Solo cento/duecento grammi a capra di lana pregiata

Scritto da Rossana De Caro |    Novembre 2007    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Il vello d'oro 1
Il cashmere, detto anche il "vello d'oro"
è un simbolo di lusso e di raffinatezza, un capo irrinunciabile nell'ambito dei tessuti e della moda. I capi di questa particolare lana molto soffice hanno un'inconfondibile morbidezza e danno una sensazione calda e avvolgente. Ma da dove viene ricavato il cashmere e perché è così pregiato?

Il nome Kashmir (cashmere in inglese e cachemire in francese, in Italia è stata adottata la variante inglese) proviene dalla regione indiana omonima in cui mantelli e scialli erano prodotti con questo nobile filo. Oggi questa zona ha solo un ruolo minore come produttore. Il cashmere venne esportato in Europa a partire dal 18° secolo ed ebbe subito un grande successo. È una fibra finissima, eccezionalmente calda e difficilmente reperibile.
Deriva dalla lanugine della capra Hyrcus, che vive nelle regioni montuose dell'Asia, sugli altipiani della Cina, Mongolia, Iran, Tibet, Afghanistan, che sono attualmente i paesi fornitori più importanti. Per sopravvivere in un habitat ostile, con inverni molto rigidi, tipici di questi luoghi impervi, dove il freddo può raggiungere anche i 30 gradi sotto zero, questa capretta ha sviluppato un fitto vello di colore generalmente bianco.
Sotto il mantello esterno (giarre), a peli ruvidi e grossi, ha un sottomantello, più sottile e fine, quasi serico, denominato duvet, il più ambito, quello che, dopo complesse lavorazioni, si trasforma nel filo prezioso con cui si fanno maglioni, giacche, cappotti, sciarpe. Questo pelo è composto da una miriade di morbidissime fibre concentrate in una piccola superficie che riducono al minimo l'osmosi termica. In primavera le capre vengono tosate manualmente con uno speciale pettine che preleva la peluria del sottopelo.
Ogni animale ne fornisce modeste quantità, circa 100-200 grammi in tutto l'anno, e questo spiega perché il cashmere è così esclusivo e costoso. Per la realizzazione ad esempio di una giacca occorre la produzione annua di almeno 20 capre.
Il cashmere più pregiato proviene attualmente dalla Mongolia interna, uno dei luoghi più inospitali della terra, dove i pastori mongoli, incuranti del clima impossibile in cui vivono, allevano da secoli le capre da cashmere che rappresentano una delle maggiori risorse economiche del paese.

Per mantenerli sempre belli morbidi i capi in cashmere vanno trattati con cura. È consigliabile attenersi alle istruzioni di lavaggio riportate in etichetta. In genere i maglioni si lavano a mano, con un detersivo delicato, in acqua fredda (massimo 30°), senza strizzarli. Vanno asciugati all'ombra. Si possono stirare col ferro a vapore e devono essere riposti in ambienti non umidi. Evitate di schiacciarli sotto pesi eccessivi.

A novembre negli ipermercati e supermercati Coop una grande promozione di maglieria in cashmere uomo-donna, in diversi modelli e colori, a prezzi davvero eccezionali


Per le informazioni sul cashmere si ringrazia il signor Daniele Matteini della MB Tricot spa di Prato