Una malattia virale che colpisce soprattutto gli ultrasessantenni.

Scritto da Alma Valente |    Febbraio 2012    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Secondo le statistiche, ogni anno sono oltre 300.000 gli italiani colpiti da Herpes zoster, comunemente chiamato "Fuoco di Sant'Antonio". Anticamente, infatti, le persone affette da questa patologia si rivolgevano proprio a Lui, perché protettore dal fuoco: infatti, un sintomo di questa malattia è un bruciore intenso.
Il problema però, al di là delle credenze, è diverso, perché questo tipo di Herpes può manifestarsi solo da chi ha contratto, magari da bambino, la varicella. E quelle piccole pustole rosse e pruriginose possono ricomparire, anche e soprattutto con l'andare degli anni, perché la scomparsa di questo virus non è mai definitiva: infatti rimane in vita e latente nelle nostre formazioni nervose dei nervi spinali, detti scientificamente "gangli", e talvolta può risvegliarsi.
Ma perché questo virus, magari dopo anche venti anni o più può ricomparire? Attualmente la causa del risveglio non è stata ancora chiarita; comunque sembra ormai accertato che sia correlabile con lo stress o con un sistema immunitario indebolito da patologie varie, spesso correlate all'età. È ormai noto che l'incidenza di questa patologia è 10 volte superiore negli ultrasessantenni (i quali possono anche soffrire di ricadute), che nei bambini o nei giovani adulti.

Sintomi
Normalmente si presentano con bruciore e prurito localizzato in varie zone del corpo, maggiormente sull'addome o su un fianco, ma anche in altre parti. Solo dopo alcuni giorni il problema può manifestarsi (con vesciche piene di liquido), proprio come quelle della varicella. Il dolore può variare da soggetto a soggetto, in alcuni casi è più lieve, ed in altri può essere più intenso, tanto che anche solo un lieve sfioramento della zona interessata può provocare un disagio ulteriore, magari accompagnato da prurito e bruciore ardente, proprio come se la parte interessata avesse subito una vera e propria ustione.

Terapia
Attualmente la terapia è solo una e cioè quella legata all'uso di farmaci antivirali che vanno prescritti solo dal medico, in presenza di una diagnosi certa, e soprattutto a dosaggi adeguati. La cura, che nella grande maggioranza dei casi è di tipo orale, va continuata per almeno 7-10 giorni, e le vesciche, come il dolore, regrediscono nel giro di poche settimane senza lasciare cicatrici, al contrario di quanto può avvenire nel caso della varicella.

Prevenzione
Il vaccino contro la varicella è comunemente disponibile e si ritiene che sia opportuno somministrarlo a tutti i bambini, anche se non rientra fra le vaccinazioni obbligatorie. Il fuoco di Sant'Antonio diverrebbe così un fenomeno transitorio se con l'andare del tempo tutta la popolazione venisse vaccinata. Sono attualmente allo studio dei vaccini specifici per gli adulti, approvati dalla statunitense Food and drug administration, che sembrano attivi sul virus nelle persone ultrasessantenni e che preverrebbero la manifestazione del fuoco di Sant'Antonio; però, purtroppo non sono ancora in commercio nel nostro paese.
Infine è bene ricordare che la varicella può essere contratta in maniera talmente lieve da non essere diagnosticata come tale; è raccomandabile dunque ai neo-genitori di fare attenzione, soprattutto se i loro bimbi vanno all'asilo e non sono vaccinati, perché potrebbero essere colpiti dal fuoco di Sant'Antonio.