Il biancone, sempre più diffuso nella nostra regione

Scritto da Silvia Amodio |    Luglio-Agosto 2016    |    Pag. 43

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Uccelli

Eccoci ancora con Luca Puglisi, biologo e direttore del Centro ornitologico toscano, che ci fa scoprire nuove e affascinanti creature che popolano i nostri cieli. È il turno del biancone (Circaetus gallicus), uno dei maggiori rapaci italiani, sempre più diffuso anche in Toscana.

«Ha un aspetto di tutto rispetto – racconta il biologo –, con un’apertura alare di quasi due metri e una colorazione molto chiara, come suggerisce il nome. Si ciba di rettili, ecco perché è soprannominato ‘aquila dei serpenti’; per questa ragione frequenta zone calde dove vivono le sue prede. Ha una tecnica di caccia molto personale: sorvola lentamente aree aperte, margini di boschi e macchie, fermandosi in aria, alto da terra, controvento o con un volo battuto surplace con le zampe abbassate, per modificare l’assetto di volo. In questo modo il rapace riesce a individuare i serpenti fermi a scaldarsi al sole, difficili a vedersi per noi, ma non per lui. Una volta individuata la preda, si abbassa di quota, con una discesa quasi verticale, come un paracadutista, compiendo alcune fermate intermedie per aggiustare la mira, fino a che, giunto a 20, 30 metri dal bersaglio, si getta in picchiata! Spesso il biancone incomincia in volo a ingoiare il suo pasto che, per la lunghezza, spesso rimane in parte penzoloni fuori dal becco».

Il nido è solitamente costruito in un bosco tranquillo, in cima a un grosso albero; contiene un solo uovo che si schiude dopo 45 giorni.

«Cibarsi di serpenti – ci spiega Puglisi – vuol dire avere a che fare con prede poco abbondanti, e sarebbe impossibile tirare su una covata più numerosa. Se poi l’estate è fredda o piovosa, come ne sono capitate anche recentemente in Toscana o, al contrario, troppo calda, i serpenti rimangono nei loro nascondigli e per i bianconi vuol dire la fame. È buffo osservare il genitore che, una volta tornato al nido con il serpente fuori dal becco, ingaggia una gara di tiro alla fune con il pulcino che vuole sfilarglielo per nutrirsi».

I bianconi hanno bisogno di territori di caccia vasti, dove ambienti aperti si alternano a boschi, il luogo più sicuro per nidificare. Il paesaggio toscano ha proprio le caratteristiche adatte a lui.

«Il numero dei bianconi per fortuna sta aumentando – prosegue lo studioso – grazie alla minor pressione esercitata dall’uomo sull’ambiente e verso specie protette. Fino al boom economico ogni metro quadrato di terreno era sfruttato per la produzione agricola, il pascolo, la raccolta di legna e di altre materie prime vegetali, lasciando poco spazio alla presenza di grandi animali. I rapaci poi, al pari di altri predatori, erano considerati nocivi e per questa ragione decimati. Solo dal 1977 sono stati ufficialmente protetti; inoltre la chiusura della stagione venatoria al 31 gennaio, in vigore dal 1992, ha ridotto molto gli abbattimenti illegali».

Per queste ragioni è possibile osservare il biancone anche nei pressi di città e paesi quando, nei mesi più caldi, nidifica da noi.

«Infatti – precisa Puglisi – alla fine dell’estate i bianconi migrano; risalgono la penisola, passano dalla Toscana e, attraversando la Francia e la Spagna, raggiungono l’Africa. I rapaci attraversano malvolentieri ampi tratti di mare e probabilmente nella loro ‘preistoria’ sono arrivati a noi espandendosi dalla Spagna, e questo seguitano a fare. Il tragitto contrario lo percorreranno nel marzo successivo. Il futuro del biancone sembrerebbe al sicuro, ma non è così. Infatti, l’attuale abbandono delle attività agricole tradizionali favorisce il diffondersi delle boscaglie, zone dove non è possibile trovare i serpenti di cui il biancone si nutre».


L'intervistato

Luca Puglisi, biologo e direttore del Centro ornitologico toscano

Video

Il biancone


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