Scritto da Giovanni Lombardi |    Maggio 1997    |    Pag.

Docente e direttore del periodico "Il segno di Empoli" E' nato e vive a Empoli. Giornalista professionista dal 1959, è stato docente negli Istituti Superiori e all'Università di Firenze. Critico teatrale e direttore artistico del Teatro Shalom di Empoli. Fra le sue opere, il volume "Agenda d'incontri", edito da Polistampa.

La battaglia di Colle
Sarà un pittore toscano
, Gino Terreni, ad avere l'onore di restituire a nuova vita la storica casa di Arnolfo di Cambio, a Colle Val díElsa. Le pareti dell'abitazione del famoso architetto e scultore saranno affrescate con scene che rievocheranno la cruenta battaglia del 1269 fra truppe senesi e fiorentine nella piana di Colle Val díElsa.
Un incontro fra passato e presente, ovvero fra il celebre artista del 1200, autore della tomba del cardinale Di Bray in San Domenico a Orvieto, del ciborio dell'altar maggiore in San Paolo e in S. Cecilia in Trastevere a Roma e, soprattutto, prezioso collaboratore nella realizzazione della chiesa di S. Maria del Fiore a Firenze, e un pittore, ora settantenne, autore di monumenti per ricordare - a Prato, all'Abetone, a Ponte a Egola - i caduti delle guerre e i martiri della Resistenza. Il pittore Terreni rievocherà la storica battaglia di Colle con ampie campiture (stesure uniformi del colore, ndr) e con lo sfolgorio di drappi, armi lucenti e cavalli attraverso un gioco cromatico di grande suggestione.
L'11 giugno 1269 guelfi fiorentini e ghibellini senesi si affrontarono a Colle Val d'Elsa: i guelfi comandati dal francese Guido di Monfort, detto Giambertaldo di Francia e vicario del re Carlo d'Angiò; i ghibellini dal capitano Provenzano Salvani e dal conte Guido Novello. Lo scontro fu violentissimo: i senesi caddero in un'imboscata e persero mille uomini, mentre 1500 furono fatti prigionieri. Il comandante Provenzano Salvani (come aveva previsto un indovino prima della battaglia) fu decapitato dal nobile Cavolino deí Tolomei. La leggenda dice che si trattò di una vendetta amorosa messa in atto dalla nobile donna Sapia: innamorata di lui ma respinta ne decretò la terribile morte. Il comandante senese venne decapitato e la sua testa fu messa su una picca come macabro emblema del tracollo militare.
Erano anni terribili, scanditi da rivalità e sanguinosi conflitti fra guelfi e ghibellini di cui la battaglia di Montaperti rappresentò un momento cruciale, cantato anche da Dante nel Canto X dell'Inferno quando si trova di fronte a Farinata, 'troppo molesto' per la Firenze di quei tempi.