La mostra di Eliseo Mattiacci prosegue una lunga tradizione di esposizioni d’arte

Scritto da Francesco Giannoni |    Luglio-Agosto 2018    |    Pag. 39

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

Foto F. Giannoni

Firenze

C'è tempo fino al 14 ottobre per visitare, al Forte Belvedere, “Gong”, mostra dedicata a Eliseo Mattiacci. Attraverso 20 grandi sculture e un considerevole gruppo di disegni, il pubblico potrà conoscere l’arte di un pioniere dell’avanguardia italiana negli anni ‘60, che ha esposto in musei di tutto il mondo. Protagonisti delle sue opere sono il sublime del cosmo, orbite di pianeti e di astri, ritmi e geometrie che appartengono all’universo, come testimoniano le sue parole: «Mi sento attratto dal cielo con le sue stelle e pianeti e, al di là, dalle nostre galassie [...]. Mi piacerebbe lanciare una mia scultura in orbita nello spazio. Sarebbe davvero un bel sogno sapere che lassù gira una mia forma spaziale». Come ha detto Sergio Risaliti, curatore della mostra, il giorno dell’inaugurazione: «Queste grandi sculture, pur pesanti nella materia, anche 80 tonnellate, si slanciano leggere con i loro significati: rappresentano una nuvola, il sole, la luna. Sono segni con cui Mattiacci ci invita al dialogo con l’alto, in un anelito d’infinito». Secondo Dario Nardella, sindaco di Firenze, «al Forte c’è un confronto continuo fra linguaggi, stili e artisti di epoche diverse. La mostra di Mattiacci è opera di civiltà che serve a Firenze e a tutta l’Italia». È l’ultima delle grandi esposizioni allestite da decenni al Forte Belvedere, con una parentesi di chiusura in seguito ad alcuni tragici eventi. Andando a ritroso, ecco i nomi di Zhang Huan, Folon, Botero, Karavan e Moore.

Un po’ di storia

Il Forte di San Giorgio, conosciuto come Forte Belvedere per il panorama che si può godere dai suoi bastioni, fu fondato nel 1590, su un sito di cui si era capita l’importanza strategica durante l’assedio del 1529. Fu voluto da Ferdinando I dei Medici e progettato da Bernardo Buontalenti (tipico “geniaccio” enciclopedico del rinascimento: architetto, scultore, pittore, ingegnere militare, scenografo). Collaborarono Alessandro Pieroni, architetto e pittore, e don Giovanni dei Medici, soldato e architetto, figlio naturale di Cosimo I. Il forte ha una pianta a stella, con quattro bastioni principali e due ausiliari. Al centro la Palazzina di Belvedere, preesistente all’edificio militare. Progettata da Bartolomeo Ammannati, elegante e leggera, ha nitide superfici intonacate delimitate dagli spigoli in pietra forte. Al pianterreno due logge permettono il bel-vedere sulla città e sulla collina di San Miniato. I sotterranei della palazzina divennero ricovero del tesoro mediceo, custodito in fondo a un pozzo, in una cella. Questa era dotata di una serratura congegnata dal Buontalenti in modo che, chi avesse provato ad aprirla senza conoscerla, avrebbe fatto scattare delle trappole mortali. Buontalenti, Pieroni, don Giovanni, Ammannati: dal confronto di tali “cervelli” nasce questo edificio come difesa da attacchi esterni o da disordini interni e come rifugio per la famiglia regnante che vi si poteva recare direttamente da Palazzo Pitti.

Il cannone delle pastasciutte

E pensare che dagli spalti del Forte gli unici colpi di cannone sparati sono stati quelli che, insieme alle campane, indicavano ai cittadini che era mezzogiorno e quindi ora di pranzo. Da qui il nomignolo di “cannone delle pastasciutte”. Erano colpi sparati a salve, anche se voci maligne vogliono che il cannone fosse caricato con avanzi di cucina che finivano a ventaglio sulle case sottostanti. Era l’ultimo cannone rimasto, dopo l’esilio volontario di Leopoldo II di Lorena nel 1859, quando l’artiglieria fu portata alla Fortezza da Basso. Come edificio militare appartenne al Demanio fino agli anni ‘50 del XX secolo, quando il Comune di Firenze lo chiese allo Stato. Ottenutolo dopo un lungo iter burocratico, lo restaurò e lo aprì al pubblico nel 1955, facendogli ottenere subito la qualifica della “più bella terrazza su Firenze”. Info: http://musefirenze.it/mostre/eliseomattiacci/

Per i soci: promozione 2X1 (ingresso 2 persone al prezzo di 1) per tutta la durata della mostra; le domeniche 15/7, 19/8, 14/9, ore 16 e 17.30, anche visite guidate gratuite. Prenotazione obbligatoria: 0552768224/558; info@muse.comune.fi.it, www.musefirenze.it.

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