Dopo la tragedia dell'Emilia, abbiamo chiesto a un esperto informazioni sul rischio sismico in Toscana

Scritto da Rossana De Caro |    Settembre 2012    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

(La cattedrale di Mirabello)

Le immagini dell'Emilia, a due passi da casa nostra, sfregiata e ferita, con le vittime e i disastri del terremoto, è ancora viva davanti ai nostri occhi. La torre campanaria di Mirandola crollata, con l'orologio che si ferma proprio in quei terribili istanti in cui la terra trema è il simbolo di un'ennesima tragedia.
Accanto al dolore rimane anche la preoccupazione.

Si è detto che la Pianura padana non era considerata una zona a rischio sismico...
«L'area della Pianura padana interessata dai terremoti di maggio era già classificata area sismica dal 2003 - afferma Luigi Piccardi, geologo ricercatore del Cnr -. La faglia di Mirandola, era indicata come sismica (con un potenziale sismico di 6.2) nel Database di potenziali sorgenti di terremoti di magnitudo maggiore di 5.5, pubblicato nel 2001 dall'Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Le drammatiche conseguenze, più che alla conoscenza della pericolosità sismica dell'area, sono dovute ai problemi relativi all'adeguamento degli edifici alle norme costruttive aggiornate in base alla nuova classificazione sismica».

Ci spieghi meglio
«Gli impulsi all'aggiornamento delle normative sono purtroppo stimolati proprio dal verificarsi di eventi sismici importanti. Si provvide ad aggiornare la precedente zonazione sismica nel 2003, a seguito del terremoto di San Giuliano del 2002. Questa è stata poi recepita nella normativa nazionale nel 2006, come classificazione ufficiale di riferimento del territorio italiano, ed è quella attuale. Il testo delle Norme Tecniche per le Costruzioni, basato su questa nuova zonazione, è del 2008. Il problema nasce quindi in parte dai lunghi tempi tecnici con cui le informazioni geologiche vengono elaborate in normative nazionali, ed in parte dalla difficoltà di adeguare ai nuovi criteri costruttivi gli edifici costruiti precedentemente.
Purtroppo questa situazione è diffusa su tutto il territorio nazionale, così come lo sono i terremoti. Si spera che questo nuovo evento disastroso in Emilia possa servire se non altro a migliorare ulteriormente il livello della prevenzione sismica
».

E riguardo alla Toscana, è possibile che anche la nostra regione possa essere coinvolta nello sciame sismico?
«Parlando di terremoti è sempre difficile, almeno allo stato attuale delle conoscenze, fare affermazioni precise, soprattutto parlando di previsioni.
Per sciame sismico si intende la sequenza dei terremoti di assestamento che seguono la scossa principale, e quindi sono legati alla stessa struttura tettonica. Sicuramente la Toscana è ben al di fuori dallo "sciame sismico" che ha investito l'Emilia, nel senso che le faglie che si sono attivate non sono in continuità con la nostra regione.
Questo non esclude però che altri terremoti possano interessare la Toscana, dato che a scala regionale facciamo parte della stessa situazione geodinamica, che riguarda la formazione dell'Appennino. La classificazione sismica fornisce una indicazione del grado di pericolosità delle diverse aree in Toscana
».

(Capannone per la lavorazione del parmigiano)

Ci sono dei comuni nella nostra regione definiti sismici. Cosa significa esattamente? C'è qualche possibilità di rischio?
«La classificazione sismica attuale prevede fondamentalmente 4 zone, a pericolosità decrescente dalla 1 alla 4. In pratica nessuna area italiana può essere attualmente considerata del tutto asismica.
Tutti i 287 comuni della Toscana sono classificati sismici, nelle classi 2, 3 e 4. 186 sono classificati in zona 2, con una maggior pericolosità rispetto agli altri. Le aree che storicamente hanno risentito i terremoti maggiori, e sono classificate a maggior rischio sismico, sono quelle lungo l'Appennino: Lunigiana, Garfagnana, Montagna Pistoiese, Mugello, Casentino, Valtiberina e Amiata
».

Cosa sarebbe importante fare per minimizzare e attenuare il rischio sismico?
«Come si usa dire "non è il terremoto che uccide ma la casa che ti crolla addosso". Quindi la cosa più importante è costruire secondo criteri antisismici e cercare di adeguare quanto più possibile alla resistenza sismica gli edifici già esistenti, per esempio con l'impiego di catene o cordoli che rafforzino il collegamento fra gli elementi strutturali della costruzione, come mura, tetti, solai. È bene inoltre assicurarsi che oggetti e mobili pesanti, così come scaldabagni e caldaie, siano ben fissati alle pareti».


Consigli
In caso di scossa
- La prima cosa da fare durante la scossa è ripararsi e proteggersi dalla caduta di pezzi di muratura od oggetti. Ripararsi ad esempio sotto a un tavolo. Stare lontani da finestre o pareti a vetro. I vani delle porte dei muri portanti e gli angoli delle stanze sono in genere le zone più sicure di un edificio. Le scale sono più facilmente soggette a crollo, per cui da evitare durante il terremoto, come anche gli ascensori.
- Uscire in strada alla fine della scossa, portando se possibile torce elettriche, medicinali e coperte. Ricordarsi di indossare scarpe pratiche.
- Chiudere gli interruttori di gas e corrente elettrica per ridurre la possibilità di incendi. Spengere eventuali focolai di incendio.
- Se ci si trova in strada, recarsi in luoghi aperti, allontanandosi da edifici o linee elettriche, per evitare la caduta di calcinacci, tegole o altri oggetti pericolosi. Se non è possibile, cercare riparo sotto l'architrave di un portone.
- Al mare, allontanarsi dalla linea di costa per evitare rischi di onde anomale.
- In seguito evitare di intasare le strade per permettere la circolazione dei mezzi di soccorso. Evitare di congestionare le linee telefoniche, anch'esse necessarie per i soccorsi. Utilizzare la macchina o il telefono solo per reale necessità.

In Toscana nel secolo scorso si sono verificati terremoti distruttivi superiori all'VIII -IX grado, nel 1917 in Valtiberina, nel 1919 in Mugello e sull'Amiata e nel 1920 in Garfagnana. Per saperne di più: www.rete.toscana.it/sett/pta/sismica

(Foto dell' articolo per g.c. L. Piccardi)

(Nella foto, l'intervistato Luigi Piccardi, geologo, ricercatore Cnr, Istituto di geoscienze e georisorse)