In Toscana raccolti delle castagne dimezzati dal cinipide, un parassita proveniente dalla Cina

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Ottobre 2012    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Per secoli il castagno ha costituito la principale, se non l'unica, fonte di sostentamento per migliaia, se non milioni, di famiglie che hanno abitato le zone collinari e montane della Toscana. "Pan di bosco e vin di nuvoli" recitava un ben conosciuto motto che circolava nella nostra regione fino a pochi decenni fa. Un detto che rispecchiava fedelmente la situazione contingente: come cibo infatti non c'era da farsi troppe illusioni, era sempre e soltanto una delle cento varianti di una stessa matrice, la castagna. E per dissetarsi, era invariabilmente quel liquido prezioso, ma soprattutto gratuito, che cadeva dal cielo.

Oggi, per fortuna, non è più così, perché anche nelle zone più impervie di montagna ci si può nutrire con maggior varietà e più fantasia. E l'uso della castagna è diventato marginale, o meglio se ne fa un uso pari a quello di qualsiasi altro prodotto della terra.

Dalla Cina con furore

In Maremma, ma particolarmente lungo le pendici del Monte Amiata, il castagno la fa ancora da padrone, con i suoi circa 3000 ettari di alberi da frutto. Però le statistiche dicono che rispetto a 60 anni fa, il raccolto è dimezzato, non superando attualmente i 20.000 quintali annui. Di questa drastica diminuzione dell'utilizzo del tipico prodotto del bosco montano, sono due le ragioni principali.

La prima è che, come si è visto prima, la castagna ha perso il ruolo di protagonista nella dieta della gente di montagna, e dunque se prima, durante la raccolta, si stava attenti a non lasciarne sul terreno nemmeno una, ora si raccolgono solo le più facili e le più belle. La seconda ragione, ben più grave, è legata alla presenza, ormai da dieci anni, di un insetto che sta falcidiando la produttività della Castanea sativa. Si tratta del cinipide, o meglio del Dryocosmus kuriphilus, un parassita che proviene dalla Cina, depone le sue uova sulle foglie, sui rametti più giovani e teneri o sulle gemme e ne impedisce la fruttificazione.

Per combattere questo dannoso insetto si è tentato in un primo tempo una lotta a base di pesticidi ma con scarsi risultati. Allora si è passati allo studio di un antagonista naturale e lo si è trovato nel Torymus sinensis, un insetto che si insedia nel "nido" del cinipede, (conosciuto anche come "vespa cinese") e distrugge, cibandosene, le sue uova.

«Ancora è presto per cantare vittoria - afferma Lorenzo Fazzi, presidente dell'Associazione per la valorizzazione della castagna del Monte Amiata, un consorzio che riunisce circa 400 fra piccoli e medi proprietari di castagneti nel territorio amiatino -. Però è certo che siamo sulla strada giusta. Sono solo due anni che si è intrapresa questa battaglia e possiamo dire che dove si è posato il Torymus, il cinipede è costretto a soccombere».

 

Biscotti e birra

Si nota anche, sottolinea Lorenzo Fazzi, un risveglio di interesse sulle varie utilizzazioni della castagna da parte dei giovani.

«Nella zona di Arcidosso si usa la farina di castagne per vari tipi di biscotti e da qualche anno si utilizza la "bastarda rossa" - una delle tre qualità di castagna (le altre due sono il marrone e il cecio) inserite fra i prodotti a Indicazione geografica protetta - per produrre un'ottima birra ormai conosciuta in campo internazionale».

Non si contano le iniziative e le manifestazioni che nel corso dell'anno, ma in particolare nell'autunno inoltrato che coincide con il periodo della raccolta del frutto, si tengono in quasi tutti i centri abitati che si aggrappano alle pendici di quello che è stato il vulcano più settentrionale d'Italia. Ecco, allora, qui un convegno o un dibattito, là stand gastronomici lungo le vie del paese o visite guidate ai marroneti o agli essiccatoi. E, di contorno, non mancano le occasioni per assistere a rievocazioni di fatti storici o per compiere esplorazioni in borghi medievali pieni di fascino o visite a castelli carichi di storia.

 

 

Per saperne di più:

Associazione valorizzazione castagna Monte Amiata, 0564965258

 

L'intervistato: Lorenzo Fazzi, presidente dell'Associazione per la valorizzazione della castagna del Monte Amiata

 

Il cinipide, Dryocosmus kuriphilus, conosciuto come "vespa cinese", è un parassita che proviene dalla Cina, depone le sue uova sulle foglie, sui rametti più giovani e teneri o sulle gemme dei castagni e ne impedisce la fruttificazione

 

  • Le foto degli alberi sono di Riccardo Gatteschi.
  • L'immagine della castagna è di Carlo Valentini.

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