Visite guidate per gli alunni delle scuole, con il progetto “Cresciamo insieme”

Scritto da Antonio Natali |    Ottobre 2016    |    Pag. 3

Gherardo Starnina

Gherardo Starnina, La Tebaide

L’intervento

Quand’ero direttore della Galleria degli Uffizi avevo concordato con la Sezione didattica del museo un programma di visite destinate ai bambini piccoli, da svolgere di lunedì, giorno di chiusura. L’intento era quello di far loro sentire il fascino d’un luogo nobile che per qualche tempo li vedeva padroni. Avevo chiesto a chi li accompagnava di far scegliere a loro i quadri o le sculture di cui avrebbero ragionato insieme. La mia idea era che le loro menti e i loro cuori, non ancora inquinati dai luoghi comuni e dai feticci degli adulti (i genitori, per intendersi), avrebbero scelto opere diverse da quelle che stupiscono i grandi. E, difatti, già nelle prime sale (dedicate alla pittura delle origini) i loro occhi erano attratti, più che dalla lirica monumentale delle Maestà di Cimabue, Duccio e Giotto, dalla narrazione pur sempre poetica, ma gentile e accostante della Tebaide attribuita per solito allo Starnina: minuscoli monaci eremiti se ne stanno accanto a casupole da fiaba, vicine a corsi d’acqua o in mezzo a pinnacoli di roccia; e poi animali di bosco, cavallini e vele gonfie di vento nel lago. Quello sì ch’era per loro un mondo incantato, quello su cui sognare e di cui chiedere notizie a chi li guidava nelle sale degli Uffizi, silenziose per un giorno e pertanto viepiù seducenti.

Questo m’è tornato alla mente sfogliando il catalogo Cresciamo insieme 2016 di Unicoop Firenze. Catalogo che propone alle scuole d’infanzia, primarie e secondarie di primo grado, visite accompagnate a musei, giochi mirati all’educazione e laboratorî, nell’ottica d’un insegnamento più coinvolgente e d’una conoscenza più libera e originale. Per esempio, nella scheda, redatta per la Galleria dell’Accademia di Firenze, il David non viene nemmeno nominato; si dice che sarà dato molto risalto alla stagione irripetibile vissuta da Firenze all’esordio del Cinquecento; nozione che per un bimbo fiorentino è anche più importante del David.

Nella scheda del Museo del Bigallo così recita la titolazione: “Un piccolo scrigno prezioso: mamma e babbo, vi accompagno in visita al Museo del Bigallo!”. E di séguito: “Laboratorio in classe con un operatore didattico per preparare i ragazzi ad accompagnare le famiglie alla scoperta dei piccoli grandi capolavori del museo”. È per me, questa, la via da battere per valorizzare il patrimonio d’arte toscano che è come una catena montuosa, da cui spiccano soltanto un po’ gli artisti celebrati, vette che però non s’alzano da una piana amorfa. Forse domani ai giovani questo concetto suonerà perfino banale. Agli adulti d’oggi riesce invece addirittura inconcepibile. 


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