Cambia il comportamento di quelle specie che si adattano a vivere in città. L’esempio del gabbiano reale

Scritto da Silvia Amodio |    Giugno 2016    |    Pag. 43

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Gabbiano reale - Foto W. Sardonini

Animali

Il gabbiano Jonathan Livingston, dello scrittore Richard Bach, è un’opera che ha segnato una generazione.

Il pennuto protagonista si ostina a migliorare il suo volo cercando piacere nell’impegno e in un percorso di autoperfezionamento. Inizialmente deriso dai suoi simili, diventa poi un modello anche per gli altri.

Una fiaba dal contenuto morale e spirituale che negli anni ’70 è diventata una scuola di pensiero. Forse è anche per merito di questa storia che nel nostro immaginario il gabbiano è il sinonimo della libertà e il simbolo del mare.

«Eppure questa bella immagine rischia di essere sempre meno attuale – ci spiega il biologo Luca Puglisi, direttore del Centro ornitologico toscano –; infatti, è ormai una visione comune quella di stormi di gabbiani in zone lontane dalla costa, anzi, in molte città sono divenuti una presenza stabile».

Ma che cosa ha spinto i gabbiani a metter su casa in città?

«Intanto occorre dire che la specie di cui si parla è il gabbiano reale, Larus michahellis - precisa il biologo -, un uccello di notevoli dimensioni con un’apertura alare di circa 150 cm. Gli adulti hanno un piumaggio bianco, le ali grigie, le zampe e il becco gialli, quest’ultimo caratterizzato da una macchia rossa. I giovani appena involati, invece, sono marroni screziati e solo nell’arco di quattro anni, in seguito alla progressiva estensione del bianco e del grigio, acquisiranno il piumaggio definitivo. Il gabbiano reale, a differenza di altre specie più rare, ha due caratteristiche che gli conferiscono grandi vantaggi: oltre ad essere un volatore instancabile, è anche un grande opportunista! Così negli ultimi decenni ha saputo far tesoro di una quantità enorme di cibo che l’uomo metteva a disposizione nell'ambiente: i rifiuti!».

Purtroppo un mal costume piuttosto diffuso nel nostro Paese ha reso la vita del nostro amico più semplice: invece di girovagare lungo le coste e per il mare a cercare qualche pesce, vivo o morto, il gabbiano ha scoperto che recandosi in una discarica può trovare nutrimento in abbondanza.

«Questo ha consentito alla sua popolazione di crescere velocemente, senza scoraggiarsi per le lunghe distanze da percorrere quotidianamente fra le colonie di nidificazione poste sulle isole e le discariche collocate sulla terraferma. Questa specie si è diffusa in gran parte della regione - prosegue Puglisi -, frequentando non solo le discariche e le zone umide, ma anche i campi, dove si nutre di animaletti vari, e i piazzali, per riposare».

Scoprire che i tetti delle città possono essere usati per collocarvi il nido, riducendo notevolmente la strada da fare, è stato un gioco da ragazzi per questi animali così furbi!

«Un comportamento che è stato osservato in altri paesi europei 50-70 anni fa, mentre in Toscana ha avuto avvio negli anni ‘80 a Livorno. Qui il fenomeno è stato ben studiato da due ornitologi, Emiliano Arcamone e Alessio Franceschi, che ne hanno documentato l’espansione e le modalità di insediamento nelle diverse parti della città. Dopo Livorno è stata la volta di altri centri costieri e poi di Pisa, Grosseto, Lucca e Sesto Fiorentino. Probabilmente anche Pontedera e Firenze sono luoghi frequentati dai gabbiani, ma poiché sono state avvistate solo poche coppie sparse il fenomeno non è facilmente osservabile».

Nonostante la fama creata dal famoso romanzo e il suo indiscusso fascino, la sua presenza non è apprezzata da tutti: le sue deiezioni e i forti richiami, che nelle città illuminate vengono emessi anche di notte, possono essere alquanto fastidiosi.

«Ancora più fastidioso è essere attaccati se inavvertitamente ci si avvicina al loro nido - evidenzia il biologo -. Per scoraggiare la presenza degli animali in prossimità delle città, i Comuni, ma anche i singoli cittadini, dovrebbero sostenere la raccolta differenziata dei rifiuti in modo da arrivare a chiudere le discariche, fonte principale di cibo per i gabbiani. Nel caso gli animali invece si avvicinassero troppo alle abitazioni private, è necessario rivolgersi a un esperto che, di volta in volta, suggerisce le soluzioni più adatte. Questi provvedimenti dovrebbero avere un maggiore effetto sulla distribuzione di questa specie che, comunque, ormai è diventata a tutti gli effetti un elemento del paesaggio non solo marino».

L'intervistato: Luca Puglisi, biologo, direttore del Centro ornitologico toscano

Fucecchio / Alla scoperta del Padule

Prosegue fino a domenica 26 giugno la mostra fotografica sul Padule di Fucecchio aperta alla Dogana del Capannone, località Anchione, a Ponte Buggianese. È l’occasione per scoprire e restare affascinati dalla palude interna più estesa d’Italia (1800 ettari) e soprattutto per farla conoscere ai più giovani.

Video


Notizie correlate

Il gabbiano affezionato

L'attività del Centro di scienze naturali di Galceti. 40 mila visitatori l'anno