo – fasciare la base e il primo tratto del tronco con della paglia; può capitare, inoltre, che se esemplari giovani soffrono periodi freddi, i fiori e i piccoli frutti cadano, ma con il passare del tempo la pianta si fortifica e, generalmente, questi rischi scompaiono. Per rendere il nostro esemplare più robusto, potremmo innestarlo con il Diospyros lotus, la specie selvatica del caco».

In giardino
Nell’orto o nel giardino, si consiglia di lasciare crescere l’albero in forma naturale poiché è già bella di suo, così aperta e tondeggiante; il caco non ha bisogno d’interventi di potatura drastici, che anzi sono sconsigliati. Sulle piante sane, con chioma normale, s’interviene solo per ripulire dai rami in cattive condizioni, mentre se il problema è quello di una chioma troppo folta o di forma irregolare o, ancor peggio, di caduta dei frutti per eccessivo carico dei medesimi sull’intera struttura, occorrerà sfoltire i rami in eccesso. Si conoscono numerose specie di questa pianta, e bisogna precisare che non tutte hanno frutti eduli alla raccolta.

«Le varietà più comuni e commerciali – dichiara Fiorini – sono il Loto di Romagna, dai frutti gialli-arancio con polpa dura, e Vaniglia di Campania, dal color rosso- arancio, con polpa morbida. Tra le varietà minori o rare, si può scegliere di coltivare il kaki tipo con frutti grandi e molto saporiti; Hana fuji o Jiro con frutti medio piccoli di forma quasi quadrata. Tutte queste varietà danno frutti eduli alla raccolta, mentre Lycopersico e Hachiya portano frutti astringenti, cioè da far maturare in fruttaio».

Per concludere, ricordiamo alcune proprietà nutrizionali del caco, che è un frutto molto energetico, poiché è ricchissimo di zuccheri (glucosio e fruttosio, per cui si raccomanda cautela ai diabetici), con ottimi contenuti di calcio, vitamine A, B1 e C; infine, il caco è da considerarsi un frutto squisitamente ecologico, considerato che la pianta vegeta e produce, in assenza di trattamenti antiparassitari.

L’intervistato: Giacomo Fiorini Vivai Belfiore, Loc. Sant’Ilario Lastra a Signa

Info: tel: 0558724166, www.vivaibelfiore.it

Il caco - Caratteristiche e proprietà benefiche del cachi. Rai 3 - Cose dell'altro Geo – 26.10.10 – durata 7’ 48’’