Le conseguenze della carenza di questo minerale. I rimedi

Scritto da Alma Valente |    Giugno 2016    |    Pag. 44,45

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Disegno di Lido Contemori

Nutrizione

La tiroide è una ghiandola endocrina che si trova nella regione anteriore del collo e produce ormoni fondamentali per l’organismo. Sono caratterizzati dalla presenza di iodio, sostanza assumibile anche con il cibo.

L’insufficiente apporto di questo elemento può recare gravi conseguenze alla salute; così da molti anni si combatte per eliminarne la carenza nella popolazione. Ci chiediamo se in Italia siamo a buon punto in questa lotta.

«Oltre due miliardi di persone al mondo - ci risponde il professor Massimo Tonacchera del Dipartimento di medicina clinica e sperimentale dell’Università di Pisa - sono a rischio di carenza iodica, circa 800 milioni hanno gozzo clinicamente manifesto e oltre 30 milioni soffrono a vario grado di disturbi neurologici e cognitivi causati da inadeguato apporto iodico durante la vita fetale e neonatale. L’Italia è un paese a lieve-moderata carenza iodica: una donna su cinque non assume iodio in quantità sufficiente, in particolare quelle in età fertile e le over sessanta. Il 10% della popolazione generale è affetta da gozzo».

Quali sono le conseguenze della carenza iodica?

«La più comune conseguenza di questo problema nell’adulto è l’aumento di dimensioni della tiroide non dovuto ad altre patologie, associato a una normale funzione tiroidea. L’aumento diffuso di questa ghiandola in assenza di noduli raramente costituisce un problema clinico. La comparsa di uno o più noduli è fenomeno da seguire, quale tappa evolutiva del gozzo nei soggetti adulti e maggiormente negli anziani. Questa patologia nodulare può anche portare, nel tempo, ad alterazione della funzionalità della ghiandola stessa sia con manifestazioni di ipertiroidismo o, in certe condizioni, di ipotiroidismo».

Qual è il fabbisogno di iodio giornaliero?

«Normalmente è stimato in 90 microgrammi al giorno per i bambini fino a 6 anni, 120 per i bambini in età scolare (7-12 anni), 150 per gli adulti e 250 per le donne in gravidanza. Di particolare importanza è la copertura di iodio durante la gravidanza e la successiva fase dell’allattamento, perché in tali condizioni la carenza di questo elemento influisce sulla salute della donna. Se il grado di carenza è elevato, può influire negativamente anche sullo sviluppo cerebrale del feto e del neonato».

Quali sono gli alimenti che danno il maggior apporto di iodio?

«Le concentrazioni più elevate si hanno nel pesce di mare e nei crostacei, con una media di 80 mg per 100 g di pesce fresco. Concentrazioni molto più basse si hanno negli altri alimenti, con valori medi espressi in microgrammi di iodio per 100 grammi pari a 9 per le uova, 5 per la carne, 3 per il pesce d’acqua dolce, 5 per i cereali, 3 per i legumi, 3 per i vegetali, 2 per la frutta. All’interno di ciascuna categoria le variazioni possono essere ampie, dal momento che la localizzazione geografica influenza il contenuto di iodio».

La distribuzione del sale iodato è sufficiente?

«Il sale arricchito contiene 30 milligrammi di iodio per chilo, mentre il sale marino ne è privo. L’uso del sale iodato si è dimostrato un metodo efficace per la prevenzione dei disturbi alla tiroide in tutti i Paesi in cui è stato adottato; ricordiamo che in Italia è in vigore dal 2005 una legge che prevede e raccomanda la vendita di sale arricchito con iodio. Nella gravidanza, però, non può essere sufficiente. Ne consegue che, per portare l’apporto iodico al livello di 250 mg al giorno, è necessario ricorrere a fonti alternative e in particolare agli integratori minerali, nei quali è presente nella quantità di 150 mg per compressa».

A che punto è la pratica di aggiungere questo elemento, necessario per il nostro benessere, nella coltivazione dei vegetali e quali potenziali benefici può portare?

«È comunque auspicabile il ricorso a metodi alternativi o integrativi per la iodoprofilassi, quali l’arricchimento dei mangimi animali e quello dei vegetali per compensare la riduzione del consumo globale di sale. Sfruttando le capacità di assorbimento dei vegetali, sono in corso programmi di aggiunta di microelementi nella catena alimentare dei vegetali, per favorire l’accumulo di maggiori quantità di iodio da parte di alcune piante quali pomodori, spinaci, carote, patate, lattuga. Un sistema piuttosto semplice e poco costoso per migliorare la nutrizione umana senza tuttavia implicare alcun cambiamento nei regimi dietetici».

Pesce in aiuto

Con l’arrivo della bella stagione aumentano le occasioni di gite al mare e cresce il consumo di pesce, un alimento molto salubre. Ma spesso si mangiano anche i molluschi, che sembra siano ricchi di colesterolo; è vero?

«I molluschi rispetto al pesce contengono un maggior tenore di colesterolo - risponde Francesco Sofi, professore Associato di Scienze della nutrizione dell’Università di Firenze -, anche se bisogna dire che la parte edibile dei molluschi è quantitativamente molto inferiore a quella di un pesce di media o grande taglia. Per cui tutto va riportato alla porzione di pesce ingerita».

Quindi la dose consumata deve essere ridotta in proporzione: ma quante volte alla settimana possiamo permetterci di mangiare un piatto di spaghetti alle vongole o una impepata di cozze?

«Le raccomandazioni ci dicono - conclude Sofi - che una volta alla settimana è concessa una porzione giusta di questi alimenti».

Dopo tutto ciò è bene ricordare che, come dicevano gli antichi farmacisti, “è la dose che fa il veleno”.

Dunque godiamoci un piatto di ciò che ci piace come un piacere o un gioco, perché come ricordava Oscar Wilde

“non è vero che nella vecchiaia non si gioca più, ma è la mancanza di gioco che fa invecchiare”.

Intervistati

Massimo Tonacchera, docente del Dipartimento di medicina clinica e sperimentale dell’Università di Pisa

Francesco Sofi, professore Associato di Scienze della nutrizione dell’Università di Firenze

Video

VERDURA DIVENTA MAGAZZINO DI IODIO

http://www.santannapisa.it/it/multimedia/50-canale-50-news-verdura-diventa-magazzino-di-iodio


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