Barriere in difesa dalle mareggiate. Importante filtro per la falda idrica

Scritto da Silvia Amodio |    Maggio 2016    |    Pag. 9

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Soldanella di mare - Foto L. Puglisi

Ambiente

Le dune, quelle sottili strisce che separano il mare dalla terraferma, sono formate da cumuli di sabbia aggrediti dal vento e dal mare.

Qui non c’è traccia di acqua dolce, il sale è presente ovunque e d’estate raggiungono temperature elevatissime.

Sono ambienti affascinanti dove però animali e piante devono fare i conti con situazioni molto differenti in poco spazio.

Il biologo Luca Puglisi, direttore del Centro ornitologico toscano, ci spiega l’importanza di queste aree e come sono organizzate.

«Piante e piccoli invertebrati vivono in prossimità della riva, mentre via via che si va verso la terraferma troviamo microhabitat differenti e peculiari, disposti in fasce parallele fino a che, dietro le dune, ci sono piante e animali in grado di vivere anche lontano dal mare. Sono creature altamente specializzate, capaci di sopravvivere in condizioni difficilissime, e solo lì».

Sono presenze che passano spesso inosservate ma che svolgono per noi un lavoro importantissimo.

«È proprio così - prosegue il biologo -: questi ecosistemi sono indispensabili per proteggere la terraferma da mareggiate e tempeste, la cui furia viene assorbita, e quindi smorzata, dai rilievi dunali. Questi funzionano come una vera e propria cassa-deposito, dove la sabbia trasportata ogni giorno dal vento viene accumulata per essere poi prelevata dal mare mosso. Una funzione meno appariscente, ma non meno importante, è quella di difesa della falda di acqua dolce, che nelle pianure costiere è protetta dalle infiltrazioni di acqua marina proprio dai cordoni dunali. Le dune si formano a partire dai detriti legnosi trasportati dal mare, che riescono a fermare la sabbia portata dal vento, che viene a sua volta consolidata prima dalle piante pioniere e poi dalle alte erbe e dagli arbusti profumatissimi».

Boschi, laghi e prati hanno un posto privilegiato nel nostro immaginario, mentre queste aree, le dune, non vengono percepite come importanti dalla maggior parte della popolazione.

Prova ne è il fatto che nessuno si oppone al brulicare di stabilimenti balneari che hanno ridotto al minimo questi ambienti.

E il poco che è rimasto non è conservato adeguatamente: le amministrazioni comunali, pensando di fare cosa gradita, si preparano alla stagione spianando quello che incontrano con trattori appositamente attrezzati, distruggendo tutto.

«Si tratta di azioni dannose e inutili - incalza Puglisi - perché i bagnanti si concentrano nella parte più vicina al mare, dove già naturalmente non si sviluppa alcuna vegetazione a causa delle condizioni troppo estreme. E sono proprio i villeggianti che, camminandoci sopra indiscriminatamente, danneggiano piante e animali. Come è successo con il Fratino ( Charadrius alexandrinus ) , un piccolo uccello che nidifica sulla sabbia ai piedi delle dune, la cui popolazione, anno dopo anno, diminuisce perché la possibilità di riprodursi di questa specie è compromessa dalla nostra presenza».

Bisogna correre ai ripari: per prima cosa facendo comprendere ai bagnanti l’importanza di questo ecosistema, e «con l’appoggio delle amministrazioni – conclude il ricercatore – bisognerebbe predisporre dei percorsi di attraversamento affinché i bagnanti si spostino da un luogo all’altro lungo la battigia e non nelle parti più interne dell’arenile. I detriti naturali portati dal mare andrebbero lasciati sul posto, mentre la spazzatura abbandonata dall’uomo e che il mare ci restituisce, questa sì, va rimossa! In questo modo potremo ancora usufruire dei servizi che gli ambienti dunali ci forniscono, conservare una serie di organismi unici e godere di paesaggi bellissimi, frequentando la spiaggia in maniera consapevole».


L’intervistato

Luca Puglisi

Biologo, direttore del Centro ornitologico toscano


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