Indispensabili per il nostro organismo, vanno assunte nella dieta quotidiana

Scritto da Alma Valente |    Marzo 2015    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Disegno di L. Contemori

Anche quando abbiamo dei piccoli problemi di salute, come ad esempio la stipsi, se ci rivolgiamo al medico, ci raccomanderà per prima cosa di mangiare in abbondanza alimenti che contengano fibre. Eppure, nella gran parte della popolazione, gli alimenti ricchi in fibre non sono considerati i più importanti nella nostra dieta. Niente di più sbagliato, in quanto la verdura, la frutta ed i cereali integrali (gli alimenti più ricchi di fibre) non solo sono i “mattoni” più importanti nella nostra alimentazione, ma possiamo anche affermare che rappresentano delle vere e proprie “medicine” per il nostro organismo.

Le fibre, alimenti privi di valore nutrizionale per l’uomo, sono i costituenti essenziali di tutti i cibi di origine vegetale. Infatti esercita degli effetti funzionali e metabolici che sono componenti indispensabili nella dieta umana. Queste, aumentano la sensazione della sazietà, migliorano la funzionalità intestinale ed i disturbi a essa riconducibili; inoltre la loro adeguata assunzione con la dieta è stata messa in relazione con la diminuzione del rischio di sviluppare le malattie cronico-degenerative, quali i tumori del colon-retto, il diabete e le patologie cardiovascolari.

Nella comunità scientifica è in corso un vivace dibattito sulla definizione delle fibre alimentari, basato principalmente sulla diversità della composizione chimica e sulle diverse funzioni biologiche. Per attenerci a una classificazione semplice, le fibre si distinguono in solubili e insolubili. Secondo la IV revisione dei Livelli di assunzione di riferimento dei nutrienti (Larn) emessi dalla Società italiana di nutrizione umana, il fabbisogno giornaliero raccomandato è di 30 grammi al giorno di cui i 2/3 rappresentati da fibre solubili ed 1/3 da quelle insolubili.

Le fibre alimentari appartengono alla famiglia dei carboidrati, ma sono caratterizzate dal fatto che l’uomo, al contrario di altri mammiferi, quali per esempio i bovini, gli ovini e molti altri animali a essi simili, non è in grado di digerirle in quanto costituite essenzialmente da cellulosa. Pertanto non rappresentano una fonte di calorie per gli umani e arrivano intatte nel colon dove vengono decomposte dai batteri costituenti la flora intestinale.

Le fibre solubili sono così definite perché si sciolgono in acqua, formano una sostanza gelatinosa che ha un volume 100 volte maggiore del loro peso iniziale e posseggono un’alta viscosità e, una volta giunte nel colon, sono altamente fermentabili. Questi sono i motivi per cui questo tipo di fibre rallenta l’assorbimento degli zuccheri semplici e dei lipidi e aiutano a curare il diabete e prevenire le malattie cardiovascolari.

Quelle insolubili trattengono molta acqua, rendendo le feci più molli e combattendo pertanto la stipsi anche grazie alla loro bassa viscosità. Gli alimenti più ricchi di fibre solubili sono le lenticchie, i fagioli, le cipolle, i ceci, i carciofi e i piselli. Quelli più ricchi di fibre insolubili sono, invece, la crusca di grano, le mandorle, la farina di frumento, le castagne, i fichi secchi, il pane bianco e la farina di segale.

Le verdure a foglia larga contengono sì molte fibre, ma in alcuni individui possono provocare delle fermentazioni eccessive, causando così gonfiori addominali e meteorismo eccessivo. Anche la frutta ha un discreto contenuto di fibre e il consumo di questi alimenti contribuisce a fornire la quota giornaliera necessaria. Occorre però ricordare che questa contiene un discreto contenuto di zuccheri semplici, aumentando la quota di calorie assunte durante la giornata; pertanto il loro uso deve essere controllato, limitandoci a 3-4 porzioni al giorno. Se ciò è importante per tutti, lo è in particolar modo negli individui affetti da diabete o problemi di peso.

Sulla base di quanto detto sinora, le fibre alimentari hanno moltissimi vantaggi per la salute del nostro organismo e sembrerebbero una vera panacea per la salute umana; ma se questo è vero per la maggior parte degli individui, esistono però delle malattie gastrointestinali nelle quali il consumo di fibre alimentari deve essere controllato, perché possono portare a dei problemi anche di una certa rilevanza.

Esamineremo le condizioni patologiche più importanti seguendo i suggerimenti che vengono dati dalla Società italiana unitaria colonproctologia (Siucp). La sindrome del colon irritabile che colpisce, secondo statistiche statunitensi, il 20% della popolazione adulta, e annovera fra i suoi sintomi più frequenti crampi, dolore addominale, nausea, costipazione e diarrea; è riconducibile a molte cause quali malattie infettive, celiachia, stress ed anche disordini alimentari.

In presenza del sospetto di questa sindrome, occorre ovviamente rivolgersi al medico per avere una diagnosi di precisione ed effettuare la terapia adeguata; qualunque sia la causa, occorrerà comunque fare attenzione alla quantità e alla qualità delle fibre assunte con la dieta. In particolare, cavoli, carciofi, spinaci, cipolla, rucola, cetrioli, sedano dovranno essere assunti con cautela, così come pesche, pere e prugne. Se poi questi alimenti scatenano delle coliche, allora sarebbe prudente evitarli.

Un altro tipo di patologia intestinale che necessita di una attenzione sull’apporto delle fibre nella dieta è la diverticolosi del colon. Anche questa malattia può provocare coliche addominali, ma spesso è priva di sintomi, e comunque la diagnosi è facilmente riscontrabile grazie a una colonscopia. In presenza di malattia diverticolare, occorre aumentare il consumo giornaliero di fibre, sia solubili che insolubili; si suggerisce di bere molta acqua per facilitare il transito intestinale.

Talvolta i diverticoli, piccole cavità della superficie interna del colon possono infiammarsi; in questo caso, ci troviamo di fronte a una diverticolite, e i sintomi sono sempre rilevanti: dolore, brividi, febbre, talvolta diarrea. Non è raro che si possano avere complicanze, fra cui la più temibile è la perforazione intestinale.

L’importanza di questa condizione richiede un intervento medico d’urgenza per instaurare la terapia adeguata. In questa evenienza, oltre ad evitare i cibi irritanti quali il pepe, il peperoncino, le spezie, gli alcolici, il thè ed il caffè, occorre evitare i legumi ed i cereali integrali. La verdura che può essere consumata liberamente è la lattuga, mentre la frutta va consumata senza buccia e possibilmente centrifugata.

Quindi possiamo concludere col dire che le fibre alimentari sono dei costituenti importantissimi nella nostra dieta, ma vanno usati con cautela in alcune condizioni patologiche, sempre sotto la sorveglianza del proprio medico, oppure in particolari casi di intolleranza individuale verso un certo tipo di vegetale, di cui sarebbe troppo lungo fare menzione.

I cereali nella dieta quotidiana - Dal Stamparv - durata 3’ 46’’