La vita "normale" continua per i piccoli pazienti, fra studio e compiti, durante la degenza

Scritto da Giulia Caruso |    Gennaio 2010    |    Pag.

Giornalista Si è formata professionalmente come collaboratrice stabile della cronaca toscana de l'Unità, redazione cultura e spettacoli, dal '90 al '97, per la quale si è occupata di musica - in prevalenza rock - moda, costume e cinema. Attualmente collabora con il Corriere di Firenze per il quale è corrispondente per la cronaca locale da Empoli, e per il mensile Rockstar. Esperta di linguaggi e culture giovanili, di viaggi e turismo, è inoltre appassionata di enogastronomia.

Quando un bambino entra in ospedale,

è come se fosse portato nel bosco, lontano da casa. Ma ci sono bambini che si riempiono le tasche di sassolini bianchi e li buttano per terra, in modo da ritrovare la strada anche di notte. È una traccia molto fragile e bastano le formiche a cancellarla, i bambini si perdono nel bosco e non sanno più ritornare a casa.

Così scrive Andrea Canavaro ne I bambini che si perdono nel bosco (Nuova Italia Editrice, 1976).

Ma i bambini devono sapere che anche in ospedale esistono sassolini e briciole che li aiutano a trovare la strada di casa. Come il gioco, per esempio, o la possibilità di continuare a fare i compiti come se fossero ancora in classe, insieme ai compagni di scuola.

 

Scuola per tutti

Un'esigenza molto sentita da bambini e ragazzi è quella di non perdere contatti con il proprio mondo, soprattutto quando sono costretti a stare in ospedale per tanto tempo, come nel caso dei piccoli pazienti del reparto di Oncoematologia dell'Ospedale Meyer di Firenze, dove, dal 1990 è attiva la "Scuola in Ospedale" che ha inaugurato le sue prime lezioni con una sezione di scuola elementare. In seguito, il servizio è stato esteso alla scuola media e, successivamente, alla scuola superiore.

Un progetto che si è concretizzato grazie alla collaborazione di un folto gruppo di insegnanti di diverse scuole fiorentine. Nell'anno scolastico 2008/09, la "Scuola in Ospedale" ha accolto 19 alunni delle elementari, 27 della medie, 41 delle scuole superiori. Il servizio è attivo anche in altre realtà regionali. Come ad esempio a Livorno presso il Presidio ospedaliero Asl 6, a Massa Carrara presso l'Ospedale Pediatrico di Massa e a Siena presso il Policlinico "Le Scotte".

Aiuto tecnologico

«Il servizio si avvale della collaborazione di docenti di ogni ordine e grado in modo che gli alunni non perdano contatto con l'attività didattica», spiega Cesare Angotti direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale, «così i piccoli pazienti, al loro rientro fra i banchi di scuola, possono proseguire il percorso educativo senza particolari disagi». Durante il periodo di degenza gli insegnanti ospedalieri aiutano il piccolo paziente a mantenere i contatti con i propri insegnanti e con i compagni di classe anche attraverso l'uso della posta elettronica e della videoconferenza.

All'interno dalla struttura opera un gruppo interprofessionale di cui fanno parte, oltre agli insegnanti, alcuni medici del Meyer, il neuropsichiatra infantile, lo psicologo e il personale infermieristico di riferimento.

Il gruppo esamina la situazione di ciascun alunno e stabilisce il percorso più adeguato per il suo recupero dai diversi punti di vista, fra cui anche quello scolastico. All'Ospedale Meyer non si fa lezione solo in aula ma anche in biblioteca e soprattutto in ludoteca. Due ambienti dove i piccoli della scuola elementare e i loro colleghi più grandi, possono svolgere attività ricreative e rilassanti. Qui davvero non ci si può stancare o annoiare. "Lavorare tutti insieme in allegria" è il motto dei bambini della scuola elementare.

 

Prof d'umanità

«Ai docenti, oltre ad una particolare sensibilità personale, indispensabile per interagire con alunni e famiglie, è richiesta anche una solida professionalità per affrontare la complessa realtà della scuola in ospedale», dice Angotti.

L'Ufficio Scolastico Regionale propone, di solito con cadenza annuale, iniziative di formazione alle quali gli insegnanti sono invitati a partecipare.

Così la professoressa Teresa Galanti insegnante di matematica per la classe di scuola media, illustra gli aspetti professionali e soprattutto umani della sua esperienza: «Cerco di vedere l'alunno ospedalizzato come già proiettato nel futuro, al suo rientro in classe, tenendo comunque conto delle sue particolari esigenze e dei suoi tempi di apprendimento determinati dalla malattia. Occorre molta pazienza e attenzione, e soprattutto la capacità di ottimizzare i momenti in cui l'alunno si sente meglio». Particolare cura è rivolta all'alfabetizzazione di ragazzi stranieri. «L'anno scorso per esempio - racconta la professoressa Galanti - un ragazzo rumeno di 17 anni che a malapena riusciva a parlare l'italiano, ma dotato di grande volontà, ha ottenuto la licenza di terza media con ottimi voti».

 

Servizi d'istruzione domiciliare
Studiare a casa

Oltre alla scuola in ospedale, sono attivi servizi di istruzione domiciliare destinata agli alunni costretti ad assentarsi da scuola per via di controlli periodici, cure a domicilio o lunghe convalescenze. I docenti possono elaborare un progetto di istruzione domiciliare ed effettuare lezioni a casa del paziente.

Il piano di studi è deciso dal Consiglio di classe che individua le discipline da privilegiare e gli obiettivi essenziali, sufficienti ad assicurare allo studente le competenze necessarie per non perdere l'anno.

Nel 2008/09 sono stati realizzati in Toscana 68 progetti di istruzione domiciliare. Per informazioni è possibile contattare Renzo Liccioli dell'Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, tel. 0552725208, e-mail renzo.liccioli@istruzione.it


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