Un viaggio sotterraneo per rivivere l’esperienza dei minatori del secolo scorso

Scritto da Pippo Russo |    Giugno 2017    |    Pag. 38

Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

Montecatini Val di Cecina (PI)

Un tempo dietro quella porticina c’era la principale miniera di rame in Europa. Da fuori il cancello non lo si crederebbe mai. Il cartello annuncia un Museo delle Miniere, e prima di oltrepassare il varco si potrebbe pensare che si tratti d’un museo tradizionale, con sale espositive e una collezione più o meno vasta di reperti. E invece oltre la soglia c’è proprio la miniera. E soltanto dopo aver fatto questa scoperta ci si rende conto che quella casina su un lato del giardino è ricavata dentro la grande collina metallifera, e fa da linea di confine con le vestigia d’una memoria storica che qui si cerca di mantenere viva.

Siamo a Montecatini Val di Cecina, paesino la cui popolazione è ormai scesa abbondantemente sotto i 2000 abitanti. Poche centinaia di metri più giù il ritmo del paese scorre pacioso, ai piedi di un gigante addormentato dal 1907, anno in cui la miniera smise di essere attiva dopo essere stata il principale punto di riferimento per tutto il continente per ciò che riguardava l’estrazione del rame. I motivi che portarono alla chiusura sono materia da analisi storiografica, e comunque troppo complessi per essere trattati qui. Meglio concentrarsi su ciò che la miniera è oggi: un luogo dell’identità, un patrimonio del territorio, capace di trasmettere con la sua essenzialità il senso profondo dell’esperienza vissuta da intere generazioni di lavoratori che si calavano nelle viscere della terra.

Si oltrepassa la porta, e percorsa una ventina di metri si è già dentro il camminamento che fino all’inizio del secolo scorso era battuto dai minatori. Il tratto disponibile per la visita è ridotto, in attesa che nuovi fondi arrivino per rendere praticabile un altro segmento della miniera storica. Ma quello messo a disposizione del visitatore è più che sufficiente per comunicare le suggestioni giuste, e rendere l’atmosfera che si doveva respirare allora. Si parte con una temperatura che sul livello più alto si assesta intorno ai 10 gradi. Ma scendendo, racconta la guida, si arrivava a superare i 40 gradi nel livello più basso, con un tasso di umidità superiore al 60%. Condizioni estreme per gli operai di allora, che laggiù andavano avanti col lavoro fino a che non arrivava il cambio di turno. Un momento che non erano nemmeno in grado di calcolare, dato che a oltre 300 metri di profondità ogni riferimento di spazio e di tempo viene cancellato. Non si poteva fare altro che lavorare e aspettare.

Quale fosse la condizione laggiù si può soltanto immaginare. E lo si fa proiettando, da dietro la rete di sicurezza, lo sguardo verso la prima discesa. Le due file di fari fendono l’aria che si addensa, e là dove la vista non riesce a inoltrarsi comincia a procedere l’immaginazione. Che viene alimentata dalle sensazioni primordiali provate quando ci si trova nel luogo. Il percorso è breve, eppure basta quel poco per provare sulla pelle sensazioni da vita nuda e essenziale. Come il peculiare silenzio della miniera, che è come il respiro di un animale in letargo. O come il buio pesto di quando le luci vengono spente un attimo, e ci si trova sprofondati nelle tenebre con addosso un senso d’impotenza.

A sollecitare queste sensazioni sono le guide. Che prima d’ogni altra cosa insegnano il rispetto per la miniera. E lo fanno mentre vi raccontano decine di aneddoti, come quello relativo alla visita della granduchessa di Toscana Maria Antonia, avvenuta il 23 novembre 1843. In quell’occasione la granduchessa volle essere calata giù dal Pozzo Alfredo, nonostante le resistenze dei dirigenti e la credenza secondo cui le donne non dovessero entrare in miniera perché portavano sfortuna. Ma non si poteva certo dire no alla sovrana. Che infatti venne imbracata su una specie di trono, e compì tutto intero un percorso che metteva a dura prova anche gli operai esperti. La granduchessa si innamorò del luogo. E di questo sentimento rimane traccia nell’intitolazione di una galleria della miniera, battezzata Maria Antonietta.


Museo delle Miniere – Montecatini Val di Cecina

Dal 1° giugno al 31 agosto, dal giovedì alla domenica : 10/13 - 16/20. 

Visite guidate con partenza : 10, 11.30, 16, 17.30, 19


Info: www.museivaldicecina.it/

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