A Firenze, da quasi 20 anni, è la voce dei senza fissa dimora

Scritto da Francesco Giannoni |    Aprile 2013    |    Pag. 41

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

Nasce nel 1994, dopo la fondazione di Periferie al centro, associazione oggi onlus, proprietaria della testata. Nasce nell’Albergo popolare, per l’impegno di ospiti e operatori. Lo scopo: far conoscere situazioni e storie di chi per tetto spesso ha il cielo (non sempre tiepido e stellato).

Fin dall’inizio il giornale si autofinanzia e autogestisce. «Parla per tutti, è dignitoso, è organo d’informazione libera e indipendente. Per scelta non abbiamo pubblicità, per non essere succubi di nessuno».

I temi affrontati dalla rivista sono vari: prima di tutto la casa e il carcere («diamo voce a chi non l’ha»); poi segnalazioni di eventi e presentazioni di libri. Essendo un mensile, è frequente che notizie, magari urgenti, arrivino tardi o non trovino spazio: così è nato un blog, aggiornato in tempo reale.

“Fuori binario” nasce dalla strada e si vende per strada. Tira 4000 copie, quasi tutte vendute, principalmente a Firenze; 100 copie vanno ai detenuti di Sollicciano (il carcere del capoluogo); ci sono circa 350 abbonamenti, spesso gratuiti, perché scambi con altre riviste o “compenso” per chi con frequenza dona indumenti, coperte e generi di conforto.

La redazione è composta dal direttore responsabile Domenico Guarino, giornalista di Fuori binarioControradio-popolare network, da Roberto Pelozzi, ex direttore del giornale ora caporedattore, e da Maria Pia Passigli, coordinatrice della rivista, nonché presidente di Periferie al centro.

La storia di Roberto è esemplare: varesino, cinquantenne con problemi di deambulazione (glissati con eleganza: «ho qualche acciacco»), dopo una separazione e «piccole storie legali da giovane», viveva per strada in giro per l’Italia.

A Bologna divenne distributore di “Piazza Grande”, consorella di “fuori binario”. Si trasferì a Firenze, dopo averla visitata 2-3 volte e averne respirata un’atmosfera «completamente diversa da quella odierna»; con l’esperienza di “Piazza grande”, vendeva “fuori binario” e cominciò anche a scriverci.

Chi lo vende

Ecco i distributori-tipo del giornale: ospiti dell’Albergo popolare, persone che occupano case o in serio stato di emarginazione, famiglie Rom.

Fuori binario3Quando arriva un nuovo distributore, magari senza un soldo, riceve 20 copie e trattiene l’intero incasso, le offerte delle persone. Per i successivi numeri, paga alla redazione 70 centesimi a copia (per spese di tipografia, affitto dei locali, bollette), e si tiene il resto.

A volte inizia un dialogo e s’instaura un rapporto fra acquirente e venditore che lavora sempre nello stesso posto.

Editoria e artigianato

Dal 2001, come FuoriBinarioLibri, «pubblichiamo anche libri che escono come supplemento al giornale». Sono scritti dai redattori; il primo è stato Storie di vento e di follia, poesie di Vittorio Porfito, in quel periodo detenuto a Sollicciano.

All’autore, nel frattempo deceduto, è dedicato un premio letterario; i testi partecipanti sono tutti raccolti e pubblicati in volume; l’ultimo s’intitola Il Degrado, cos’è.

Da poco esiste Arte fuori binario, bottega di artigianato solidale, in via Gioberti 5r. La tipologia dell’artigiano è assai varia (dallo studente fuori sede alla signora ultraottantenne), come quella degli oggetti: fiori all’uncinetto, portafogli in tetrapak riciclato, gioielli realizzati con forchette, tappi da birra e camere d’aria di bici.

Tutto è in contovendita. «Tratteniamo il 30% per coprire le spese, ma non sempre: su un anello da 6 euro non prendiamo niente, sennò che guadagna l’artefice?».

Fuori binario5Positivo è che «ci siamo radicati sul territorio; non era scontato». La gente viene in bottega e chiede di cosa c’è bisogno, porta giubbotti e coperte poi distribuite in strada (ben 180, durante il gelo del 2012); una famiglia che, entrata in una casa del Comune, non aveva nulla, ha ricevuto batterie complete di pentole e piatti. «C’è solidarietà, pur in tempi bui. Semmai, manca l’accordo con altre associazioni; latitano le istituzioni».

L’evento di marzo

Il 15 dicembre scorso, la redazione di “fuori binario” è stata aperta al pubblico; in ogni stanza un’attività: presentazione del giornale, mercatino, documentari sul carcere, dal vivo i canti della Resistenza; al buffet, il minestrone preparato dall’associazione per la casa Il Melograno.

L’esperienza è stata bissata l’8 marzo: sono state le donne a costruire la giornata; hanno portato testimonianze del reparto femminile di Sollicciano, e poi fotografie, documentari, letture di brani per riflettere insieme, presentazione di un libro al femminile.

Alcune testate consorelle: la bolognese “Piazza Grande” e le milanesi “Terre di mezzo” e “scarp de’ tenis”, quest’ultima venduta anche a Firenze e altre città d’Italia

Nelle foto gli intervistati: Maria Pia Passigli e Roberto Pelozzi