Slow Food promuove le colture tradizionali nel continente africano.

Scritto da Sara Barbanera |    Dicembre 2014    |    Pag.

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Carlo Petrini
Carlo Petrini

Se la solidarietà mette radici, può diventare anche sostenibilità e biodiversità: questo è il caso del progetto “Diecimila orti in Africa” con cui dal 2010 a oggi la Fondazione Slow Food ha realizzato mille orti in Africa: nelle scuole, nei villaggi e nelle periferie di ben 27 Paesi del continente sono sorti appezzamenti coltivati con tecniche green e con varietà del posto, migliorando l’autonomia alimentare dei contadini e salvaguardando l’ambiente. Per questo motivo è fra i progetti sostenuti dalla Fondazione Il Cuore si scioglie, come scriviamo a pag. 4. Perché il futuro è nel ritorno terra e a un’agricoltura tradizionale, come ci spiega Carlo Petrini, presidente dell’associazione Slow Food.

Cosa sta accadendo in Africa e perché Slow Food favorisce la realizzazione di orti?

«L’Africa è un continente sterminato, con una varietà di popoli e culture e una straordinaria ricchezza di biodiversità naturale che rappresenta la più grande assicurazione sul futuro, non solo dell’Africa. Realizzare un orto significa dare continuità a tradizioni, colture, culture e ricette della civiltà contadina che oggi rischiano di scomparire. Oltre a gravi conflitti locali, oggi l’Africa vive un crescente fenomeno di accaparramento delle terre favorito da governi irresponsabili: grandi porzioni di territorio vengono acquistate a prezzi stracciati da paesi del Medio Oriente e dell’Asia per produrre cibo da esportazione, con il sistema della monocoltura.

Gli orti sono un piccolo segno che va nella direzione opposta, quella della sovranità alimentare, dell’agricoltura familiare e tradizionale, della tutela della biodiversità e dell’accesso alla terra. Promuovere gli orti in Africa significa non solo occuparsi di un appezzamento di terra, ma soprattutto sostenere l’educazione, la formazione e l’informazione a quei giovani leader locali già oggi protagonisti nei loro paesi».

Che significato culturale e sociale ha un orto?

«Fare un orto ha prima di tutto un valore politico, perché è il primo passo di un ritorno alla terra che interessa tutti noi, sia come produttori che come consumatori o meglio, “co-produttori”. Ancor più significativo è in Kenya, in Mozambico, in Congo, dove fare un orto in una scuola permette di trovare risorse alimentari per la mensa dei bambini o, addirittura, per le famiglie che gestiscono quel terreno in modo comunitario.

Un orto, poi, è anche un valore culturale: come sottolinea lo storico burkinabè Joseph Ki Zerbo nella sua opera La Storia dell’Africa, questo continente ha bisogno di ritrovare se stesso, per ridare dignità a un popolo troppo spesso martoriato. Per questo sosteniamo le comunità che producono i propri semi, coltivano prodotti tradizionali e usano tecniche naturali di coltivazione».

Com’è nato il progetto? Quali i risultati conseguiti dal 2010 a oggi e quali i prossimi obiettivi?

«Il progetto è nato per creare una rete di giovani leader africani impegnati a cambiare il sistema alimentare e a guidare il riscatto del continente africano: leader coscienti del valore della loro terra, che difendono il loro patrimonio naturale e culturale. Oltre che finanziare le spese per la realizzazione dell’orto, il progetto sostiene la formazione tenuta da agronomi, i viaggi dei coordinatori nei vari paesi africani e offre borse di studio presso l’Università degli studi di Scienze gastronomiche di Pollenzo».

 

Info: www.slowfood.it

L’associazione

Slow Food 

E’ un movimento culturale internazionale che opera in forma di un'associazione senza scopo di lucro. Nacque in Italia, a Bra, nel 1986, con il nome di Arcigola. E' presente in tutta Italia con Associazioni Regionali. In Toscana Slow Food ha sede presso il Bistrot del Mondo – Castello dell'Acciaiolo – via Pantin, 7 – Scandicci. Per informazioni e contatti www.slowfoodtoscana.it - infoslowfoodtoscana@gmail.com

Diecimila orti in Africa - Salvare la biodiversità del continente africano. Video a cura di Slow Food disponibile sul sito www.slowfood.it – 07.02.14 – durata 7' 27''

Il video della presentazione del progetto Diecimila orti in Africa al teatro di Rifredi lo scorso 11 maggio 2015 (servizio realizzato per InformaCoop, la trasmissione televisiva di Unicoop Firenze, 16-17 maggio 2015)