Cresce il popolo dei ciclisti. E con loro anche i negozi dove acquistare, noleggiare, riparare le biciclette

Scritto da Rosa Rita D'Acquarica |    Maggio 2006    |    Pag.

Scrittrice e traduttrice Nata a Galatina (Lecce) nel 1966, sposata, due figli, laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne all'Università di Roma La Sapienza nel 1991, con tesi in letteratura anglo-americana. Ha lavorato come segretaria di redazione della Rivista dei Libri, traduce narrativa dall'inglese e dallo spagnolo per Giunti, collabora con Giunti per letture e editing, ha tradotto anche per Passigli. Abilitata all'insegnamento, è supplente di inglese (lingua, letteratura e civiltà) Interessi: poesia, cucina, storia delle religioni. Scrive poesie e racconti. Vive a Firenze.

La stagione delle due ruote 1
Pochi decenni fa si celebrava la bicicletta
come icona di un mondo perduto, di bellezze dalle gonne svolazzanti e romantica miseria da lasciarsi alle spalle. Più tardi la tirannia del fitness la riproponeva, mutilata di ruote, come attrezzo ginnico domestico. Oggi la bici è tornata in pista, mezzo pratico ed ecologico, universalmente consigliata per il trasporto privato urbano. Cresce il popolo dei ciclisti, che si associano e si organizzano per rivendicare diritti. La Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta) è diffusa in tutta Italia e collegata al circuito europeo di Ecf (European cyclist federation). Solo in Toscana sono dieci i circoli affiliati, e in Emilia-Romagna nove.
«A tutto ciò non corrisponde la dovuta attenzione da parte dei soggetti pubblici - osserva Giovanni Lopes Pegna, presidente della FirenzeinBici onlus, associazione per la promozione della mobilità ciclabile e/o ecologicamente compatibile -. L'Ufficio mobilità alternativa del Comune di Firenze non funziona. A Firenze ci sono solo 24 km di pista ciclabile, contro le centinaia di Zurigo. La loro manutenzione è carente, molto spesso sono chiuse per lavori in corso, senza preavviso né certezze sui tempi di riapertura, così i ciclisti sono costretti a muoversi tra le auto. Solo Certaldo ha piste ciclabili sufficienti. Non c'è, in tutta la Toscana, nulla di paragonabile a Ferrara, città ciclabile per eccellenza».
Le piste insufficienti o inagibili sono solo parte del problema. «Una diversa concezione - continua Lopes Pegna - dell'intera mobilità urbana, con la moderazione della velocità delle auto, renderebbe superflua l'esistenza di percorsi appositi, la cui realizzazione è costosa». Altro problema è la sosta, vietata fuori delle rastrelliere, sempre insufficienti. «A Firenze ci sono 6.000 posti bici, ma ne occorrono 8.000 di più». In alcune città della Toscana le rastrelliere sono del tutto assenti.

Biciclettaio addio
Nonostante tutto i ciclisti urbani resistono. Con loro cresce un pensiero alternativo, che va dall'attenzione all'ambiente ad un diverso concetto di spazio, ritmi, rapporti umani. E crescono anche le attività economiche relative al fenomeno. Se in passato era un'economia spicciola, artigianale, originata dalle esigenze di manutenzione del mezzo - e molto diffuso era il fai da te - oggi le ciclofficine prosperano e si espandono, spesso abbinate a rivendita e bicinoleggio, fino a diventare centri d'incontro e informazione. Il riparatore di bici è un mestiere di ritorno, tra quelli ritenuti, fino a non molto tempo fa, destinati a sparire.
«Ma non chiamateci biciclettai - dicono i tecnici di Florence by Bike (officina, noleggio di bici e scooter, rivendita e punto di partenza di itinerari turistici, ovvero la più moderna versione dell'antica bottega) -. Siamo meccanici, tecnici, riparatori. Siamo professionisti».
Andrea Sebastiano, uno per tutti, precisa: «Attenzione. Ci sono molti riparatori improvvisati». Come si riconosce il professionista? «Non ci sono certificazioni ufficiali. Si comincia con l'apprendistato, e si va avanti con una formazione continua, di solito privata o da autodidatta. Non esistono corsi di formazione pubblici. Sono, semmai, le grandi marche di bici e ricambi ad organizzare workshop e seminari, invitando gli addetti. È un problema di garanzie legali, per tutelarsi da incidenti: il corretto montaggio e la giusta manutenzione sono indispensabili alla sicurezza del mezzo. I riparatori, in questo modo, si aggiornano. Ma la professionalità non è garantita dai seminari. Sta tutta nell'esperienza, e dalla conseguente reputazione. Quello della bici è un mondo piccolo. I ciclisti sono tanti ma si ritrovano spesso, sono una famiglia, ed è forte il passaparola. La qualifica del cicloperatore è tutta qui. Non servono enti a sovrintendere».
Ci si chiede se anche i riparatori hanno qualche associazione, fanno delle politiche comuni per i prezzi o per promuovere la viabilità ciclabile presso enti e istituzioni. «I riparatori fanno parte del popolo della bici, come gli utenti - afferma Andrea Sebastiano -, e operano insieme a loro. Florence by Bike è collegata a FirenzeInBici, ne appoggia le battaglie, fa il tesseramento. Per quanto riguarda politiche e prezzi comuni, no, il mercato è libero».

Qualità e sicurezza
Il mestiere conserva una forte continuità con il passato. Nei locali di Florence By Bike si ritrovano ancora, a serate, i vecchi "biciclettai" in pensione, e raccontano gli espedienti di un tempo, le gomme in lattice pezzate anche duecento volte e poi rigirate, come i cappotti, per utilizzarle ancora, il cosiddetto "moncione".
E il futuro? «Il futuro - afferma Andrea - deve puntare a qualità e sicurezza. Oggi il mercato è invaso da bici straniere di dubbia fattura. Noi lavoriamo con i grandi marchi italiani, quelli che hanno fatto la storia della bicicletta classica, molto richiesti anche all'estero. In Germania e in altri paesi per le bici importate si esigono caratteristiche tecniche molto precise, qui in Italia, invece, non si fa. E quando una bici ha leve di freni, o mozzi di ruote, in plastica, sembra meno cara, ma si rompe spesso, costa in riparazioni, ed è pericolosa. L'uso della bici è sempre più intenso, quotidiano, non più solo da tempo libero. La sicurezza è una priorità».

Turismo in bici
Nuovi mestieri si affacciano sul mondo della bici. Si va affermando il cicloturismo, per città d'arte e parchi naturali. Nel 2005 Comuni ed enti locali hanno firmato una convenzione sul progetto di una pista ciclabile da realizzarsi lungo il corso dell'Arno, dalle fonti alla foce, sul modello di quella del Danubio. Su questo tipo d'itinerari sarà necessario predisporre una rete di ciclofficine, punti di ristoro convenzionati, ostelli e B&B attrezzati sul modello di Albergabici (un'iniziativa Fiab, un catalogo di alberghi che offrono alloggio, posto per bici propria, officina di manutenzione, noleggio).
Anna Di Giusto, entusiasta del cicloturismo e organizzatrice di itinerari, afferma che «la Toscana ha molte strade alternative, per un turismo autentico, a contatto con la natura, economico, per gente semplice, sobria, che altrimenti andrebbe altrove. Ci sono agriturismi che prevedono escursioni in bici, ma il turismo itinerante di ostello in ostello, con quel sapore di avventura, è ancora poco diffuso, ed è questo invece che ricercano i turisti europei, specialmente tedeschi».



PONTE A EMA
Ricordando Bartali

L'associazione Amici del Museo del ciclismo Gino Bartali organizza domenica 7 maggio a Ponte a Ema, la settima edizione della Gran fondo Gino Bartali.

Si può scegliere tra il percorso lungo (136 km) e medio (107 km). La tassa di iscrizione è di 17 euro, 8 per la Pedalata marcia libera.

Visita del Museo del ciclismo Gino Bartali gratuita per ogni iscritto. Partenza alle ore 8.30, e arrivo a Ponte a Ema. Info: tel. 0556461272; Andrea Bresci, 3476279787, Riccardo Crucitelli 3333271302


FirenzeInBici Onlus, c/o Libreria Claudiana, Borgo Ognissanti 14, Firenze, www.firenzeinbici.net

Florence by Bike, Via San Zanobi 120/122, Firenze, www.florencebybike.it