La definizione è di Franca Valeri per "Save Italy!", movimento d'opinione di Philippe Daverio

Scritto da Antonio Comerci |    Gennaio 2013    |    Pag.

Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista e storico.

Autore alla fine degli anni ’80 di alcune pubblicazioni: Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra (1989); Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente (1989); Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico; Frutti esotici – Piccola guida per conoscerli, riconoscerli e apprezzarli (1987); A come agrumi (1987).

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie. Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2004 esce “All’origine dell’oggi – Cronaca degli ultimi 40 anni della cooperativa”, una cronologia dei più significativi eventi che hanno caratterizzato l’Unicoop Firenze e la cooperazione di consumo dal 1960 in poi. Stampato in proprio dall’Unicoop Firenze, la ricerca, le immagini e i testi della pubblicazione sono di Comerci.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati - Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze.

Per i cinquanta anni dalla registrazione della testata, nel 2013 esce “Quelli che... informano – Storia e considerazioni sul giornale dell’Unicoop Firenze” pubblicato dall’Unicoop Firenze e diffuso in migliaia di copie. Nella pubblicazione s’intreccia la biografia dell’autore, la comunicazione e la storia dell’Unicoop Firenze.

Nel 2018 Comerci va in pensione e pubblica un’edizione aggiornata de “All’origine dell’oggi”. È incaricato dalla cooperativa della responsabilità dell’Archivio storico dell’Unicoop Firenze.

(foto di Daniela Tartaglia)

L'Italia ha un patrimonio artistico, culturale e ambientale enorme, «ma in 150 anni di storia unitaria abbiamo visto che da soli non ce la faremo mai a salvarlo - dichiara Philippe Daverio -. Da qui l'idea di un movimento d'opinione internazionale, che ci aiuti a salvaguardare un patrimonio che non è solo nostro, ma dell'intera umanità».

Scrive sul sito saveitaly.info lo stesso Daverio: «"Save Italy!" vuol dire ricordare chi eravamo e che cosa stiamo diventando. Eravamo un popolo di lavoratori e siamo diventati lo zimbello della finanza. Vuol dire restaurare un paesaggio che fu formidabile grazie al lavoro, documentato, ad esempio, nell'affresco Il Buon governo di Lorenzetti a Siena. Un paesaggio che ora si fa mesto nelle periferie delle speculazioni immobiliari. È una battaglia convintamente elitaria, e altra non potrebbe essere, quella dove i consapevoli e gli educati intendono tornare a essere guida per i disattenti e i distratti».

Philippe Daverio è un esperto d'arte, giornalista e conduttore televisivo d'origine francese - padre italiano e madre alsaziana - naturalizzato italiano. È un personaggio noto e controverso. Noto per la trasmissione su RAI 3, la domenica alle 13,25, nella quale avvicina un pubblico affezionato e vasto all'arte disseminata in ogni angolo della nostra penisola. Anche su Rai 5 la trasmissione Il capitale di Philippe Daverio sta registrando un notevole seguito. Un personaggio scomodo, non inquadrabile. Ma anche un esperto dotato di grande cultura e comunicativa.

Con Firenze ha un rapporto particolare: è direttore della rivista "Arte e Dossier" del Gruppo editoriale Giunti, e a maggio abbiamo letto di un trasferimento da Palermo alla facoltà di Architettura di Firenze, della cattedra di Design Industriale dove lui insegna: «Purtroppo non è vero! - ci dice rammaricato -. Era una proposta di amici, del resto a me molto gradita, perché l'Università di Firenze è oggi una piattaforma di alta qualità in Italia. Ma, a causa di problemi normativi, il trasferimento per ora non si può fare».

A lui ci siamo rivolti per un viaggio che l'"Informatore" inizia per scoprire il bello che sta intorno a noi.

 

Cos'è il bello secondo Daverio?

«Probabilmente il bello non esiste. Esistono le cose condivise. Il "bello" è un concetto relativo: cambia nei secoli, anzi nel corso di un secolo muta più volte. Per esempio, i vecchi immobili agresti dell'area sud di Milano, 40 anni fa erano considerati brutti, perché nati in una condizione di miseria. Oggi vengono guardati con altri occhi, con una riscoperta di valori di rapporto fra campagna e vita, fra sistemi ambientali e qualità dell'esistenza. Molto spesso, poi, alcuni modelli passano da una classe sociale all'altra».

 

Come si fa a difendere il bello che è intorno a noi?

«Bisogna avere il coraggio di riattribuire a parte della società una funzione di guida, perché questa sorta di Caos in cui viviamo oggi è la conseguenza del caos della nostra democrazia. Winston Churchill diceva che "la democrazia è il peggiore dei governi, esclusi tutti gli altri": stava pensando a Hitler che faceva il suo governo basato sul plebiscito. La vox populi allargata è la voce della demenza. È la catastrofe se non si generano filtri che danno alla democrazia la capacità di elaborare un pensiero, in cui si fa passare "il bello, il modello dell'etica del bello».

 

Quali sono le emergenze che abbiamo di fronte sui beni culturali?

«Soprattutto due sono le questioni impellenti. La prima è l'Emilia del post-terremoto. Secondo me non si tratta solo di restaurare quello che è stato distrutto, ma di approfittare della situazione per riordinare il territorio. Lo sviluppo fino a ora è stato una sequela disordinata di case, accanto ai campi, accanto ai capannoni e via di seguito. Questa potrebbe essere l'occasione per un'unica area industriale per sette comuni, per ripristinare il paesaggio rurale e quello urbano con le loro differenze. La seconda emergenza è quella meridionale, partendo dal fatto che il nostro Sud non è solo criminalità organizzata, ma che ci sono élites consapevoli e oneste alle quali dare fiato e importanza».

 

Quali criticità vede da questo punto di vista in Toscana?

«Ne avete poche, e in genere ci sono molte cose belle, ben valorizzate e mantenute. Semmai vedo dei problemi nelle aree archeologiche per l'eccessivo sfruttamento a fini turistici, che spesso non coincidono con le esigenze della conservazione. Insomma, non si può trasformare la Tomba di Ildebranda a Sovana, in una specie di "percorso tirolese" dove si gira in lungo e largo, sopra e sotto, mentre è un sito delicato e da proteggere. A parte queste considerazioni, si sta bene in Toscana!».

 

Nel video un'iniziativa a San Giovanni Valdarno (Ar). All'interno del servizio anche una breve intervista al giornalista e critico d'arte Philippe Daverio. (Servizio InformaCoop, la trasmissione televisiva di Unicoop Firenze, 27-28 ottobre 2012)


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