Il lino, raffinato, traspirante, ideale per l’abbigliamento estivo

Scritto da Alessandra Pesciullesi |    Giugno 2014    |    Pag.

Esperta in scienze dell'alimentazione e merceologia alimentare, lavora nella formazione professionale di cuochi, pasticceri e camerieri-barman. Nel 2000, insieme a Monica Galli, ha costituito uno studio associato che si occupa della divulgazione di informazioni sull'alimentazione e la merceologia alimentare, tenendo corsi per il Comune di Firenze e alcuni quartieri cittadini. In quest'ambito nasce anche la collaborazione con l'Informatore.

Il Linum usitatissimum, è una coltura antica, che testimonianze archeologiche fanno risalire addirittura a 8000 anni a.C: prove certe della coltivazione e dell’uso si hanno già nell’antica Babilonia, nell’Egitto del V millennio a.C. e nella maggior parte delle popolazioni che hanno attraversato il Mediterraneo.

Tra botanica e virtù: alla pianta, della famiglia delle Linaceae, fanno capo un centinaio di specie e qualità diffuse praticamente in tutti i continenti, coltivate per ottenere a secondo dei casi, fibra tessile, semi o entrambi. Il lino è una coltivazione preziosa perché tutta la pianta viene utilizzata senza produrre scarto; i prodotti di eccellenza sono il filato, da sempre simbolo di raffinatezza e qualità, e l’olio dai semi, largamente usato nei prodotti per la salute ed anche per la cosmetica, grazie alle numerose e importanti sostanze protettive che contiene.

A questi si aggiungono la carta e i feltri, prodotti dalle fibre, e le vernici e il linoleum, ottenuti con l’olio di lino. Infine, con la paglia di lino (anas) si producono lettiere per cavalli e isolanti termici ed acustici a basso impatto ambientale.

Ma a rendere il lino davvero speciale è che, riguardo alle altre fibre vegetali, è quella che maggiormente rispetta l’ambiente: necessita di poca acqua ed è robusta: quindi bastano quantità minime di fertilizzanti ed antiparassitari preservando il suolo e le falde acquifere.

La fibra tessile: si ottiene dal fusto e dalle radici di varietà caratterizzate da uno stelo sottile e lungo circa un metro. Alla raccolta, fatta con particolari macchine che estirpano anche la radice, segue la macerazione che può essere fatta a terra o in acqua stagnante, necessaria per sciogliere le sostanze legnose che avvolgono i fasci di fibre.

Successivamente, con operazioni meccaniche si ottengono fibre lunghe di lino e fibre corte. Le prime, più pregiate, sono destinate all’industria del tessile di pregio, usate per abbigliamento, tessuti d’arredo, biancheria.

Le fibre corte di lino sono usate per tessile di valore inferiore e corde, spaghi, carta e materiali da costruzione per l’industria automobilistica e del mobile. La qualità del tessuto finito dipende da molti fattori che vanno dalla botanica alle tecniche di coltivazione e lavorazione delle fibre, ma determinante è sempre la fase di filatura: se fatta a umido, si ottengono filati lucidi e fini, usati per tessuti di prima qualità, lisci e scivolosi e per speciali tele da pittura; se invece la filatura è fatta a secco, il tessuto che si ottiene è più grossolano e ruvido.

Caratteristiche: la composizione in cellulosa e la struttura cava determinano le particolari caratteristiche fisico-chimiche del tessuto di lino. È eccezionalmente traspirante: ideale per abbigliamento estivo, assorbe fino al 20% di umidità senza essere umido al tatto, è anallergico e scarsamente attaccato da batteri e muffe, non si deforma né con l’uso né con ripetuti lavaggi, che anzi, ne migliorano la lucentezza, è resistente agli strappi e alle torsioni e, non ultimo, è totalmente biodegradabile.

Manutenzione: come sempre, è necessario leggere bene l’etichetta, per verificare l’esatta composizione del tessuto da lavare. Il puro lino si può lavare sia ad acqua che a secco. Meglio non usare prodotti che contengono cloro per smacchiare, preferendo quelli a base di ossigeno attivo. Il lino bianco si può lavare fino a 90°C mentre per quello colorato è bene non superare i 60°C.

Se il lavaggio è fatto a mano, evitare l’ammollo prolungato e soprattutto risciacquare rapidamente, poiché il ristagno in acqua provoca un evidente ingiallimento delle fibre. Per evitare le pieghe, usare una centrifuga a bassi giri e stirare dal rovescio a tessuto ancora umido.

Garantito europeo

Attualmente la Cina è il paese che ha maggiori superfici coltivate a lino tessile, ma l’Europa mantiene il primato per la produttività e la qualità delle fibre. I maggiori produttori di lino tessile europei sono la Francia, il Belgio, i Paesi Bassi, ma anche la Polonia, la Repubblica Ceca e alcuni paesi baltici con oltre diecimila coltivatori, mentre Italia, Irlanda del Nord, Francia, Belgio, Austria e Germania hanno aziende importanti per la filatura e la tessitura del prodotto di qualità.

Nel 1951 fu fondata la Confederazione europea per il lino e la canapa (Celc), un’organizzazione agroindustriale che raggruppa 10.000 aziende di 14 paesi europei. Per i prodotti in lino, la Celc ha creato il marchio Masters of linen la cui presenza in etichetta garantisce all’acquirente la tracciabilità europea in ogni stadio di trasformazione, dalla coltura al prodotto finito.

Il progetto velica. Da “Prometeo” su Class Tv - 10.02.2014