Si celebrano i 100 anni dalla nascita di Carlo Cassola

Scritto da Antonio Comerci |    Novembre 2017    |    Pag. 8, 9

Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista e storico.

Autore alla fine degli anni ’80 di alcune pubblicazioni: Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra (1989); Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente (1989); Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico; Frutti esotici – Piccola guida per conoscerli, riconoscerli e apprezzarli (1987); A come agrumi (1987).

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie. Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2004 esce “All’origine dell’oggi – Cronaca degli ultimi 40 anni della cooperativa”, una cronologia dei più significativi eventi che hanno caratterizzato l’Unicoop Firenze e la cooperazione di consumo dal 1960 in poi. Stampato in proprio dall’Unicoop Firenze, la ricerca, le immagini e i testi della pubblicazione sono di Comerci.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati - Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze.

Per i cinquanta anni dalla registrazione della testata, nel 2013 esce “Quelli che... informano – Storia e considerazioni sul giornale dell’Unicoop Firenze” pubblicato dall’Unicoop Firenze e diffuso in migliaia di copie. Nella pubblicazione s’intreccia la biografia dell’autore, la comunicazione e la storia dell’Unicoop Firenze.

Nel 2018 Comerci va in pensione e pubblica un’edizione aggiornata de “All’origine dell’oggi”. È incaricato dalla cooperativa della responsabilità dell’Archivio storico dell’Unicoop Firenze.

Renato Ciandri e Nada Giorgi - Foto Archivio Nada Giorgi

Renato Ciandri e Nada Giorgi

Anniversario

«A Cassola, più che la mia persona, gli sono interessate le mie vicende, il resto è fantasia. In ogni modo posso essergli grato perché grazie a lui son potuto uscire di carcere un anno e mezzo prima, rispetto alla condanna a 14 anni». Questo ha dichiarato in un’intervista televisiva Renato Ciandri, il partigiano Bube raccontato da Carlo Cassola nel suo più famoso romanzo, con il quale vinse il Premio Strega nel 1960. Una dichiarazione fredda, comunque molto composta rispetto alle parole risentite di Nada Giorgi, la “ragazza” di Bube: «Non ho nemmeno finito di leggerlo (il romanzo, ndr). Cassola ha utilizzato la storia mia e di Renato prendendosi la libertà di cambiarla per la buona riuscita del romanzo. Innanzitutto il nome di battaglia di mio marito era “Baffo” e non “Bube”. Poi… era un uomo mite, mai violento e soprattutto innocente e non colpevole». Dichiarazioni riportate da “La Nazione” del 24 maggio 2012, il giorno dopo la morte, a 85 anni, a Pontassieve.

Hanno ragione Renato e Nada nel dire che i fatti erano quelli… ma i personaggi del romanzo non erano loro. Ha fatto bene, però, anche lo scrittore a dare un grande spessore psicologico e umano ai protagonisti, per far diventare il romanzo il primo best seller del dopoguerra italiano, tradotto in 74 lingue in tutto il mondo.


Toscano d'elezione

Ma Cassola non è solo La ragazza di Bube: ha scritto 35 libri fra romanzi e racconti, ha collaborato fin da ragazzo a riviste e giornali, saggi, sceneggiature per film e documentari. È stato corteggiato e conteso dai maggiori editori, Einaudi fino al ‘72, poi Rizzoli, mentre Arnoldo Mondadori gli aveva fatto una corte spietata, ma la collaborazione si è fermata agli Oscar, nei quali sono usciti ben otto titoli, i più conosciuti di Cassola.

Nasce a Roma il 17 marzo del 1917 da madre toscana, di Volterra, e dal padre Garzia di famiglia lombarda, giornalista e traduttore, vissuto per molti anni in Toscana. Carlo Cassola vive a Roma per tutto il periodo della scuola e trascorre l’estate fra Cecina e Volterra. Nel 1940 insegna per due anni a Volterra e poi partecipa alla lotta di liberazione, nelle brigate garibaldine in Val di Cecina. Farà l’insegnante prima a Grosseto e poi a Cecina, per smettere nel 1962, grazie al successo ottenuto da La ragazza di Bube, che gli ha permesso di vivere facendo lo scrittore.

A chi gli chiedeva perché il suo romanzo avesse così tanto successo, rispondeva: «il pubblico comincia a essere stanco della cosiddetta letteratura della crisi, cioè di quella letteratura che parte dal presupposto che la verità del nostro tempo sia la crisi di tutti i valori e che perciò i soli temi consentiti siano i temi e i personaggi negativi, cioè appunto gli annoiati, gli indifferenti, i nauseati, gli stranieri e via discorrendo. Ho inteso fare un romanzo che va contro questi luoghi comuni. Io credo che il romanzo sia fatto di personaggi e di una storia. E in questo senso il romanzo è più vivo che mai».


L’ultima guerra

Dagli anni ‘70 la vita di Cassola è segnata dall’impegno contro il rischio nucleare, fonda la Lega per il disarmo unilaterale della quale è presidente fino al 1987, anno della scomparsa. L’incontro, avvenuto nel 1974 a Pescia, durante un convegno su Collodi, con Pola Natali, rappresentò una svolta. Con lei si trasferì nel 1978 a Montecarlo di Lucca. Nella dedica al romanzo La zampa d’oca Cassola scrisse: «A colei che ha reso serena la mia vita». A Pola Natali abbiamo chiesto da cosa doveva rasserenarsi lo scrittore: «Sentiva in maniera angosciante il problema della corsa agli armamenti e la pensava come Einstein e Russell che nel 1955 scrissero: “o l’umanità distruggerà gli armamenti o gli armamenti distruggeranno l’umanità”. In quegli anni era molto seguito su questo impegno da giovani e intellettuali e questo lo gratificò molto».

Come mai Cassola ha scelto Montecarlo come rifugio? «Già nel ‘52, in una lettera all’amico Cancogni - ricorda Pola Natali - esprimeva il desiderio di una casa in collina fra gli ulivi e la casa che comprammo a Montecarlo era perfetta come rifugio in campagna. E poi c’era un problema logistico. Io lavoravo a Pescia, presso la Asl, Carlo non ha mai voluto che lasciassi il mio lavoro, ed aveva ragione».

La mostra “Sconfinamenti - Le terre lontane di Cassola” espone documenti e foto anche dei 30 anni dopo la morte dello scrittore, fino all'ultima traduzione della Ragazza di Bube in vietnamita, nel 2016. «Anche oggi ho ricevuto una mail da un editore francese che vuole pubblicare Il taglio del bosco. È uno scrittore ancora molto amato - nota Pola Natali - e non è mai stato dimenticato. Anche per merito di Alba Andreini, che con i suoi studi ed approfondimenti ha contribuito a tenere vivo l’interesse per Carlo con la mostra odierna e anche quella del 2008. Devo ringraziare molte persone che hanno contribuito alla mostra e tutto il Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario, in particolare il presidente e sindaco di Montecarlo, Vittorio Fantozzi, e l’architetto Giuseppe Chigiotti».


FINO AL 5 NOVEMBRE

La mostra “Sconfinamenti. Le terre lontane di Cassola” presso la ex Chiesa della Misericordia (Via del Cerruglio 33, Montecarlo di Lucca), ingresso libero, aperta tutti i giorni ore 10-12 e 15-17

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