Un ronzio fastidioso e persistente. Non se ne conoscono ancora le cause

Scritto da Alma Valente |    Aprile 2012    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

(Foto di C. Valentini)

Ludwig van Beethoven scrisse al suo amico medico Franz Gerhard Wegeler il 21 giugno 1801: "Le orecchie continuano a ronzare e fischiare giorno e notte. Ti confesso che sto trascinando una vita ben misera".
Una migliore descrizione non si potrebbe fare dell'acufene. In medicina viene definito come la percezione di un suono in assenza di stimolazione sonora ed un sintomo di cattivo funzionamento dell'apparato uditivo. In parole povere una sensazione "illusoria", che viene dall'interno del nostro organismo e non dall'esterno, associata spesso ad una distorsione di ciò che sentiamo.
«Purtroppo - come spiega il dottor Alberto Mandoli, specialista in Otorinolaringoiatria e audiologia dell'Ospedale di Lucca - ad oggi, nei due terzi dei casi non ne sono conosciute le cause. Nel restante terzo possono essere chiamati in causa fattori concomitanti come l'esposizione a rumore di elevata intensità per lunghi periodi di tempo per motivi di lavoro, come operai che usano martelli pneumatici e altri strumenti rumorosi senza adeguate protezioni, o di divertimento: per esempio chi fa abuso delle famose "cuffiette" per sentire musica ad alto volume».
Dunque le cause possono essere molteplici, incluse anche diverse patologie dell'orecchio. Molto spesso, poi, l'acufene può accompagnarsi alla riduzione dell'udito che avviene con l'età. «Talvolta questo sintomo - continua il dottor Mandoli - è associato a patologie più generali quali ipertensione, diabete o altre malattie metaboliche. Dunque per fare una diagnosi, la più precisa possibile, è indispensabile raccogliere con accuratezza i dati del paziente».

Statistiche
L'acufene incide con elevata frequenza tanto da costituire uno dei più comuni disturbi lamentati dalla popolazione in generale. Secondo la letteratura più aggiornata, si stima che il 10% della popolazione adulta sia affetta da questa patologia; nel 5% dei casi il sintomo è riferito come particolarmente fastidioso ed infine nell'1%, la sua presenza peggiora la qualità della vita. Mediamente, le donne sono più colpite, e la prevalenza è più elevata nelle fasce di età avanzate.
Nella maggior parte dei casi l'esordio della patologia risulta subdolo e mal definibile rendendo difficile la stima della sua insorgenza. «Non conoscendone ancora le cause - prosegue il nostro esperto - ed esistendo una estrema variabilità delle ipotesi avanzate negli ultimi anni, la terapia può essere farmacologica potendosi avvalere di diversi prodotti, sempre su prescrizione del medico di fiducia. Esiste anche quella non farmacologica che può variare dalla stimolazione elettrica o elettromagnetica dell'orecchio, agopuntura, ultrasuoni, laser, mascheratori, ipnosi, tecniche di rilassamento, psicoterapia, sino ad arrivare, nei casi più gravi, alla chirurgia».

Per nessuno dei farmaci utilizzati e per nessuna delle terapie non farmacologiche, si verificano miglioramenti persistenti e statisticamente significativi. Però, quando l'acufene è associato a malattie internistiche, curare la patologia di base spesso risolve il sintomo. Quindi, ad oggi, non esiste una terapia efficace per gli acufeni, come è estremamente complessa e delicata la gestione del paziente affetto da tale disturbo.

(L'intervistato è il dottor Alberto Mandoli, specialista in Otorinolaringoiatria e audiologia dell'Ospedale di Lucca)