A due passi da Firenze, una grande azienda ortofrutticola

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Marzo 2012    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.



(Le serre dell'azienda Cammelli a Firenze)

«La nostra attività non è mai andata così bene come quell'anno, intorno agli anni '90, quando corse la voce, amplificata da giornali e televisioni anche autorevoli, che la rucola era un alimento afrodisiaco. E giù, a comprare e mangiare rucola! E noi via, a riempire le nostre serre con coltivazioni di rucola!».
Esordisce così Paolo Cammelli, l'amministratore di una delle più grandi aziende ortofrutticole a conduzione familiare della piana dell'Arno, alle porte di Firenze. Con una quarantina di ettari di fertile terreno e quasi sette ettari di serre climatizzate, miracolosamente scampati a una cementificazione senza limiti, l'azienda produce una gran varietà di ortaggi a ciclo continuo. «Possiamo rifornire di ravanelli, non solo i rivenditori al minuto, ma anche la grande distribuzione, in ogni stagione dell'anno; lo stesso con la bietola, con alcuni tipi di cavolo e, per nove mesi all'anno, con la zucca gialla da taglio».
È un piacere osservare le ampie e ordinatissime file di verdure che crescono rigogliose a dispetto del gelo invernale, a due passi dal carcere di Sollicciano. Un terreno talmente prezioso che gli ortolani della zona, d'accordo con il Comune di Scandicci, stanno seriamente pensando di farlo diventare un "Parco protetto dell'agricoltura".

La terra è bassa
Nell'azienda lavorano con continuità circa trenta dipendenti, ai quali si aggiungono i sette membri della famiglia: genitori, figli e nipoti, fra i quali tre giovani laureati o diplomati in scienze agrarie. Anche loro non si peritano a piegare la schiena per raggiungere la terra che è "troppo bassa".
Li abbiamo trovati impegnati nella raccolta dei ravanelli. E allora si procede, seduti su cassette di plastica o inginocchiati sul nudo terreno, a sradicarli uno per uno, a controllare che non abbiano difetti, a riunirli in mazzetti, legati con un elastico e disposti in ordine nella cassetta per il lavaggio e la spedizione.
«È più di mezzo secolo che facciamo questo mestiere - ci dice Cammelli. - Prima dell'avvento dell'agricoltura meccanizzata, i nostri babbi e nonni lavoravano la terra con zappe e vanghe, più o meno come si faceva nel Medioevo. Ogni sera procedevano alla raccolta, e il mattino seguente, all'alba, salivano sul carretto trainato dall'asinello e partivano alla volta del mercato di Sant'Ambrogio a Firenze. Sembra ieri, ma quante cose sono cambiate! Adesso abbiamo celle frigorifero grandi come appartamenti, abbiamo trattori e macchinari di ogni genere, abbiamo serre che riproducono esattamente e in ogni mese dell'anno, il clima e la luce di maggio. Ma i problemi non mancano anche oggi».



(Foto di C. Valentini)

Prima di tutto la concorrenza
, con la quale gli ortolani fiorentini si devono confrontare non sempre ad armi pari. «Per fare un solo esempio - continua Paolo Cammelli, - in Francia e in altri Paesi europei sono consentiti alcuni prodotti anticrittogamici, vietati rigorosamente dalla nostra legislazione, che danno vantaggi competitivi. Poi c'è il costo della manodopera che presenta eccessivi divari fra un Paese e l'altro e anche all'interno della stessa nazione. Comunque tutti i nostri prodotti sono controllati e coltivati nel rispetto delle leggi. Ogni settimana vengono effettuati dei controlli da due esperti agronomi che si accertano dello stato di salute delle piante e degli eventuali interventi da fare, riducendo al minimo i trattamenti chimici, oltre ai controlli di routine realizzati da Unicoop Firenze».

Nemici da terra e dal cielo
La visita alle serre dove si coltivano vari tipi di insalate, porta a fare la conoscenza con altri inaspettati avversari. Uno, per esempio, è la lepre che (ancora non si è riusciti a capire come faccia), si introduce all'interno della serra e non si perita a mangiare le tenere foglioline. Ma, dispettosa, non quelle esterne del cespo, che costituirebbe un male minore. No, divora il cuore, proprio la parte più tenera e più preziosa.
Un altro nemico può venire dal cielo. Accade talvolta che stormi di gabbiani si allontanino dal corso dell'Arno e cerchino riposo sulla parte più alta della plastica che copre le serre. Poco male, verrebbe da pensare. Sì, se la loro fosse una sosta di riposo. Il guaio è che i volatili sono attratti da farfalle, piccoli insetti o moscerini che si agitano all'interno della copertura, e con gli unghielli delle zampe o con il becco danneggiano le serre, talvolta in maniera irreparabile. E poi ci sono gli storni, che non si cibano di ortaggi, ma quando si posano sul terreno a nugoli, basta il peso e il gran numero a provocare danni anche gravi.



(L'intervistato Paolo Cammelli)

«Un nemico più facile da estirpare, invece, sono le malattie che colpiscono le produzioni. Ogni settimana il nostro perito agrario compie un accurato e capillare controllo a tutte le coltivazioni; se nota anche la minima anomalia in qualche ortaggio, siamo in grado di intervenire immediatamente. Inoltre, una volta al mese, a rotazione, ognuna delle coltivazioni viene analizzata in laboratorio. Insomma la prevenzione è molto più efficace della cura».
Ma il tramonto incombe ed è tempo di consegne alla Coop. Alcuni dipendenti lasciano il posto di lavoro della raccolta dei ravanelli e si avviano verso le celle frigorifero per sistemare sul camion bietola, radicchio, porri, prezzemolo o spinaci che appena ieri pomeriggio erano ancora nel campo e che domani possono già trovarsi nel piatto di una famiglia toscana.