In aiuto degli orfani di Aleppo, rimasti soli dopo la bufera dell’Isis

Scritto da Renato Burigana |    Novembre 2017    |    Pag. 3

orfani di aleppo Solidarietà

Sono i figli dei guerriglieri islamici, morti in battaglia, e di donne che spesso sono arrivate in Siria dall’Europa perché “affascinate” dalla guerra e per dare una “seconda generazione di combattenti”. Sono oltre duemila i bambini e le bambine solo nella città di Aleppo, rimasti orfani di entrambi i genitori, che guardano a noi per avere un futuro, per cercare di recuperare quell’infanzia che negli ultimi cinque anni non hanno avuto. A prendersi cura di loro sono i cristiani e i musulmani insieme. Oggi, dopo cinque anni di bombardamenti, di uccisioni, di stragi compiute casa per casa, o nelle piazze dove si impiccavano le persone che non aderivano all’Isis, non rimangono che macerie.

Dopo la liberazione della città, avvenuta alla vigilia della scorso Natale, si sta cercando di ricostruirla. Il primo problema è quello di dare una vita dignitosa ai bambini e alle bambine orfani. «Tutti in Siria - spiega il vicario apostolico per la Siria, il vescovo francescano Georges Abou Khazen – stanno cercando di vivere il perdono, la riconciliazione. Cristiani e musulmani lavorano insieme, fianco a fianco. Ahmad Badreddine Hassoun, gran muftì della Siria, al quale nel 2014 hanno ucciso il figlio come avvertimento dopo alcune critiche rivolte al Governo, ai funerali ha detto: perdono gli assassini di mio figlio e prego perché mia moglie riesca a fare lo stesso».

Certo la crisi economica, i capannoni industriali distrutti, l’inflazione (prima della guerra un dollaro valeva 50 lire siriane, oggi ne vale oltre 520), l’embargo che riguarda anche le medicine contro i tumori (che in Siria sono aumentati a causa degli armamenti utilizzati) sono problemi con cui fare i conti ogni giorno. Ma il problema con la P maiuscola è quello di aiutare lì, nelle città siriane, i bambini. Qualcuno parla di quasi un milione di profughi, molti dei quali in Libano, sotto i 14 anni. Spesso li vedi camminare mano nella mano, lei sei anni con il fratellino appena più piccolo, i loro occhi ti guardano. Hanno dignità, ma chiedono aiuto.

La Fondazione Il Cuore si scioglie, la Fondazione Giovanni Paolo II, l’Arci stanno realizzando due impegnativi progetti in Siria, proprio ad Aleppo, per dare a questi ragazzi un futuro fatto di scuola, cure mediche, pranzi caldi, gioco. La scorsa estate sono stati realizzati i primi campi scuola estivi, una gioia ritrovare il gioco, lo stare insieme. «Dobbiamo aiutarli, tutti insieme. Siamo chiamati tutti, laici e credenti, musulmani e cristiani a dare a questi bambini quello che fino a ora non hanno avuto», sta ripetendo da mesi monsignor Luciano Giovannetti, vescovo e presidente della Fondazione Giovanni Paolo II.


Renato Burigana

Portavoce della Fondazione Giovanni Paolo II