Ricerca scientifica di livello e impegno per sostenerla e svilupparla

Scritto da Sara Barbanera |    Marzo 2012    |    Pag.

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

(La prima a sinistra Giordana Marcon)

Una civiltà che non vuole morire, deve evolversi: questa la regola della storia millenaria dell'uomo, e se l'umanità è fatta di uomini e donne, deve essere rappresentata da entrambi i sessi. A ricordarlo più volte Rita Levi Montalcini, e a metterlo in pratica è la Fondazione farmacogenica Fiorgen di Sesto Fiorentino che, dal 2010, ha chiamato a raccolta nuove forze femminili nei vari ambiti di attività. Le tre testimonianze di donne, nella e per la ricerca, raccontano la storia passata e anticipano qualche progetto futuro.

Una banca per la salute
«Lavoriamo perché la Biobanca Leonardo da Vinci, ospitata dal Cerm (Centro di risonanze magnetiche del polo scientifico) di Sesto Fiorentino, acquisti un profilo europeo e diventi il fulcro di una rete italiana impegnata nella ricerca su malattie ad alta incidenza di decesso, come tumori e malattie cardiovascolari e del sistema nervoso». Il piglio deciso di Giordana Marcon, giovane direttrice tecnica della Biobanca dal 2010, fa pensare che l'obiettivo non sia poi così irrealizzabile.
La Fondazione Fiorgen è nata dalla collaborazione fra il Cerm, il Polo biomedico di Careggi, la Camera di commercio industria e artigianato di Firenze e l'Ente cassa di risparmio di Firenze, e trova nella Biobanca il braccio operativo fondamentale. Qui sono conservati i campioni biologici umani raccolti nell'ambito di progetti di ricerca ospedalieri e non, con il consenso dei donatori, come illustra la dottoressa Marcon: «Ci occupiamo della parte tecnica per la conservazione dei campioni in congelatori a vapori d'azoto; siamo anche il raccordo fra gli informatici e i medici ricercatori di Careggi, Ponte a Niccheri, Prato, Pisa e Siena. In area bioetica definiamo le norme per un uso strettamente scientifico di campioni e dati».

Si tratta di un lavoro a dir poco complesso, al confine fra tecnica, informatica ed etica. Il pacchetto di competenze, spiega la direttrice, è da confezionare con quella dose di compromesso e mediazione che è spesso prerogativa femminile: «Le donne hanno un certo allenamento nel coordinare aspetti diversi come famiglia, casa e lavoro; nella ricerca questa capacità organizzativa favorisce il dialogo fra ambiti diversi, perché tutti proseguano verso lo stesso obiettivo».

(A sinistra Giovanna Folonari)

Non solo ricerca
Dello stesso parere è Giovanna Folonari che, dal 2010, è membro del Consiglio direttivo della Fondazione: «Dopo una vita di lavoro nell'azienda di famiglia, tre figli, sei nipoti e un'esperienza politica, ho ricomposto il puzzle e, anche grazie a collaboratrici come Catia Giaccherini, ho iniziato la marcia con Fiorgen. Concordo con Giordana quando parla di un lavoro su più fronti: per il 2012 vedrà un forte impegno per divulgare gli obiettivi e i risultati della ricerca a un più ampio pubblico. In informatica si dice "multitasking", noi diciamo che occorre operare a tanti livelli, dal contatto con il territorio al mondo delle imprese e della cultura».
Nel 2011 l'ottimismo propositivo si è tradotto in nuove collaborazioni con personaggi dell'arte e della cultura che hanno donato le proprie opere per aste benefiche destinate alla ricerca. Un esempio è la collaborazione con la scuola Le arti orafe di Firenze che ha portato Fiorgen alla Biennale internazionale dell'antiquariato, al Museo della Specola e a Florence biennale.
«Abbiamo aperto contatti con il mondo dello sport - aggiunge Giovanna Folonari -, in particolare con dei gruppi podistici in Toscana. La ricerca è fatta da pochi, ma è per tutti. Se passa il messaggio che la ricerca è investimento per il territorio, saranno in molti altri a correre con noi».
Anche Unicoop Firenze, che da tempo sostiene Fiorgen, sta valutando come ampliare la collaborazione a nuovi temi, come spiega Franco Cioni, direttore Soci e Strategie:
«Fra i nostri obiettivi c'è quello di sostenere la cultura, umanistica e scientifica, e Fiorgen è una realtà che porta la ricerca toscana a un profilo di rilievo internazionale. Il dialogo con la scienza sarà utile anche su un tema a noi caro come l'alimentazione, che più di altri oggi si lega a salute e sicurezza. Non ultimo, il nostro sostegno va ai giovani ricercatori, nella speranza di invertire la rotta dei cervelli in fuga».

Giovane artista
Alida Favata (nella foto a destra), siciliana trasferita a Firenze per studiare, è la più giovane fra le artiste per Fiorgen. Voce poliedrica, fra teatro e pittura, a soli 19 anni conta già un monumento pubblico, quello che il Comune di Sesto Fiorentino ha collocato a Colonnata, nel nuovo largo Caduti nelle missioni internazionali per la pace, inaugurato lo scorso novembre.
Le sue opere parlano di un futuro migliore, che dal nero passa ai colori solari, come quelli dell'opera I have a dream, vincitrice del concorso Fiorgen 2011: «Vedo con ottimismo il futuro - racconta Alida -; credo nelle mie capacità e nella mia voglia di arrivare alle persone. La vena artistica è un richiamo a cui è impossibile sottrarsi. L'energia nasce dal bisogno di parlare con la mia arte che poi può diventare messaggio di speranza per chi, come Fiorgen, lavora guardando al futuro».


Studentessa all'Accademia di belle arti di Firenze, Alida racconta con una timidezza che esprime però determinazione: «In fondo anche l'arte è ricerca: la chiave è far dialogare vari campi e trovare forme nuove per valori eterni. Nell'eternità non c'è spazio per le distinzioni, né di religione né di sesso né di cultura».
Molte sono le mani che possono progettare il domani, quelle della ricerca lo disegnano già oggi.