In nome di Artusi, un riconoscimento per cuochi professionisti e dilettanti

Scritto da Laura D'Ettole |    Gennaio 2012    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

(Donatella Cirri - a destra - con il gruppo degli "artusiani")

«Giuro, nel nome di Pellegrino Artusi , di esercitare la professione del cuoco in serietà e coscienza, senza seguire le mode del momento, con l'unico obiettivo del bello e del buono». Suona più o meno così il giuramento del cuoco Artusiano ad Honorem della Venerabile compagnia dei quochi (scritto proprio così con la q), rielaborato sulla falsariga di quello d'Ippocrate. Si tratta di un riconoscimento per cuochi professionisti e dilettanti, che ogni anno premia i 12 migliori "artusiani" contemporanei, ossia coloro che dimostrano di possedere l'abilità di replicare una ricetta del Maestro con personalità e originalità. La cerimonia d'investitura si terrà ogni anno il 17 maggio, festa di San Pasquale Baylon, patrono universale dei cuochi.

Nel centocinquantesimo dell'Unità d'Italia
, certo non poteva mancare un riconoscimento al padre della cucina italiana, autore della Scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, il libro più famoso e più letto da ogni gastronomo che si rispetti. Artusi, uomo dell'‘800, scrive in lingua italiana il primo libro di cucina dedicato alle persone "normali". Fino ad allora la cucina era stata di esclusivo appannaggio degli addetti ai lavori. L'idea di rendergli l'ennesimo omaggio è venuta a Donatella Cirri, insegnante di storia in pensione e autrice di vari libri di cucina, stufa di vedere cuochi senza tradizione né storia esaltati in televisione al pari delle starlette.
Con questo pensiero in mente, Donatella si è recata dai discendenti di un ramo della famiglia del grande Maestro: Luciano e Ricciardo Artusi. Questi ultimi hanno contattato la Venerabile compagnia dei quochi, un'associazione dedicata alla tutela e allo sviluppo delle tradizioni alimentari, e il progetto è decollato.
«Anche la cucina oggi rischia di diventare vacuo spettacolo - sostiene Donatella - e si sta perdendo il senso della grande tradizione italiana». Quella toscana in particolare ha questo sottile filo rosso che parte dagli Etruschi, passa per il Rinascimento, culmina in Artusi.


La sua cifra? La semplicità. «Compostezza, mai sprechi né eccessi, mai ostentazione: a questo volevo richiamare con la mia idea di un premio artusiano». Donatella sfugge come la peste la cucina "molecolare", che crea gelati istantanei usando l'azoto liquido.
Ma detesta anche i barocchismi di chi spaccia il petto di pollo in salsa e insalatina, per "suprême di pollo con salsa vellutata su letto di rucola". Per questo, viva Artusi.
Certo, alleggerendolo dello strutto, degli eccessi di carne e dall'uso di materie prime del tipo: "Prendete un piccolo cigno...".
«Il mio è anche un discorso etico», prosegue. Non a caso nel suo giuramento artusiano, il cuoco insignito deve giurare di attenersi ai valori dell'arte culinaria con serietà e impegno, usando sempre le materie prime e gli ingredienti migliori, cercando di perpetuare una tradizione che è cultura a tutti gli effetti.
Info: Donatella Cirri: guiggiani@inwind.it