Dalle biotecnologie un’alternativa agli Organismi geneticamente modificati (Ogm)

Scritto da Claudio Mazzini |    Marzo 2011    |    Pag.

Ad oggi, le colture Ogm disponibili sul mercato, a 20 anni dall'arrivo dei primi Ogm, sono solamente 4 (mais, soia, cotone e colza), tutte brevettate o per la resistenza a un diserbante e/o ad un insetto. In realtà, grazie anche a nuove ricerche e studi, le conoscenze di biologia molecolare e genetica sin qui finalizzate a produrre Ogm possono essere (meglio) usate per identificare in maniera rapida ed accurata le zone del Dna dove si trovano i geni responsabili delle caratteristiche quantitative o qualitative desiderate, selezionando quindi gli individui da destinare alla riproduzione.
Agisce in questo senso una nuova tecnica denominata Mas (Marker Assisted Selection). Con questa tecnica si pratica una selezione assistita dei marcatori, di modo che la varietà ottenuta non contenga frammenti di Dna estranei alla specie cui appartiene (come invece avviene per gli attuali Ogm), dal momento che l'inserimento dei caratteri avviene, come può succedere in natura, solo tra individui della stessa specie o affini.
Questo conferisce alle nuove varietà quelle garanzie di integrità ambientale che mancano agli Ogm, rendendole più sicure per l'ambiente, più accettabili e quindi facilmente disponibili per l'utilizzo commerciale.
La Mas si è dimostrata particolarmente utile per selezionare varietà di diverse specie vegetali con accresciute capacità produttive, di resistenza agli attacchi parassitari, di maggior tolleranza alla salinità o con migliorate qualità nutritive.
A differenza degli Ogm sinora prodotti, destinati al mercato delle grandi colture estensive, la Mas è utilizzata per migliorare varietà di grano, sorgo, miglio, ma anche piselli, asparagi, carciofi, peperoni e pomodori; prodotti destinati al consumo locale nei paesi in via di sviluppo o tipici della dieta mediterranea.

Metodi soft
Oltre alla Mas la ricerca ha prodotto altri risultati interessanti. Esistono altre biotecnologie "leggere" basate su tecniche poco costose, che possono essere adottate e sviluppate direttamente in molti paesi in via di sviluppo. Tuttavia è importante ricordare che all'innovazione scientifica si deve affiancare un nuovo modello di pianificazione e sviluppo della ricerca e delle sue applicazioni tecnologiche più trasparente e sotto il controllo dell'opinione pubblica.
Il coinvolgimento degli istituti di ricerca, delle associazioni ambientaliste, dei consumatori, degli agricoltori, dei trasformatori e delle istituzioni, fin dai primi stadi della ricerca, consente di individuare gli aspetti positivi e negativi del progetto sin dai primi livelli di valutazione. Ci sono quindi già le condizioni perché si possa superare lo stucchevole dibattito sull'opportunità o meno di ricorrere a piante transgeniche; esiste la reale possibilità di creare prodotti agricoli innovativi, in grado di rispondere alle esigenze ambientali e sociali valorizzando, al contempo, le produzioni di qualità e biologiche e il diritto di scelta dei consumatori.
Ricordiamo, infine, che tutte le Regioni italiane si sono espresse contro gli Ogm, perché non solo non sono una soluzione per l'agricoltura, ma rischiano di inquinare e compromettere il patrimonio di 4500 prodotti tipici (di cui 181 anche certificati dalla UE), nonché quel milione di ettari coltivati con prodotti biologici che fa dell'Italia il primo produttore mondiale.

Nota: l'autore è il responsabile innovazione e valori di Coop Italia.