I gesti più usuali dei nostri amici a quattro zampe spiegati dall’esperto

Il cane è un parente stretto del lupo e se tenessimo conto di questo legame forse molti comportamenti che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno svelerebbero un significato preciso.

Ululare alla luna
«Il cane è un piccolo lupo, appunto, che ci onora della sua compagnia - ci fa notare Carlo Ciceroni, veterinario comportamentalista presso l'Igiene urbana veterinaria dell'Asl di Firenze - e come tale ha una forte territorialità». Perché raspano i propri bisognini appena fatti? Perché ululano alla luna? Perché fanno pipì sulla ruota della macchina appena scesi? Ecco le spiegazioni del dottor Ciceroni.
«Il territorio di caccia dei lupi, e quindi anche dei cani, è marcato con le feci, con le orine, con i ferormoni, cioè particolari ormoni percepibili dal cane, mediante il paraolfatto, localizzati in varie parti del corpo.
Quando il cane raspa i bisogni con le unghie lancia due messaggi, uno odoroso e uno visivo, per via dei solchi lasciati sul terreno. Ad ogni cane corrisponde una sorta d'impronta digitale olfattiva, quindi la comunicazione che lancia potrebbe assomigliare a questa: "io tal dei tali, maschio adulto in ottima salute, come si può vedere dalla profondità dei segni che ho lasciato a terra, ti invito a tenerti alla larga dal mio territorio". Questo comportamento è più frequente quando ci sono molti cani in giro (l'apoteosi è ai giardinetti) e riguarda prevalentemente i maschi, cioè coloro che tendenzialmente predano.
Lo stesso meccanismo riguarda il curioso fenomeno dell'ululare alla luna. Si caccia quando è buio, perché è generalmente di notte che gli animali si muovono, e questa maggiore attività riconosce il suo culmine nei giorni di luna piena. È in questi momenti che i cani si ricordano di quando erano lupi e da un condominio all'altro si dicono "Io sono qui! E tu ...dove sei?... Tieniti più lontano che altrimenti ci sovrapponiamo a cacciare", in genere con grande gioia di tutti gli umani che vengono automaticamente esclusi da questa conversazione!
La ragione per cui, invece, appena sceso dall'auto fa la pipì ci riporta alla fiaba di Pollicino. Il nostro cane lascia delle semplici segnalazioni olfattive, utili a rintracciare la strada del ritorno anche dopo un lungo girovagare nei boschi. Un comportamento che conserva tracce del rapporto che aveva con la madre appena nato quando, da cieco e sordo come tutti i cuccioli, doveva orientarsi per trovare il capezzolo a cui attaccarsi.
Un consiglio importante nel caso di smarrimento è quello di lasciare nelle zone immediatamente circostanti indizi odorosi, un pezzo della sua brandina, giocattoli o stoffe che abbiano un significato per il cane. Molto spesso questa procedura è sufficiente per ritrovare il giorno dopo il cane acciambellato sul pezzo di stoffa che per lui significa "aspetta qui". Un metodo che non funziona con i cani da slitta che, obbedendo a un istinto primordiale partono in linea retta e tendono ad allontanarsi anche per vari chilometri».

L'arte felina della predazione
Ancora più spesso ci confondiamo quando cerchiamo di decodificare alcuni comportamenti dei gatti, da sempre misteriosi ai nostri occhi, ma anche per questa ragione molto affascinanti. Il nostro comportamentalista ci spiega che l'errore più frequente è «pensare che gli uccellini e le lucertole morte, doni che ci vengono gentilmente depositati ai piedi, siano la volontà di fare vedere quanto sono bravi a cacciare. In realtà il loro intento è quello di insegnare a noi come cacciare, perché ai loro occhi sembriamo del tutto inadeguati a questo compito. Ecco perché, generalmente le gatte più dei gatti, ci portano prede dapprima morte e poi più vitali con la speranza che piano piano, aumentando gradatamente la difficoltà di caccia, alla fine anche noi impareremo a catturare gli animaletti autonomamente. È un vero corso d'apprendimento per gradi che etologicamente è definito "di tipo magistrale parentale graduale", perché, di fatto, è un parente, cioè la mamma, che si assume l'obbligo di far da maestra ai suoi piccoli insegnandogli, con un corso di difficoltà crescente, l'abile arte della predazione, necessaria alla sopravvivenza in natura.



L'intervistato
Carlo Ciceroni, veterinario presso l'Igiene urbana veterinaria dell'Asl di Firenze

Da tener presente quindi, in relazione a questo fatto, che se si prende un gatto di casa che non ha mai imparato con l'apposito corso materno a predare e lo si lascia (o meglio: lo si abbandona!) in campagna da solo con l'egoistica illusione che sicuramente imparerà da solo a procacciarsi il cibo, in quanto astuto poiché gatto, in realtà lo condanniamo a morte certa. Il nostro micio di casa, infatti, non sarà mai in grado di imparare da adulto quello che non gli è stato insegnato da cucciolo dalla madre».
In fondo tutte le famiglie sono uguali: anche tra i cuccioli umani, ciò che non si impara da piccoli, sarà più difficile impararlo da adulti.