L’importanza delle vitamine trasportate da grassi e oli

Scritto da Alma Valente |    Gennaio 2015    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Vitamine liposolubili
Disegno di L. Contemori

Quando si parla di “grassi” in genere il pensiero va a delle sostanze potenzialmente pericolose per il nostro organismo, in quanto responsabili della comparsa di malattie anche gravi, come per esempio quelle cardiovascolari.

In realtà il nostro corpo è costituito anche di grassi, che hanno una funzione indispensabile nella formazione delle cellule e sono costituenti importanti per le membrane cellulari. Sono infatti le “porte” che consentono gli scambi fra l’esterno e l’interno delle cellule. A causa di ciò, anche l’assorbimento intestinale delle varie sostanze nutrienti è legato alla possibilità che questi non siano solo capaci di sciogliersi in acqua, ma anche nei grassi. L’esempio più importante è proprio costituito dalle vitamine, sostanze organiche che si assumono con gli alimenti e indispensabili perché l’organismo compia le sue funzioni biologiche.

Se vogliamo classificare le vitamine in base alla loro solubilità, e quindi alla possibilità di essere assorbite nell’intestino, si classificano in idrosolubili e liposolubili. Proprio su queste ultime vorremo concentrare la nostra attenzione.

Le vitamine solubili nei grassi sono: A, D, E, K, F e Q. In natura la vitamina A è presente in varie forme, di cui la più importante è il retinolo, e tutta la numerosa famiglia di composti simili, e i carotenoidi precursori della vitamina A vera e propria.

Questi composti sono molto importanti nella formazione dell’embrione e quindi non devono mai mancare nella dieta della gestante, sono essenziali nella formazione del legame degli zuccheri alle proteine per formare le glicoproteine, essenziali in tante funzioni biologiche, soprattutto ormonali, e regolano la funzione della visione visiva di precisione all’interno della zona maculare della retina.

Le fonti naturali di vitamina A possono essere il fegato, il latte e i suoi derivati; dato però che questi alimenti sono più ricchi di colesterolo, si consiglia l’assunzione tramite il pesce e i vegetali di colore giallo-arancione: zucche, albicocche, melone, patate dolci e carote saranno da preferire.

Quando si parla di vitamina D, viene spontaneo il collegamento con le ossa. La carenza di vitamina D è responsabile del rachitismo nei bambini e dell’osteoporosi nella fascia dell’età adulta o senile. La vitamina D è un vero e proprio ormone, i cui precursori vengono prodotti mediante l’esposizione della nostra pelle al sole, ma anche introdotti attraverso la dieta, e richiedono l’attivazione da parte del fegato prima e del rene poi.

Recentemente si è riscontrato un drammatico incremento della carenza di questa vitamina nella popolazione americana. Un soggetto su tre risulta, infatti, affetto da una vera e propria carenza di questo elemento nutrizionale. Una normale riduzione della nostra produzione di vitamina D si verifica con l’avanzare dell’età; a questa va aggiunta la ridotta esposizione solare che interessa in particolar modo gli anziani costretti a casa o in istituti di cura, ma ciò avviene anche in bambini, adolescenti e donne vicino alla menopausa.

Sono a rischio le persone con malattie a carico di intestino, rene e fegato che alterano l’assorbimento o l’attivazione dell’ormone. Anche i pazienti obesi e/o diabetici presentano gli stessi problemi. L’olio di fegato di merluzzo è l’alimento più ricco in assoluto del precursore dell’ormone, ma il suo gusto non è molto gradevole.

Parlando di cibi più gustosi, possiamo mangiare 1 etto di aringhe alla settimana, oppure 1 etto di salmone due volte alla settimana. Sgombro, ostriche, sardine, tonno e caviale contengono adeguate dosi di vitamina D, ma dovremmo mangiarne 1 etto dalle 4 alle 7 volte alla settimana.

Anche merluzzo, uovo, burro ed emmental sono fonti apprezzabili, ma solo se introdotti a dosi quotidiane molto elevate, che possono essere controindicate per altri motivi dietetici. Ecco perché la dieta non è un valido aiuto se esiste un deficit di questa sostanza. In presenza di una carenza di vitamina D, documentata con una misurazione dei livelli circolanti, è indispensabile effettuare una integrazione con farmaci.

La vitamina E, o tocoferolo, è un potente antiossidante presente nella frutta e nell’olio d’oliva. Le funzioni principali si riscontrano a livello della stabilizzazione delle membrane cellulari, del metabolismo dei grassi, dei meccanismi infiammatori, della coagulazione, del mantenimento della massa ossea, della funzione del sistema nervoso e della formazione delle complicanze del diabete mellito.

Come già detto, la disponibilità di vitamina E con la dieta è molto facile, e questa si accumula nel fegato che funziona come organo di riserva. L’uso di integratori di vitamina E, se non indicato, può essere pericoloso perché l’eccesso di vitamina E può risultare nocivo all’organismo.

La vitamina K è un elemento importante nella funzione dei vari componenti della coagulazione sanguigna, e la sua carenza può determinare una maggiore facilità al sanguinamento. Questa sostanza si trova in molti alimenti vegetali e viene prodotta dalla flora intestinale, per cui è raro che se ne possa riscontrare una carenza. I vegetali più ricchi sono quelli a foglia verde, è presente anche nei ceci e piselli, ma anche nelle uova e nel fegato.

Date le premesse, la carenza di questa sostanza è un evento molto raro e la sua integrazione in medicina avviene solo in alcune condizioni emorragiche, specie se legate alla assunzione eccessiva dei farmaci dicumarolici che ne inibiscono l’effetto biologico.

La scoperta dell’esistenza della vitamina E è recente (anni ‘50) e si conosce poco del suo meccanismo d’azione. È presente in alcuni acidi grassi mono- e poli-insaturi contenuti negli oli vegetali, nelle noci, arachidi, mandorle e nel pesce. Non se ne conosce il nostro fabbisogno quotidiano, ma è certo che si può introdurre solo con la dieta, perché non è prodotta dall’organismo. I suoi effetti principali consistono nella prevenzione della arteriosclerosi e del mantenimento della integrità della pelle e dei capelli. Non è documentato un effetto tossico dell’eccesso di questa vitamina.

La vitamina Q, o meglio coenzima Q, è coinvolta nella produzione di energia indispensabile per tutte le funzioni biologiche, soprattutto quelle motorie. Anche questa sostanza è “giovane” e la sua scoperta risale alla fine anni ‘50. Data la sua presenza in tutti gli organismi, si introduce con carne e pesce, ma viene prodotta dall’organismo stesso.

I principali effetti biologici di questa sostanza si esplicano a livello dell’apparato cardiocircolatorio, del sistema nervoso e dell’apparato muscolare. Non è documentata una sua carenza, ma viene studiata per la cura della cefalea, della distrofia muscolare, delle complicanze degli interventi di rivascolarizzazione cardiaca e della ipertensione senza aver raggiunto ancora delle evidenze certe.

Vitamine - La vitamina C compie 80 anni: così arrivò in Italia. Dal Adnkronos, 22.11.2014 - durata 2’ 11’’

http://www.adnkronos.com/salute/2014/11/24/vitamina-alleata-della-salute-anni-cosi-arrivo-italia_QDRITF2jk8FL1uzHjv2MgO.html