Centro fiorentino di formazione per i progetti di sviluppo agricolo nel mondo, ha un fantastico giardino di piante tropicali

Scritto da Càrola Ciotti |    Febbraio 2012    |    Pag.

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Prestigiosa e antica struttura della città di Firenze, l'Istituto agronomico per l'oltremare (Iao) ha oltre un secolo di vita. Fondato nel 1904 da un gruppo di agronomi e politici fiorentini, con il nome di Istituto agricolo coloniale italiano, ebbe il preciso scopo di promuovere lo studio dell'ambiente e dell'agricoltura tropicale. L'Istituto è stato particolarmente attivo negli anni compresi tra le due guerre mondiali, quando si occupò dei problemi agricoli ed economici dei territori di Libia, Somalia, Etiopia; formò tecnici, compì studi, ricerche e fu d'appoggio ai nostri emigranti per l'inserimento nelle nuove realtà agricole, favorendo così il loro lavoro nelle colonie. Molte cose sono cambiate dal dopoguerra in poi e, dal 1959, l'Istituto è un organo tecnico-scientifico del Ministero degli affari esteri e collabora anche con altri organismi internazionali, tra cui la Fao. È un centro internazionale di alta formazione e studi post-universitari, rivolti a tecnici provenienti dalle aree del terzo mondo; è inoltre impegnato da decenni in progetti di sviluppo nei paesi svantaggiati, con l'obiettivo di ridurre povertà, fame ed esclusione sociale. Lo Iao, infatti, opera attraverso i propri tecnici, in vari continenti, in quelle zone definite prioritarie dalla Cooperazione italiana.

Collezione di piante tropicali
Anche chi non è un addetto ai lavori, tuttavia, potrà scoprire molte cose interessanti e piacevoli: un bel giardino, una serra calda, un piccolo museo agrario. Per avvicinarsi a questo significativo patrimonio di storia e cultura, si possono prenotare visite guidate gratuite, per piccoli gruppi privati e scuole. Il giardino dell'istituto è diviso in settori: l'arboreto, dedicato alle piante da frutto e alle specie tipiche mediterranee; un'area adibita alle piante aromatiche; un angolo con un giardino roccioso; un grande prato e un roseto. Ma la caratteristica peculiare di questo luogo è la collezione specializzata di piante tropicali e sub-tropicali con oltre duecento specie botaniche, fra le più rilevanti dei paesi della fascia tropicale. Nel periodo invernale, questa collezione è conservata all'interno di una grande serra calda dove la temperatura è di circa venti gradi. Qui, le piante sono suddivise in gruppi - ben quattordici - in base alla loro utilizzazione. Si possono trovare piante da frutto, come la papaya, che ha l'albero maschio e quello femmina, o il banano (in serra, riesce anche a fruttificare con i tipici "caschi" formati da piccoli, dolci frutti).

Ci sono le piante da fibra come il cotone, il kapok, la palma di Panama, da cui si ricavano i famosi cappelli; piante stimolanti quali il caffè, il mate - base della famosa bevanda argentina - e il cacao, sul cui fusto spuntano i minuscoli fiori bianchi da cui si svilupperà il frutto, (la cabossa) contenente i semi da cui si ricava il burro di cacao. A pochi passi, una bellissima pianta di coca, il cui utilizzo tradizionale, tra i popoli indigeni, consiste nel masticarne le foglie per ottenere un effetto stimolante; l'infuso delle medesime foglie, invece, era adoperato come anestetico per interventi agli occhi.


Vi sono piante pesticide
da cui si estraggono principi attivi per produrre insetticidi; piante da essenza e profumo, come il frangipane che regala meravigliosi fiori: talmente odorosi da essere utilizzati nei luoghi di culto, per profumarne l'aria. Insomma, tante cose si possono imparare seguendo il percorso di visita con uno dei giardinieri dello Iao: per esempio, perché il Ficus religiosa è l'albero sacro del Buddha; in che modo l'albero del viaggiatore conserva acqua potabile alla sua base; come si utilizzano le grandi foglie coriacee della Cocoloba grandiflora - una specie forestale tipica dell'America tropicale.

L'ombrario e il museo
Con l'arrivo della primavera, le piante, quasi tutte allevate in vaso, dalla serra sono trasferite all'esterno, in una zona del giardino chiamata "ombrario": qui, vivono grandi alberi che, con le loro folte chiome, le proteggeranno dalla calura estiva. Vicino all'ombrario ammiriamo un raro esemplare di Metasequoia, un albero fossile: con questo termine si definiscono quelle piante che, dai tempi preistorici, nel corso della loro evoluzione, sopravvivendo alle diverse ere geologiche, sono giunte fino ai giorni nostri. La Metasequoia, altissimo albero dalle foglioline verdi molto profumate e dai piccoli frutti simili a quelli del cipresso, si riteneva fosse estinta. Negli anni cinquanta del ‘900, un esploratore ne ritrovò un esemplare in Cina, ne raccolse i semi distribuendoli, in seguito, ai vari orti botanici. All'interno del grande edificio dell'Istituto, si trova il Museo agrario tropicale: si tratta di un'interessante collezione di reperti, inerenti l'attività agricola e i suoi derivati, in gran parte raccolti dagli esperti, nel corso delle loro missioni. Tutti questi oggetti, spunto per osservazioni e studi molto interessanti, sono disposti ordinatamente in grandi armadi a vetri, collocati lungo i corridoi del piano terreno. È possibile essere accompagnati ed eruditi anche in questo particolare percorso, dove non mancheranno le curiosità: si va dagli attrezzi e utensili tipici, come quelli per estrarre il caucciù, alle numerose specie di cereali - quante varietà di mais esistono in natura, non si può immaginare - alle fibre con cui si realizzano funi e cordami, fino ai diversi tipi di tabacco, incenso, mirra.

Si ringraziano per la collaborazione:
Dott.ssa Antonella Bigazzi - Dott.ssa Maddalena Piredda
Istituto agronomico per l'oltremare - Firenze

Ingresso visite: Via Baldesi, 14
Per prenotare le visite: 055506170; giardino@iao.florence.it

(Le foto dell'articolo sono di F. Magonio)