Ornamento tipico delle ville toscane, “moda” lanciata dai Medici nel Rinascimento

Scritto da Càrola Ciotti |    Ottobre 2015    |    Pag.

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Limonaia

Foto F.Magonio

Limonaie

La pianta di limone (Citrus x limon) originaria del lontano Oriente, probabilmente di India e Indocina, si diffuse ben presto anche in Cina e in tutta l’Asia sud-occidentale. Tutt’oggi, nelle calde foreste ai piedi dell’Himalaya indiano, così come sulle montagne indocinesi, il limone vive anche allo stato spontaneo. In Italia, la prima testimonianza risale all’epoca romana, con affreschi di piante di limoni a Pompei.

In conca

Per coltivare una pianta di limone, qui da noi, dobbiamo avere un ricovero per i mesi freddi, da novembre ad aprile, perché teme il gelo e i venti forti. Ideali e “classici” per i limoni, così come per tutti gli agrumi, sono le tradizionali conche in terracotta, di cui la Toscana può vantare una rinomata produzione.

È necessario un terriccio piuttosto “pesante” e bisogna ben concimare le piante: ottimo il letame di cavallo, il potassio e i concimi fogliari. Marzo e settembre, sono i mesi in cui dobbiamo nutrirle, scavando una buchetta a lato della conca e riempiendola con il concime organico.

Si pota in giugno – prima della fioritura estiva – seguendo i criteri usati per l’olivo, lasciando vuota la parte centrale della pianta così da far crescere i rami tutti alla stessa altezza, intorno alla conca; attenzione a non creare vuoti nella parte bassa e a non far sovrapporre i rami.

Importante, poi, irrigare con equilibrio: in condizioni climatiche normali, una volta la settimana è sufficiente, a patto di dare acqua sia la sera sia la mattina successiva; se fa molto caldo, si consiglia di aumentare l’apporto d’acqua.

Foto F.Magonio

Il limone, se ben adattato, inizia a fruttificare dopo 4-5 anni: è una pianta longeva che donerà molti frutti. Le varietà sono tantissime e le differenze si riscontrano più che altro nell’aspetto esteriore: forma, dimensione, spessore e colore della buccia, numero di semi. La varietà più coltivata in Italia è la Femminello, limone tipico della Sicilia, di forma oblunga, con polpa succosa e molti semi. Quasi priva di semi invece – e per questo molto pregiata – è la Femminello apireno continella, varietà poco diffusa, con una produzione costante che regala frutti di piccola pezzatura. La varietà di Femminello lunario, fiorisce quasi di continuo e per questo è la più apprezzata per scopi ornamentali.

I piccoli fiori di limone, bianchi e violetti, d’aspetto semplice e delicato, sono incredibilmente profumati! Conosciuti ovunque con il nome di “zagara” si usano sia in cosmesi per creare profumi frizzanti, sia in pasticceria per aromatizzare alcuni dolci.

Antiche limonaie

Foto F.Magonio

Non c’era villa in Toscana che non possedesse una limonaia, dopo che i Medici, per primi, ne diffusero la pratica. Oggi, molte di queste antiche strutture sono state restaurate e sono adibite a luoghi per incontri, eventi culturali e cerimonie. Segnaliamo come esempio per tutte, la più antica: la limonaia della Villa medicea di Castello, a Firenze. Nello splendido e storico giardino è presente un’importantissima collezione di limoni e altri agrumi (circa 500), pregiati e rari, che nel periodo invernale trovano riparo nelle due limonaie della villa: una piccola, posta a levante, e un’altra più grande, detta anche stanzone degli agrumi, collocata a ponente. Quest’ultima ha il pavimento in terra battuta e ospita le piante più antiche del giardino: l’operazione di ricovero, data la mole di alcuni esemplari storici, impiega circa un mese di lavoro.

Durante la prima guerra mondiale, la limonaia grande di Castello fu svuotata e adibita a ospedale militare: di conseguenza, i preziosi agrumi patirono il gelo e molte piante portano ancora oggi – è passato ormai un secolo – i segni dei danni subiti durante quel drammatico periodo della nostra storia.

Dai fiori ai limoni

A Pescia tutti gli anni, i primi di ottobre, all’Istituto tecnico agrario statale Anzilotti di Pescia, che ha sede nella bella Villa Magnani (viale Ricciano 5), si svolge “Citromania”, una manifestazione dedicata agli agrumi, fiore all’occhiello del vivaismo pesciatino. Tema dell’edizione 2015 gli agrumi ornamentali, curatori della mostra il professore Andrea Voirgar insieme a Maurizio Giuntini.

«Pescia era negli anni ‘50-‘60 uno dei centri più importanti d’Italia per la produzione di fiori recisi – ci dice Maurizio Giuntini -, mentre non esistevano aziende che si occupassero di agrumi: oggi ci sono una quindicina di vivai, attivi da 10-15 anni, fra l’altro presenti alla mostra. Parlando con un vivaista ho appreso che tutta la produzione annuale di agrumi pesciatini riesce ad essere venduta soprattutto nel nord Europa, Germania, Francia... paesi molto attratti da piante che ricordano il Sud caldo e soleggiato. Nonostante un calo legato alla crisi economica, le vendite sono state buone anche negli ultimi anni».

Citromania a Pescia

il 4 ottobre alle 9 apertura mostra-mercato con le piante di agrumi. Dalle 15 degustazione di prodotti a base di agrumi preparati da ristoratori, pasticceri e gelatai locali.

Info: 057249401