Graffitari e street art: deturpano o abbelliscono la città?

Scritto da Bruno Santini |    Febbraio 2017    |    Pag. 9

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

street art firenze

Sottopassaggio delle Cure a Firenze - Foto F. Giannoni

Curiosità

In quella che è la nuova Bibbia del sapere, Wikipedia, consultata assiduamente dagli internauti, al termine “Street art “(letteralmente arte di strada) corrisponde la seguente definizione: “nome dato dai mezzi di comunicazione di massa a quelle forme di arte che si manifestano in luoghi pubblici, spesso illegalmente, nelle tecniche più disparate”.

Per approfondire il tema ci affidiamo a un esperto, Matteo Cavezzali, titolare di un negozio nel quartiere di Santa Croce a Firenze, punto di riferimento per gli appassionati di street art.


Qual è la filosofia o l’esigenza alla base della street art?

«II movimento nasce negli anni ‘70 nei ghetti di New York grazie alla vendita dell’aerosol. Questa semplice bomboletta spray diventa così, in breve tempo, uno strumento molto efficace in mano ai giovani di tutto il mondo. Difficile da classificare la filosofia del writer che va dal desiderio di abbellire le città a vere e proprie manifestazioni di dissenso. Si passa da semplici scritte eseguite in diversi stili calligrafici o da vari tipi di disegni (puppets) a forti prese di posizione e proteste politiche. Sicuramente nei writers c’è molta autoaffermazione. Il loro tratto distintivo è la tag, ovvero lo pseudonimo, l’alter ego ripetuto all’infinito, ovunque e su qualsiasi superficie. Espressione dell’esaltazione di se stessi, soprattutto sugli altri writers».


Quali le motivazioni che spingono un artista alla street art?

«Ai writers interessa solo il riconoscimento degli altri writers; è un mondo chiuso e nascosto. L’artista (street artist), al contrario, vuole sedurre quanti più spettatori possibile, cerca il gusto del pubblico e lo asseconda. Mentre i writers nascondono l’identità con pseudonimi e in foto li vedi sempre con il passamontagna, gli street artist mostrano il loro volto alla luce del sole, perché vogliono popolarità e visibilità. I writers sono considerati vandali, imbrattamuri che deturpano e degradano la città, e per questo sono multati e perseguitati. Gli street artist, al contrario, abbelliscono la città, partecipano ad eventi di quartiere, si relazionano con le istituzioni, insomma sono accettati dal pubblico. Anche noi di Ninotchka, facciamo la nostra parte, cercando di sostenere i giovani artisti che frequentano il negozio ed ospitando le loro opere, visto che quello che più manca sono proprio gli spazi espositivi».


Quanto c’è di estemporaneo e di programmato nell’esecuzione di un’opera?

«Conta molto l’attimo, il momento. Esiste sempre un bozzetto, lo studio della grafia, la personalizzazione del tratto, ma il foglio non potrà mai essere come un muro. La riuscita di un’opera di street art dipende anche dal materiale che si usa e dall’effetto che si vuole dare. L’opera in sé viene eseguita in pochi secondi, ma prima ci sono tanto studio e molta mano d’opera».


Quali sono secondo te i più significativi lavori di street art in Toscana?

«Non ce ne sono molti: a Pontedera c’è il capanno abbandonato della Piaggio, dove si apprezzano pezzi storici di artisti come Fra32, Rima, KNM. A Certaldo vediamo alcuni lavori del famoso Zed, mentre a Empoli ecco un bellissimo Wall of Fame di Etnik e Forma. A Firenze c’è il sottopasso di piazza delle Cure o la zona attorno allo stadio e il lungo linea della ferrovia. Successivamente si sono aggiunti i poster (opere su carta, preparate a casa, poi incollate sui muri), il palloncino di Exit-enter o le ali di James-boy, le telecamere di Standard o i mille adesivi di Stelleconfuse (sticker artist). Tutti sono diventati elementi distintivi della città stessa».


Ti viene in mente un aneddoto, un episodio sintomatico della street art?

«Poco tempo fa, nel negozio, un giovane cliente mostrava fiero un buco nello zaino: un vigilante l’aveva beccato a dipingere su un treno e gli aveva sparato mentre scappava... Pensai: morire per un graffito!».


L'intervistato

Matteo Cavezzali

Titolare del negozio Ninotchka a Firenze


È il più famoso dei graffiti presenti in Toscana, una vera e propria opera d’arte, universalmente riconosciuta. “Tuttomondo” fu dipinto dall’artista americano Keith Haring nel 1989 ed è dedicato all’armonia del nostro pianeta. Ogni figura rappresenta aspetti differenti della pace nel mondo.



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