La storia a lieto fine di Yahya. Dal Gambia all’Italia

Yahya e Carlotta Sami

Solidarietà

di Carlotta Sami,
Unhcr - Portavoce per il sud Europa dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati

Questo racconto parte da lontano. In una piccola località del Gambia con un bambino e un padre violento, da cui fuggire mettendosi in cammino, da solo, all’età di quindici anni. Con sé due magliette e un paio di pantaloni in una busta di plastica.

Come contadino in Mali, riesce a guadagnare dei soldi per pagare un passaggio per il Niger, dove trafficanti lo stipano, insieme ad altri disperati, su un Suv e attraversano il deserto del Sahara, senza acqua né cibo.

A Tripoli è rinchiuso in un sotterraneo, con tante altre persone. Fino a quando viene portato in un capanno vicino al mare e da lì su una barca: per la prima volta nella sua vita vede il mare.

L’imbarcazione sulla quale viaggia è intercettata da una grande nave, che lo porta in salvo, in Sicilia.

"I rifugiati, ossia persone vittime di guerre, persecuzioni, violazione dei loro diritti fondamentali, non hanno altra scelta se non la fuga"

Quello stesso ragazzo, che sapeva solo portare le mucche al pascolo, timido e riservato, ha imparato a leggere e a scrivere, ha tanti amici e un lavoro che gli piace molto. Il nome del ragazzo è Yahya, il suo lungo e pericoloso viaggio dal Gambia lo ha portato qui in Italia, dove gli è stata riconosciuta una forma di protezione, al sicuro da situazioni di violenza, con la possibilità di ricostruirsi una vita.

Che ne sarebbe stato di Yahya se fosse rimasto nel suo Paese e se non fosse stato salvato in mare? Che futuro avrebbe avuto se non avesse trovato, una volta arrivato in Italia, delle persone disposte a credere in lui, disposte a dargli un’occasione, al di là della sua provenienza, del colore della sua pelle?

Nella dolorosa storia di Yahya si rispecchia la storia di milioni di persone nel mondo. Nel lieto fine della storia di Yahya si riversano le speranze di tutti coloro i quali sono costretti ad abbandonare le loro case per mettersi in salvo e vorrebbero, una volta al sicuro, una possibilità per poter ricostruire una vita dignitosa.

Ascoltare ci aiuta a comprendere, ci aiuta a capire chi sono le persone che, mettendo a repentaglio la loro vita, arrivano in Europa per chiedere aiuto e protezione, ci aiuta a dare loro un nome: rifugiati, le persone delle quali si occupa l’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, ossia persone che, vittime di guerre, persecuzioni, violazioni dei loro diritti fondamentali, non hanno altra scelta se non la fuga.

Persone che non possono nutrire altra speranza, non potendo tornare nel loro Paese, se non quella di avere la possibilità di ricostruire la loro vita altrove.

"Ascoltare ci aiuta a comprendere. Comprendere ci aiuta a condividere. Ci apre agli altri."


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