A colloquio con George Tatge, celebre fotografo internazionale che vive a Firenze

Scritto da Silvia Amodio |    Settembre 2016    |    Pag. 8

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

George Tatge - Foto D. Battistella

Il personaggio

George Tatge è un fotografo di fama internazionale, apprezzato per i modi gentili e lo stile poetico e originale, frutto di un percorso personale particolare. Per cominciare è nato a Istanbul da padre americano e madre italiana, ma cresciuta in Brasile.

«Mia mamma parlava italiano ma con un accento molto buffo – ricorda George – mentre mio padre, originario di Chicago, era un americano atipico, amante della storia e dell’Europa. Poiché era direttore del Peace Corps in Africa, un’organizzazione fondata dalla famiglia Kennedy con lo scopo di migliorare le condizioni di vita delle persone nei Paesi in via di sviluppo, eravamo sempre in giro. Istanbul, Beirut, Londra, Tripoli, New York, Parigi, Bruxelles… ero un bambino viaggiante che non rimaneva nello stesso posto più di tre anni. Una vita interessante ma anche difficile, perché ogni volta dovevo lasciare gli amici e ricominciare tutto da capo. Credo che questo abbia molto influenzato il mio modo di fotografare: sono abituato a fare esperienze da solo».

Pisa, La bicicletta bianca - Foto G. Tatge

Tatge si è poi fermato un periodo negli Stati Uniti dove si è laureato in letteratura.

«Volevo fare lo scrittore – afferma – e l’incontro con la fotografia è stato molto casuale. Un giorno mi sono iscritto a un corso laterale perché mia mamma mi aveva regalato la sua macchina fotografica. Lì ho incontrato Michael Simon, un ebreo ungherese che ha avuto un ruolo centrale nelle mie scelte. Il primo giorno ci ha invitato a scattare con il mirino tappato con un nastro, senza tenere conto di tempi e diaframmi, spingendoci così a fotografare solo quello che ci attraeva. Quelle immagini imperfette riflettevano la nostra psiche: in quel momento ho scoperto una nuova dimensione, e quell’episodio ha condizionato il mio percorso, anche se all’epoca ero convinto di voler fare lo scrittore. Ancora adesso quando vago per fare fotografie mi lascio trasportare dal caso, un elemento primario nella nostra esistenza. È il caso, molte volte, che porta a fare delle scelte; a ben guardare la fotografia è l’unica arte che può sfruttare il caso. Quando lavoro, mi muovo con uno spirito libero, non condizionato da progetti troppo definiti che mi potrebbero influenzare».

Poggibonsi, scale - Foto G. Tatge

«Finita l’università, e fresco di laurea – prosegue Tatge –, ho portato la mia fidanzata, la mia attuale moglie, a Todi, perché volevo farle conoscere le mie origini. Ci siamo rimasti 12 anni! Lì sono nati i miei due figli. All’epoca sia io che mia moglie insegnavamo inglese e parallelamente facevo il fotografo. Quando è nato William, il primogenito, per ragioni logistiche sono stato sfrattato dallo studio dove scrivevo, così ho dovuto spostarmi a tempo pieno sulla fotografia, lavorando in particolare con il banco ottico».

Proprio su Todi George ha realizzato un libro, Al di là del tiglio. Un ritratto di Todi, che ha avuto molto successo e che ha fatto conoscere questa cittadina in tutto il mondo. La consacrazione di Tatge arriva quando riceve l'incarico di direttore della fotografia di Alinari, il noto museo fiorentino dedicato a questa arte. Questo lavoro lo ha impegnato per 16 anni, durante i quali ha realizzato moltissimi lavori su commissione che gli hanno dato una popolarità internazionale.

«Ormai viviamo a Firenze da 25 anni, sto bene e la considero la mia città. La Toscana è una regione civile, le scuole sono buone, la sanità funziona, i miei figli sono cresciuti bene. Ho un buon rapporto con Firenze ma la trovo difficile da fotografare. È vivibile, sì, ma per me è claustrofobica, ha degli spazi troppo angusti. Io cerco cose che per gli altri non hanno importanza. Mi piace Poggibonsi! È varia nelle sue architetture».

Livorno, Piscina - Foto G. Tatge

Nel 2015 Villa Bardini ha celebrato con una mostra, Italia Metafisica, il lavoro di questo autore, che colleziona segnalazioni e premi internazionali. L’ultimo è stato il “Premio Hemingway” 2016, ricevuto a luglio a Lignano Sabbiadoro; George era in compagnia degli scrittori Luis Sepulveda e Aharon Appelfeld e del filosofo Massimo Cacciari.

«Aver fatto colazione insieme ad autori di questo profilo e avere dialogato con loro è stata un’esperienza straordinaria», conclude il fotografo.

http://www.georgetatge.com

La mostra

Tatge in Umbria

Perugia e Terni sono due tappe di “Italia metafisica”, la mostra che vede protagonista George Tatge e le sue fotografie, vere e proprie opere d’arte.

A Perugia sarà ospitata nel Museo civico di Palazzo della Penna, via Podiani 11, dal 2 settembre al 2 ottobre (inaugurazione: giovedì 1° settembre, ore 17.30). Orari: da martedì a domenica, ore 10-19; chiuso il lunedì. Biglietti: intero euro 5, ridotti, 2-3 euro. Per info: 0755716233; www.comune.perugia.it.

A Terni Tatge sarà ospite a Palazzo di Primavera, via Giordano Bruno 3, dal 23 ottobre al 20 novembre (inaugurazione: sabato 22 ottobre, ore 17). Orari: da martedì a domenica, ore 10-13 e 16-19; chiuso il lunedì. Ingresso libero. Per info: 0744402199 oppure 0744549728; www.comune.terni.it

Video


Notizie correlate

Scultore e fotografo

Discendente di una famiglia di artisti fiamminghi, fotografò Pisa com'era prima dei restauri ottocenteschi