La cooperativa Lama, 14 consulenti per progetti di solidarietà e integrazione

Scritto da Sara Barbanera |    Febbraio 2012    |    Pag.

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Questa storia va raccontata a partire dalla fine, dalla risposta che Marco Tognetti, presidente ventottenne della Cooperativa Lama di Firenze, ci dà quando gli chiediamo di parlare dell'impresa che rappresenta: «Mollo tutto? No, non l'ho mai pensato. Forse non ce la facciamo: questo lo penso ogni anno, per rimanere umile e, se possibile, migliorare».
Con un filo di commozione Marco ci racconta la storia di Lama che, di questi tempi, suona di favola per pochi fortunati: nulla di più vero, invece, per i 14 compagni d'avventura che cinque anni fa si sono inventati il mestiere di cooperatore del "social business", ovvero imprenditoria sociale.

Il racconto di Marco è una storia di creatività imprenditoriale e, insieme, di speranza che un altro futuro è possibile: «Siamo partiti dall'idea che un investimento sociale può generare beneficio per chi lo riceve ma anche per chi lo promuove; assistiamo imprese pubbliche e private nell'investimento in progetti socialmente utili che coinvolgono attivamente il beneficiario e portano nuove opportunità di crescita anche all'azienda donatrice. Abbiamo iniziato nel 2007 con un'impresa toscana di legnami che voleva costruire un ospedale in Ghana. Ancora laureandi, Lapo, Andrea ed io già percepivamo l'importanza delle economie emergenti e dell'integrazione economica e culturale in un'ottica paritaria. Tutte attività che Lama supporta con le professionalità interne e una rete di consulenze esterne». Per inciso, il nome Lama deriva dalle iniziali dei tre fondatori, Lapo, Andrea e Marco.

Cooperare per cambiare
Il gruppo, che conta un solo senior entrato nel 2010, offre un insieme di competenze: dalla consulenza strategica e di marketing, alla salute, comunicazione ed educazione ai media, alla formazione. Il successo della Lama sta nell'unire queste competenze per far lavorare persone e imprese diverse intorno ad uno stesso scopo sociale ed economico.
L'obiettivo può essere la formazione di lavoratori agricoli in Malawi o degli operatori sanitari di Prato, dove Asl 4 e Regione Toscana hanno investito per l'integrazione della comunità cinese nel contesto locale.
«Grazie alla nostra consulenza, l'impresa apre i cassetti dimenticati e poi, eventualmente, acquisisce dall'esterno le competenze mancanti». Né tradizione, dunque, né innovazione, ma vivere il cambiamento in coerenza con quello che si è fatto.

Dal pensare al fare
Non saranno invincibili, ma è certo che la coop. Lama rappresenta una combinazione fra ingegno, volontà e audacia. «Il fare impresa comporta sempre rischio - dice Marco -, ma se non lo corri non arrivi da nessuna parte. L'incertezza va presa come sfida positiva, anche attraverso un buon clima lavorativo fatto di umanità, impegno e amicizia».
All'inizio anche a loro sembrava un'impresa da Don Chisciotte, perché Marco e gli altri, ci tengono a precisarlo, non sono "figli di papà" e potevano investire solo tempo e volontà; ma poi il progetto cooperativo ha dato i suoi frutti, portando la Lama da un fatturato di 38.000 euro nel 2008 ai 300.000 del 2010.
«Con l'evento di maggio 2011, "Fabbrichiamo il presente", abbiamo riunito imprenditori toscani under 40 per raccontare un mondo di giovani che investono in sé e nel futuro. L'esempio positivo è di per sé motivante, e serve proprio per farsi copiare».
Insomma, un esempio di cervelli che ci sono e non fuggono.


Nella foto, da sinistra: Riccardo Luciani, Dario Marmo, Lapo Tanzi, Laura Mopresi, Andrea Rapisardi, Marco Tognetti