Le raffinate tecniche di restauro. La carenza di fondi

Scritto da Silvia Gigli |    Novembre 2016    |    Pag. 6, 7

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

angeli del fango firenze

G.C. BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE DI FIRENZE

Alluvione

I libri che finirono sotto una spessa coltre di fango furono ben oltre un milione. L’onda della piena dell’Arno investì con violenza la Biblioteca nazionale centrale di Firenze sommergendo, nella notte del 4 novembre 1966, il seminterrato, il pian terreno e il piano rialzato dell’imponente edificio novecentesco affacciato sul fiume.

La furia delle acque travolse giornali, riviste, opere moderne, tesi di dottorato, ma soprattutto alcune delle più pregiate raccolte storiche della biblioteca, cioè gran parte dei libri del Fondo magliabechiano (la nascita della biblioteca, nel 1714, si deve ad Antonio Magliabechi e al suo imponente lascito a Firenze), i grandi formati Palatini e il fondo delle Miscellanee, che gli esperti definiscono preziosissimo. Senza contare i sei milioni di schede alluvionate, i cataloghi e gli inventari sommersi.


Campioni in restauro

Cinquant’anni fa i mezzi d’informazione non lavoravano in tempo reale come oggi e Facebook o Twitter erano fantascienza, ma la portata della tragedia fiorentina arrivò presto alle orecchie di uomini e donne di tutto il mondo.

La solidarietà scattò immediata. Tecnici ed esperti arrivarono a Firenze dagli Stati Uniti e dalla Germania, dalla Gran Bretagna e dall’Australia per aiutare i colleghi fiorentini. Insieme a loro centinaia di giovani volontari, i celebri Angeli del fango, fornirono le braccia per liberare dalla melma i volumi.

«Da quella tragedia nacque uno dei più importanti laboratori di restauro di libri al mondo», racconta oggi Luca Bellingeri, da un anno alla guida della prestigiosa istituzione fiorentina.

Grazie alle intuizioni e alla capacità organizzativa di un suo illustre predecessore, Emanuele Casamassima, che nel ‘66 aveva in mano le redini della Nazionale, il centro di restauro fiorentino fu per molti anni il più grande del mondo. Inizialmente collocato all’interno della centrale termica della stazione ferroviaria, il laboratorio si trasferì nella biblioteca, dove fu organizzata una vera e propria catena di montaggio per operazioni delicatissime come la collatura, la scucitura, la pulizia dal fango, il rattoppo, la cucitura e la legatura dei volumi.

G.C. Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze


Ancora con il fango

In cinquant’anni, alla Nazionale è stata restaurata buona parte dei libri alluvionati. Del Fondo magliabechiano, per esempio, su oltre 52.500 volumi danneggiati ne sono stati recuperati 33.000, mentre 15.000 rimangono da restaurare e oltre 4000 risultano mancanti; il Fondo Palatino contava oltre 9500 volumi alluvionati: 6000 sono stati restaurati e 3200 sono in attesa di restauro. Per quanto riguarda le Miscellanee, infine, oltre 42.000 sono quelle alluvionate identificate, quasi 12.000 le restaurate e oltre 30.000 da restaurare.

«È stato fatto un lavoro enorme, ma c’è ancora da fare, anche se i numeri sono diminuiti – spiega il direttore della biblioteca –. Quello che oggi ci impegna di più è un piccolo gruppo di volumi di grande formato, dal mezzo metro in su. Siamo riusciti a reperire risorse per restaurare un primo lotto di 140; gli altri cercheremo di sistemarli il prossimo anno».

Dal ‘66 ad oggi il laboratorio dove si “resuscitano” i libri ha cambiato sede più di una volta e il numero di restauratori si è ridotto drasticamente. «Oggi ne abbiamo solo sette, il resto del lavoro viene dato in appalto», spiega Bellingeri.

Il serpentone umano, che lo scorso settembre si è snodato da piazza della Signoria alle Cascine per sostenere la raccolta fondi per il restauro dei libri, va dunque nella direzione di una rinnovata attenzione per la Biblioteca nazionale. «Non tanto per le risorse economiche che abbiamo raccolto – continua il direttore –, quanto per il coinvolgimento dei cittadini nella difesa di un patrimonio della città».

G.C. Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze


Iniziative per ricordare

I libri coperti di fango, insieme al Crocifisso di Cimabue, furono i simboli più forti dell’alluvione del 4 novembre 1966. Per il cinquantesimo anniversario sono state organizzate molte iniziative, dalle mostre fotografiche, ai convegni, ai documentari, che narrano anche gli aspetti meno noti dell’alluvione.

La Biblioteca nazionale sarà protagonista di queste manifestazioni con una mostra a Palazzo Medici Riccardi e con l’esposizione organizzata insieme alla Comunità ebraica presso l’Opera del tempio ebraico in via Farini.

Insieme a Toscana Film Commission sarà ricreata nella sede di piazza dei Cavalleggeri la realtà virtuale dei giorni dell’alluvione; dal 3 novembre, ogni giovedì, la Nazionale ospiterà incontri sui temi del restauro. La prima conferenza è affidata al professor Carlo Federici, che spiegherà come dall’alluvione in poi sia totalmente cambiato il modo di restaurare i libri; si parlerà del rapporto fra acqua e carta e, soprattutto, dei piani di emergenza.

«Se ci sentiamo tranquilli oggi? La risposta è no – dichiara secco il direttore della Biblioteca –. È chiaro che lo siamo di più rispetto a cinquant'anni fa perché sono stati predisposti piani di emergenza che ci permetterebbero di mettere in sicurezza un po’ di libri con almeno 12 ore di preavviso – continua Bellingeri –. Ma non posso certo pensare di spostare su e giù sei o sette volte all’anno tonnellate di libri magari per un falso allarme. L’unica cosa che potrebbe davvero contenere i danni è un sistema di paratie. Non è una soluzione semplice e sicuramente è costosa, ma ne stiamo parlando da mesi con il Segretariato dei beni culturali della Toscana per avere una stima dei costi e chiedere un finanziamento straordinario». Cinquant’anni dopo, l’acqua dell’Arno è ancora una minaccia.


L’intervistato

    Luca Bellingeri , direttore della Biblioteca nazionale centrale di Firenze


Video


Notizie correlate


La fabbrica della cultura

La Biblioteca Comunale Lazzerini, realizzata in un ex edificio industriale, con 250.000 volumi e le innovazioni tecnologiche è un punto di riferimento per i cittadini pratesi

Photogallery

Piovevano libri

L'ottobre delle biblioteche toscane: un appuntamento che ricorre dal 2007

Video