Giornali ridotti a gomitoli per creazioni a impatto zero

Scritto da Annarita Morelli |    Giugno 2011    |    Pag.



Avete mai pensato alle molteplici potenzialità della carta?
Ogni giorno la tocchiamo e ci immergiamo nei suoi racconti. Da oggi possiamo addirittura vestirci; e lo sa bene Ivano Vitali, artista toscano che da dieci anni raccoglie giornali, riviste di moda e pubblicità che raccontano i nostri giorni, la cultura e i valori per poi trasformarli in materia prima per le sue opere. Tra le sue mani scorrono parole. Mani che sporcandosi con i caratteri dei giornali, con passione trasformano la carta in lunghi fili che diventano grossi gomitoli pronti per essere lavorati a maglia. Ed è così che nascono vestiti, gonne, arazzi e centrini. Ecologista, scultore e performer, Ivano Vitali nasce nel 1952 a Campotto (FE), dove vive fino al 1973, in una zona piena di uccelli, pesci e vegetazione. «Tra il 1974 e il 1979 mi trasferisco all'Impruneta - racconta Ivano - qui ho trascorso dei momenti bellissimi, facevo la vita del bohémien. Questo è stato il periodo più creativo della mia carriera. Utilizzavo oggetti poveri trovati sul luogo, come la pietra, il legno ma anche uova, cartucce; era una ricerca sul recupero legata al tema dell'ecologia. È solo dal 1996 che ho deciso di utilizzare esclusivamente la carta dei giornali per realizzare le mie opere ed anche le performances. La carta diventerà il materiale principale di tutta la mia attività successiva».

Realizza solo abiti?
No. Nel 2005 ho cominciato a lavorare in grande, faccio gomitoli giganti che mi servono per realizzare arazzi. Il filo che prima era di 1 mm o 2 mm ora è di 1 o 2 centimetri a seconda dei casi. Da questi gomitoli giganti nascono oggetti altrettanto giganti: faccio calzini di un metro e sessanta centimetri, faccio guanti di un metro e mezzo.

Come ottiene i colori?
Uso quelli che trovo nella carta dei giornali: il rosso, il giallo e tutte le tinte che voglio, e se non mi bastano le mescolo fra di loro: quando vedi il mio lavoro, devi pensare all'effetto che creavano i puntinisti giustapponendo dei colori e combinandoli in maniera tale da farli percepire di un altro colore. L'effetto finale è quello di un "tessuto" mélange.

Qual è la sua idea di creatività?
Penso che la creatività sia di tutti e a qualunque età. Chi dice che non è creativo, è perché la società gli ha tolto i mezzi per esserlo, soffocandolo. La creatività fa parte della felicità dell'individuo, serve a tirare fuori i sentimenti, le sensazioni. Io voglio comunicare la mia creatività.

La sua opera ha anche un fine didattico?
Certo; dopo il 2002 le mie performances cambiano, voglio trasmettere, insegnare agli altri quello che ho imparato, voglio far vedere come si cuce, come si può utilizzare il filo e lavorarlo con l'uncinetto. Voglio aiutare la gente a trovare un sistema per comunicare e a tirare fuori le proprie emozioni. Cerco di far capire che tutti possono fare delle cose con la carta, riciclandola.

L'intervistato Ivano Vitali, artista

Cosa pensa della diffusione della eco-arte nei musei nazionali rispetto a quelli stranieri?
Non ho la conoscenza di tutta la situazione a livello nazionale ed internazionale. Posso parlare solo per esperienza personale. Per esempio ho potuto esporre e fare una performance defilè al museo Stibbert di Firenze nel dicembre 2006; nel 2008 sono stato invitato alla biennale della carta in Olanda con 26 artisti di tutto il mondo. Ero l'unico italiano ed ho avuto l'onore di fare la performance di inaugurazione della biennale al Museo CODA di Apeldoorn. Sono stato invitato anche alla biennale della carta di Lucca; ma non ho potuto partecipare, perché le opere, pur essendo in carta, dovevano essere esposte alle intemperie e io non uso alcun tipo di aggiunta alle mie opere. È contro i miei principi di ecologista.

Cosa pensa del rapporto tra arte ed ecologia?
Penso che l'arte contemporanea dovrebbe tenere presente l'aspetto ecologico. Il nostro pianeta ha bisogno di persone rispettose dell'ambiente, che consegnino alle nuove generazioni un mondo meno inquinato possibile. Ritengo che un artista che usa il silicone inquina, e pertanto non fa un buon servizio all'umanità, anche se le sue opere hanno successo e sono esposte nei più grandi musei del mondo. L'artista di oggi non può non avere un'anima ecologica.