All'Abetone si raccolgono i mirtilli, e sono una risorsa importante

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Settembre 2012    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Sembra appurato scientificamente che durante la Seconda Guerra mondiale i piloti di aerei inglesi avevano una migliore visione notturna nei loro raid in territorio nemico, perché si nutrivano di grandi quantità di mirtilli. È ormai documentato che fra le varie proprietà terapeutiche di questo frutto che cresce al di sopra dei mille metri, c'è soprattutto quella di favorire la visibilità al crepuscolo o addirittura durante le ore notturne.
Del resto che il mirtillo - ma in genere anche gli altri frutti che crescono spontanei nei boschi o nelle radure di alta collina o di montagna - avesse proprietà salutari era risaputo fin dall'antichità: le sue bacche, ma anche le foglie, venivano ampiamente usate per infusi, decotti, sciroppi o liquori.
In Toscana c'è una zona particolarmente vocata alla produzione e alla raccolta non solo del mirtillo ma anche di fragole, more e lamponi: è quel territorio appenninico che ha il suo epicentro nel Comune di Abetone, si irraggia nella provincia di Lucca e sconfina anche in Emilia, nelle province di Modena e Reggio.

Mani e rastrello
La raccolta dei frutti di bosco nella zona dell'Abetone costituiva fino a cinquanta anni fa una delle fonti primarie di guadagno delle famiglie del posto. Il ciclo della vita prevedeva, con poche varianti, che in estate si raccogliessero i frutti di bosco - ma anche i funghi e, in autunno, le castagne -, mentre in inverno gli uomini si trasferivano in Maremma per lavorare come carbonai.
Oggi, ovviamente, tutto è cambiato. Oggi non si impiega quasi più il carbone per uso domestico, e anche i raccoglitori di tutto quello che il sottobosco elargisce sono fortemente diminuiti. Le ragioni sono note: lo sporco e inquinante carbone è sostituito da altre fonti di calore, e sono in continua diminuzione le persone addette alla manutenzione del bosco.
Perché il problema è tutto qui: se il bosco non viene tenuto sotto controllo con tagli periodici delle piante di alto fusto, ne risente tutto il territorio. È il sindaco stesso di Abetone, Gianpiero Danti, a fornirci alcuni dati significativi: se negli Anni '60 si raccoglievano circa diecimila quintali di soli mirtilli, oggi la raccolta si è ridotta a un quinto, e se alla metà del secolo scorso i raccoglitori stagionali erano svariate centinaia, oggi non sono più di 150.


Del resto
quello del raccoglitore non è un impegno facile né agevole: dal momento che è impossibile la coltivazione dei frutti di bosco in serra o in maniera intensiva, il raccoglitore non ha altre alternative che quella di aggirarsi per il bosco e, una volta individuata la zona dove le piante di mirtillo crescono in maggior numero, mettere in funzione l'unico strumento che ha a disposizione oltre alle mani: un piccolo rastrello, o pettine, con il quale solleva da terra la piantina da cui, manualmente, distacca i frutti. Un buon ricercatore riesce a portare a casa anche 60/70 chili di mirtilli in una giornata di lavoro. Ma, lo dicono tutti, si tratta di una giornata davvero pesante: muoversi nel bosco con una cesta di quel peso non è certo una passeggiata.

Fresco e surgelato
Dei circa duemila quintali, quanto è in media il raccolto di una stagione, una buona parte viene messa immediatamente in distribuzione per essere consumata fresca. Un'altra parte viene surgelata per un uso a più lunga scadenza, mentre un altro non esiguo quantitativo è conferito alle ditte che poi lo trasformeranno in marmellate, sciroppi, succhi.
Poco fuori dal centro di Abetone una piccola azienda è in grado di trasformare il mirtillo, sia fresco che surgelato, nel breve giro di qualche ora grazie a un'attrezzatura, seppur modesta nelle dimensioni, efficace e ben automatizzata. Un angolo dell'ampia stanza è dedicato alla cottura con cui il mirtillo è trasformato in una pasta semiliquida dal tipico colore blu scuro. Da qui viene immesso, mediante una dispensatrice, nei contenitori di vetro che subito sono ermeticamente chiusi, pastorizzati e, il giorno seguente, etichettati. Oltrepassata una porta, i vasetti vengono sistemati negli appositi scaffali e posti in vendita. Si chiude così un ciclo che, dalla raccolta alla vendita, impiega appena qualche ora di tempo e pochissimi chilometri di distanza.


(Foto di L. Santi - G.C. Il Baggiolo)


Abetone
Mirtilli in festa
Per celebrare, valorizzare e far conoscere questo delizioso prodotto del sottobosco appenninico si è organizzato nel mese di agosto, a cura di un'associazione di operatori e di produttori abetonesi - e con il patrocinio del Comune stesso insieme ad altre istituzioni - il secondo "Festival del mirtillo" durante il quale erano previste varie iniziative come una gara di pittura estemporanea con argomento "Le variazioni del blu nel mirtillo" oppure visite guidate al mirtilleto di Lago Nero o, infine, la prima edizione delle "Mirtilliadi" con giochi e gare sportive che hanno coinvolto grandi e piccini.

Per saperne di più:
Il Baggiolo, Abetone
Tel. 0573606838 - e-mail: ilbaggiolo@ilbaggiolo.it

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