L’etologo spiega i fondamenti scientifici di miti e leggende: il Chianti del gallo nero

Scritto da Silvia Amodio |    Marzo 2017    |    Pag. 41

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

gallo nero

Foto F. Giannoni

ANIMALI DA LEGGENDA

Miti, leggende e luoghi comuni sugli animali non sono solo frutto della fantasia, ma hanno spesso un fondamento di verità. Vogliamo interpretarli in chiave etologica con l’aiuto di Carlo Ciceroni, medico veterinario ed esperto in comportamento animale.

Cominciamo con il gallo, in particolare il gallo nero, oggi simbolo del Consorzio del Chianti Classico. Narra la leggenda che proprio un gallo nero fu il responsabile della decisione di stabilire il confine fra i territori di Firenze e quelli di Siena in un punto molto più favorevole alla prima.

Accadde infatti che nel Medioevo, al tempo delle lotte che opponevano le due città toscane, si decidesse di regolare la questione con un metodo particolare. La definizione del confine, anziché con le solite sanguinosissime battaglie, sarebbe stata affidata ad una onesta competizione fra due cavalieri, uno in partenza da Firenze, l’altro da Siena. Nel punto in cui i due si fossero incontrati, partendo all’alba dalle rispettive città, si sarebbe fissato il confine.

Il segnale della partenza convenuto fra gli sfidanti era il canto del gallo. Ma mentre i senesi affidarono il compito di far scattare in sella il proprio cavaliere ad un gallo bianco, che la sera precedente la gara si erano preoccupati di nutrire con abbondanza, i fiorentini optarono per un gallo nero, che tennero a stecchetto. Il giorno convenuto, mentre il gallo bianco dormiva sonni tranquilli, quello nero schizzò a cantare molto avanti l’alba, consentendo al cavaliere fiorentino di partire prima e conquistare chilometri su chilometri sul senese. Fu così che i due si incontrarono a soli 12 km da Siena e gran parte del Chianti passò sotto il dominio della Repubblica fiorentina 


Nero e nervoso

La storia mette bene in evidenza la predominanza del gallo nero rispetto a quello bianco, ma la scienza ci spiega che non si tratta solo di una questione di alimentazione. Insomma, oltre a scegliere giustamente di non dargli troppo da mangiare, i fiorentini avevano scelto il gallo migliore.

«Alcune pubblicazioni scientifiche - ci racconta Ciceroni - evidenziano una forte correlazione tra il colore scuro del mantello (nel caso dei mammiferi) o del piumaggio (nel caso degli uccelli) di alcune specie animali e la loro naturale predisposizione a una maggiore nevrilità, ossia una maggiore vivacità, eccitabilità ma anche capacità di attenzione, rispetto a quelli a mantello chiaro o bianco. Gli animali a manto nero sarebbero insomma più nervosi, insonni e “aggressivi”. Questo giustificherebbe anche il fatto che per la controversa corrida vengano utilizzati i tori con il manto nero corvino, mentre i bovini un tempo adibiti a compiti lavorativi erano per la grande maggioranza a mantello bianco».

Questo curioso fenomeno trae le sue origini da un meccanismo molto complicato di controllo diretto e indiretto dell’ormone melanotropo, un ormone prodotto dall’ipofisi, che regola sia la pigmentazione, sia altre caratteristiche come l’appetito, il desiderio sessuale e, insieme al cortisolo, le fasi di sonno e di risposta allo stress. Da qui anche la spiegazione fisiologica del perché un forte spavento o stress ripetuti possano far venire i capelli bianchi.

Al di là degli approfondimenti scientifici, cui si è arrivati solo recentemente, le conoscenze sul comportamento degli animali erano già note nell’antichità. Si può quindi ipotizzare che i fiorentini siano riusciti ad ottenere gran parte del territorio del Chianti grazie ad una maggiore preparazione in tema di galli rispetto ai senesi: «preferendo un gallo dal piumaggio nero - conclude Ciceroni -, i fiorentini di fatto scelsero un animale più reattivo agli stress, più predisposto a percepire la fame e di conseguenza… più mattiniero».


L’intervistato

Carlo Ciceroni, medico veterinario esperto in etologia


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