Un progetto destinato ai ragazzi per spiegare il lavoro che c'è dietro alle merci

Scritto da Laura D'Ettole |    Settembre 2009    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Dietro quella goccia d'acqua, spiando quella tazzina di caffè. Nel tempo fior di economisti si sono interrogati su quale sia il "vero" valore dei prodotti e delle merci. Oggi, grazie alle nuove proposte di educazione al consumo consapevole, (attività svolta da Unicoop da oltre venti anni), scoprire il loro "valore", ovvero il lavoro necessario a realizzarli, diventa una fiaba, un'avventura.

«Non è scontato alzarsi dal letto la mattina e trovare il giornale, il latte, il caffè, l'acqua per la doccia», sottolinea Pietro Lucisano, docente di pedagogia sperimentale dell'università la Sapienza di Roma che ha contribuito all'elaborazione del nuovo catalogo per l'anno scolastico 2009 -'10.

«Gli adulti lamentano sempre che i giovani non comprendono il valore delle cose, per questo abbiamo deciso di affrontare questo tema». È così che "interrogare" merci e prodotti che ci circondano aiuta a scoprire la realtà con occhi nuovi. Percorrendo anche quella lunga filiera del lavoro che porta verso mondi e paesi lontani.

 

Un mondo da scoprire

Mangi un cioccolatino, ed è poco più che un peccato di gola. Ma a pensarci bene cosa sta "dietro" la cioccolata? Chi ha piantato il "semino" del cacao, chi l'ha raccolto e dove, chi lo ha trasportato, ma anche chi ha ideato quella forma accattivante, quell'involucro che solo a vederlo ci spinge a mangiarlo?

È da qui che un piccolo trattato di economia si trasforma in un gioco. Per i più piccoli questo diventa lo sfondo dell'avventura della strega Pasticcia, che gira per il mondo e con un pizzico di magia aiuta i bambini della scuola per l'infanzia a scoprire le origini del cacao.

Quelli che hanno qualche anno di più vengono invece presi per mano alla scoperta di una filiera che nasconde anche condizioni di vita dure e dolorose. I ragazzi si mimetizzano con i protagonisti veri, diventano loro stessi coltivatori di cacao e riflettono sui valori di scambio fra paesi produttori, paesi consumatori e sul commercio internazionale.

«In questi incontri abbiamo fatto dei giochi e ci siamo messi nei panni degli "altri" - rivela Giovanni, uno dei tanti ragazzi che hanno partecipato ai corsi - . Io non volevo perdere i miei vantaggi e non mi è piaciuto subire la povertà, ma alla fine ho visto che ci sono regole ingiuste e che anche loro possono insegnare tanto a noi».

 

Una maggiore consapevolezza

«Qualche insegnante ci chiede come queste attività si possono inserire in un curriculum scolastico e se siano da attribuire all'una o all'altra disciplina - afferma Simona Del Taglia coordinatrice della cooperativa Mèta che insieme a Koinè e Arancia Blù organizza le attività di educazione al consumo consapevole per Unicoop Firenze - ma se analizziamo la storia di un prodotto è facile capire come entrino in gioco conoscenze interdisciplinari: ambientali, sociali, geografiche».

Quest'anno i percorsi destinati ai ragazzi delle scuole dell'obbligo saranno un po' più lunghi, e ci saranno nuove proposte che accolgono i suggerimenti degli insegnanti.

Nello scorso anno scolastico i sei centri di educazione al consumo consapevole hanno lavorato in ben 112 comuni, coinvolgendo 2905 classi e 3200 insegnanti.

«Uno dei punti di forza di questi progetti è il fatto che riescono ad avvicinare i ragazzi con concretezza a problemi che appaiono lontani», spiega Simona. Viene affrontato il tema del "pregiudizio" «per renderli consapevoli che gran parte dei nostri comportamenti sono condizionati da modi di pensare già codificati». L'obiettivo non è quello di «sovvertire» ma quello di far crescere la consapevolezza sui propri comportamenti. Anche quotidiani.

Un esempio? «Da ultimo ho capito che il cellulare non è un bisogno primordiale!» ha commentato Francesco, uno dei ragazzi al termine di un percorso di educazione al consumo consapevole dedicato alla comunicazione. Visti i tempi, scusate se è poco!

Parlano i ragazzi "doc"

Ecco le impressioni dei ragazzi che hanno frequentato i corsi, raccolte dagli animatori dei Centri per l'educazione al consumo.

Sara, scuola d'infanzia: «io mi immagino che dietro il rubinetto ci sia un tubo, e dietro ancora degli omini che lo riempiono con tante bottiglie d'acqua». Andrea, scuola primaria di secondo grado: «mi è piaciuto intervistare gli adulti e accorgermi che tante cose non le sanno».

Giulia scuola secondaria di primo grado: «questo progetto ci ha fatto scoprire che cosa c'è dietro alle cose: ingiustizia, lavoro, dignità... La vera realtà è ben più complicata di ciò che immaginiamo e vogliamo imparare a starci nel modo più giusto».

Antonella scuola secondaria di secondo grado: «ci hanno fatto aprire gli occhi su com'è veramente la situazione».

Francesco scuola secondaria di primo grado: «abbiamo imparato che non è giusto abbassare la testa».