Scritto da Riccardo Gatteschi |    Febbraio 1998    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Da Modena alla Valdelsa
A chi venisse la curiosità di conoscere per quale ragione la cittadina di San Gimignano si chiami così, si potrebbe rispondere che probabilmente in quella zona era nato o vissuto un santo con quel nome. Ma chi avanzasse un'ipotesi del genere sarebbe fuori strada. Perché non si hanno tracce, su tutto il territorio toscano, di un Gimignano che sia riuscito ad entrare nell'elenco dei santi. L'unico di cui parla la patrologia nazionale appartiene all'Emilia-Romagna, visse intorno al IV secolo e fu eletto vescovo di Modena. Per trovare un aggancio con la 'cittadina delle torri', che svetta maestosa su un colle a cavallo fra la Val d'Elsa e la Val d'Era, bisogna affidarci perciò a una leggenda, sostenuta però da un 'documento' che potrebbe dargli il crisma dell'evento storico.
Si racconta dunque che un giovanotto di Colle Val d'Elsa, trovandosi a Modena proprio il giorno dei funerali solenni per la morte del vescovo Gimignano, fosse rimasto abbagliato da un grosso anello che il religioso portava al dito. Il giovane decise di impossessarsene e, approfittando di un momento di confusione tra la folla, tentò di arraffarlo. Ma l'anello non volle sfilarsi. Il ladruncolo tirò così forte che alla fine gli rimase in mano il gioiello insieme a tutto il dito. Il ragazzo, a quel punto, riuscì a svignarsela e corri corri tornò con la preziosa refurtiva dalle sue parti. Ancora terrorizzato per il gesto compiuto, si rifugiò in una chiesetta di campagna e vi rimase tre giorni e tre notti. Ma quando decise di uscire si accorse che la porta era sbarrata e che aveva perduto il bene della vista. Ai primi soccorritori il ragazzo apparve distrutto: consegnò la refurtiva, si sciolse in lacrime di pentimento e subito tornò di nuovo vedere.
Sia l'anello che il dito fanno ancora parte del patrimonio reliquiario della Collegiata di Santa Maria Assunta; attorno al piccolo tempio, nel frattempo ingrandito, è nata e ha prosperato la San Gimignano che, grazie alla sua storia, alle sue leggende, ma soprattutto alle sue opere d'arte, è conosciuta in tutto il mondo ed è visitata da milioni di persone ogni anno.
Il 31 gennaio, giorno in cui secondo un'ormai più che consolidata tradizione Gimignano sarebbe morto, una festa ricorda e celebra l'evento. Alle 12 in punto, dopo la messa solenne in basilica, il monsignore riceve la teca che contiene il dito e l'anello e dal sagrato della chiesa mostra la reliquia ai fedeli che nel frattempo hanno occupato la piazza. Segue la benedizione alla città e la tradizionale offerta dei ceri da parte delle più alte personalità comunali. Quest'anno le celebrazioni avranno un carattere di particolare solennità perché, se i conti sono esatti, coincideranno con il 1600° anniversario della morte del vescovo modenese.