Ad Arezzo le importanti collezioni d’arte raccolte negli anni dall’eclettico antiquario Ivan Bruschi

Scritto da Andrea Schillaci |    Maggio 2016    |    Pag. 10

Giornalista professionista, laureato in Scienze Politiche, è stato redattore de La Città e della Gazzetta di Siena, ha lavorato per l’Ansa, la Voce, il Classico, Toscana Qui. Negli ultimi quindici anni, ha collaborato con varie riviste dell’Editoriale Olimpia ed è stato vice caposervizio di Mondo Sommerso.

Una sala della Casa Museo Ivan Bruschi - Foto Fondazione Ivan Bruschi

Musei da scoprire

Figlio d’arte - suo padre era un mercante di mobili antichi (così come il fratello maggiore) -, Ivan Bruschi, nato a Castiglion Fibocchi, vissuto per alcuni anni a Firenze e tornato poi ad Arezzo nel palazzo di famiglia che ora ospita la casa-museo, ha dedicato la sua vita alla ricerca di pezzi artistici importanti e rari, ma anche curiosi, grazie al suo gusto innato e alla voglia di meravigliare.

Ecco, per esempio, che il ritrovamento e l’acquisto di un uovo di grandi dimensioni, diventò grazie a lui una vera leggenda: si racconta, infatti, che un giorno l’uovo si dischiuse e ne uscirono alcune piccole ossa. Nessuno capiva di quale animale fossero, finché un etologo sostenne che potevano essere di un piccolo dinosauro…

Un’altra volta, in giro per il mondo, dove Bruschi amava andare alla ricerca di tesori nascosti, acquistò un’anfora della Magna Grecia, risalente al III secolo avanti Cristo, decorata con una scena di prostituzione maschile: vi si vede, infatti, una signora vestita che dona un oggetto a un giovane completamente nudo.

E ancora, nella sua abitazione - che Bruschi, morto nel 1996, volle fosse aperta a tutti, istituendo una fondazione - è esposto un bacile di cristallo, veneziano, cinquecentesco, al quale è abbinato un pappagallo (quello in uso negli ospedali) con una abboccatura anatomica inequivocabilmente femminile.

Questo e altri oggetti fanno parte del patrimonio a disposizione dei visitatori del bel museo che si trova al centro di Arezzo, definito “luogo delle meraviglie” per l’importanza, la bellezza e la varietà delle collezioni visibili. E spesso le guide del museo giocano sull’estrosità dei pezzi esposti, invitando i visitatori a indovinare la funzione di certi oggetti.

Le opere riguardano un percorso storico che inizia da ventiduemila anni avanti Cristo, con la preziosa Venere d’Arezzo, per terminare con arredi e oggetti del XX secolo, senza dimenticare l’ampia sezione archeologica composta da pregevoli testimonianze etrusche, greche e romane.

Le pareti sono arricchite da incisioni, disegni e opere pittoriche delle cerchie di Tommaso Bernabei detto il Papacello, Tintoretto, Guido Reni, e da tele di Giorgio Vasari, Guercino, Pietro Benvenuti, Sassoferrato e Luca Giordano, oltre a pregiati pezzi di mobilio risalenti dal XIV secolo sino al XIX secolo.

Una significativa selezione di libri di critica e saggistica d’arte sono conservati nella biblioteca del secondo piano, dal quale si può accedere a un’ampia terrazza su più livelli che corona l’edificio e permette di ammirare la bellissima Pieve romanica di Santa Maria, caratterizzata da quattro registri orizzontali di colonne lapidee, decorate da molteplici motivi sia nei fusti che nei capitelli, spesso di origine archeologica e reimpiegati.

Ma a Ivan Bruschi si deve anche l’ideazione, nel 1968, della “Fiera dell’antiquariato” di Arezzo, che si tiene ogni sabato e domenica di inizio mese, prima esposizione all’aperto in Italia, seguita negli anni da tante altre, come quelle di Parma o di Modena.

Oggi la casa museo è uno spazio culturale che organizza mostre temporanee, percorsi e laboratori didattici, e ospita conferenze, spettacoli teatrali e concerti con l’intento di mantenere viva l’illuminata visione del suo fondatore.

Il 20 maggio verrà inaugurata una mostra sul Grand Tour dal titolo “Roma e la sua campagna”, mentre a metà luglio sarà la volta di una esposizione dedicata alla moda, curata da Carlo Sisi.

Casa Museo Ivan Bruschi, corso Italia 14, Arezzo.

Info: www.fondazionebruschi.it , tel. 0575354126

Arezzo / Archeologia in città

Il Colle del Pionta, o del Duomo Vecchio, zona di verde pubblico presso la cittadella universitaria di Arezzo, accoglie un’area archeologica di grande importanza per la storia della città toscana.

Di origini preistoriche, in epoca romana fu un sepolcreto delle famiglie nobili aretine e poi sede di chiese cristiane (fra cui San Donato, eretta a immagine di San Vitale a Ravenna), della canonica, di varie scuole, botteghe e officine.

Nel XII secolo iniziò il declino, culminato nella demolizione del complesso nel 1561 a opera di Cosimo I. Delle antiche, grandi ricchezze restano solo preziose tracce della Cattedrale di Santo Stefano e Maria (VIII secolo).

C’è un progetto, molto ambizioso, quello di Academo, associazione presieduta da Mauro Mariottini, che prevede “da un lato la raccolta e la divulgazione delle ricerche svolte per sensibilizzare gli aretini e gli studiosi, dall’altro la sistemazione e la salvaguardia del sito archeologico”.

L’associazione ha già eseguito in loco, insieme al professor Giorgio Verdiani del Dipartimento di architettura dell’Università di Firenze, incaricata dalla stessa associazione, una campagna di rilievi con sistemi di ultima generazione (3D, droni, georadar), con ricostruzione virtuale della cittadella medievale.

Esaminato il progetto, la Direzione generale del Ministero dei beni culturali ha nominato Academo concessionaria dello scavo.

Per la sua attuazione sono necessari fondi: si possono raccogliere presso l’associazione o con l’Art Bonus, con un accredito d’imposta pari al 65% dell’importo donato.

Nel portale Art Bonus del Ministero dei beni culturali, si clicca su “Lista interventi”, si sceglie “Toscana”, “Arezzo” e poi “Sito archeologico del Colle di Pionta”.

Info: artbonus.gov.it ; arezzoperlastoria.it

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