Cooperatori per energia e ambiente

Scritto da Sara Barbanera |    Maggio 2012    |    Pag.

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

(Il gruppo della cooperativa)

Se la necessità è madre di tutte le invenzioni, a La Fabbrica del sole si lavora con un orecchio alle richieste ed un occhio al futuro possibile, perché il sole sia risorsa quotidiana, di ciascuno e di tutti.
Solarcooling, hydrolab, off-grid non sono puri tecnicismi ma verità di casa nostra, che costruiscono un nuovo rapporto con l'ambiente: materia ed energia sono ciò di cui si occupa la cooperativa aretina di sei giovani di varia formazione, come racconta Paolo Fulini, presidente e cofondatore dell'impresa.

Il futuro dietro l'angolo
«Eravamo un gruppo di colleghi universitari legati da un'idea comune di sviluppo: non "fare di più", ma "fare meglio", per essere maggiormente in equilibrio con il sistema. Ragionavamo del sole: era un pensiero così ambizioso che poi al nome della cooperativa abbiamo aggiunto fabbrica, proprio perché lavoriamo su soluzioni concrete e fattibili».
La Fabbrica coniuga sapere e saper fare, grazie ad un gruppo di amici che sognava di cambiare il mondo e lo ha cambiato davvero, quando nel '99 la neocostituita cooperativa vince il finanziamento europeo per il primo impianto a biocella dinamica in Italia, ovvero il compostatore realizzato per l'ASM di Arezzo.

Dal possibile al reale
Dal sogno degli anni '90, la Fabbrica del Sole è diventata oggi il nucleo direzionale collegato ad altre tre imprese aretine: Exergy, La FDS e Ramsolar. Il gruppo conta 25 professionisti e attività differenziate fra grandi impianti fotovoltaici, solare termico ad alta efficienza e fonti rinnovabili nei mercati esteri, con un fatturato 2011 superiore al milione di Euro.
Il segreto del successo? Il presidente lo riassume in un'idea chiave: «L'energia pulita è quella che non viene prodotta. Il nostro pianeta è già ai limiti dello sfruttamento; d'ora in poi occorre ragionare sull'efficienza energetica integrata. Non produrre, ma risparmiare energia, sfruttando al meglio innanzitutto quella solare».

(Modello di casa con la tecnologia off-grid)

Una casa per tutti
Alla base di ogni progetto c'è la tutela del pianeta come diritto e dovere di tutti, il che è possibile grazie a sistemi ad alta efficienza, che non consumano e non inquinano: in gergo, l'"off-grid", letteralmente "fuori rete", è quell'insieme di tecnologie che permettono l'autonomia energetica e idrica di una casa, come di una fabbrica: «Non parliamo di fantascienza - aggiunge Fulini -, ma di soluzioni già sperimentate, come nell'agriturismo La Farnetella a Siena; concretamente si tratta di un pacchetto, una sorta di cuore tecnologico che trasforma la casa in una cellula autosufficiente: il riutilizzo di acque piovane e il fotovoltaico sono le fonti da cui poi si ottiene anche idrogeno, sorgente energetica per qualsiasi uso».

A scuola di futuro
I risultati, invece, non sono piovuti per caso: un contributo decisivo è arrivato dalle istituzioni locali che per prime hanno puntato sulla scommessa, come spiega Tommaso Vezzosi, responsabile della comunicazione: «Regione, Provincia e Comune hanno dato gambe ai primi progetti su fotovoltaico e rifiuti, permettendo poi il vero balzo in avanti sulle energie rinnovabili, con l'inaugurazione del primo idrogenodotto al mondo realizzato qui ad Arezzo nel 2008».
La realizzazione ha fatto notizia, tanto da richiamare in zona continue visite di delegazioni estere, ma anche di scuole, tutti in cerca di risposte a domande ormai globali.
Un seme non nasce se non cade nel terreno giusto: idea, tecnologia e necessità hanno trovato ad Arezzo un suolo fertile ed un buon sole.