Un libro che racconta delle persone che si prendono cura dei luoghi sul territorio.

Scritto da Andrea Marchetti |    Gennaio 2015    |    Pag.

Dopo gli studi giuridici, si è occupato di ambiente ed energie rinnovabili: scrive per www.greenme.it, www.greenews.info e per alcune riviste del Gruppo Tecniche Nuove S.p.A. Collabora, inoltre, con la redazione di Pontedera (Pisa) de La Nazione e, dal 2010, con l'Informatore. Ha frequentato il Master in "Scrittura e Storytelling" della Scuola Holden di Alessandro Baricco e oltre a scrivere per i giornali si cimenta come sceneggiatore per cinema e fumetti.      

C’è un’Italia da salvare, quella dei cittadini che si prendono cura del patrimonio storico e artistico del nostro Paese. Luca Nannipieri, scrittore, saggista e direttore del Centro studi umanistici dell’Abbazia di San Savino, vicino a Pisa, ha scritto un libro che si intitola proprio L’Italia da Salvare, in cui racconta le storie di quelle persone che, come dice lo stesso Nannipieri, «non vogliono far morire i luoghi che amano anche se lo Stato è lontano. In molti mi hanno detto: noi viviamo qui e vogliamo prenderci cura del nostro territorio».

Di storie del genere, nel libro di Nanniperi ce ne sono molte, provenienti da ogni parte d’Italia, dal nord al sud, passando anche per la Toscana. Nannipieri, ad esempio, cita i casi di Volterra e Terricciola, in provincia di Pisa, in cui privati cittadini hanno dato il loro contributo alla valorizzazione dei beni culturali.

«A Volterra - dice Nannipieri - il teatro romano fu scoperto negli anni ‘50 del secolo scorso grazie agli scavi di Enrico Fiumi, che era uno storico ma non un archeologo professionista e, per questo, all’inizio la sua opera fu guardata con un po’ di sospetto». A quegli scavi presero parte come operai anche alcuni pazienti dell’ospedale psichiatrico volterrano. «Il teatro, che ha rischiato di esser lasciato a se stesso, ora rinasce ogni estate grazie al “Festival internazionale del teatro romano”, voluto dall’attore Simone Migliorini, fondatore e direttore artistico del festival».

Luca Nannipieri, L’Italia da salvare - La fraternità attorno all’arte e alle bellezze del Paese, Edizioni San Paolo

«A Terricciola - prosegue Nannipieri - c’è un giovane di 30 anni, Lorenzo Bacci, che da quando ne ha 18 si interessa agli ipogei etruschi e si adopera per la loro valorizzazione, mentre tutti gli dicevano di lasciar perdere». Gli ipogei sono cunicoli nel sottosuolo, in origine tombe etrusche (ipogei, appunto) usate nel corso dei secoli come cantine e ripostigli. Nannipieri cita questi e altri casi nel suo libro, perché è un convinto sostenitore dell’intervento dei cittadini (riuniti in associazioni, fondazioni e, perché no, in imprese) nella valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

Nannipieri ha presentato il suo libro a Roma, al Tempio di Adriano, lo scorso 14 ottobre, alla presenza del ministro per i Beni e le attività culturali, Dario Franceschini. In quell’occasione ha lanciato una proposta che ha suscitato molto dibattito, basata su un principio di proporzionalità nei finanziamenti. Come spiega Nannipieri, infatti, «musei e altri istituti culturali dovrebbero ricevere dallo Stato contributi economici pari a quelli che, autonomamente, sono riusciti a reperire, con il prezzo dei biglietti e, ad esempio, con sponsorizzazioni e donazioni.

È un modo per ridurre gli sprechi di denaro pubblico e creare un meccanismo di finanziamento virtuoso, aperto alla partecipazione dei privati cittadini. Infatti, non è più sostenibile, come accade anche per certe strutture toscane, che lo Stato spenda cifre ingenti per il loro mantenimento e per renderle fruibili quando, in realtà, hanno pochissime visite. Bisogna invece premiare le strutture più attive e aperte alla comunità».

Si potrebbe obiettare che, con questo sistema, le strutture già ricche e attrattive rimarrebbero comunque tali e che quelle situate in zone più povere resterebbero povere. «Al contrario - ribatte Nannipieri - sarebbero premiate le strutture che dimostreranno di essere un riferimento non solo per i turisti, ma anche per i territori in cui sono inserite, instaurando un forte legame con le comunità locali».