La storia di Ranieri patrono di Pisa. Le feste a giugno

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Giugno 2011    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

È opinione comune che i pisani medievali abbiano scelto Ranieri degli Scacceri come santo patrono della loro città perché, a guardar bene, il suo carattere rispecchia in qualche modo la loro personalità. Di buona famiglia, Ranieri fu in giovinezza uno scapestrato suonatore di liuto che amava la bella vita e (ma questa sembra leggenda) non disdegnava alleggerire di qualche gioiello le ville e i castelli che lo ospitavano per un concerto. A metà del suo percorso esistenziale arriva la svolta radicale. Via le mollezze e la vacua vita mondana ed ecco il pentimento, il cilicio, il pellegrinaggio in Terrasanta, il ritorno nella sua città per operare a vantaggio dei più sfortunati e bisognosi. Ormai vecchio e cieco, riacquista prodigiosamente la vista per poter continuare a soccorrere gli ultimi della città. Morì il 16 giugno 1161 e risale a quell'epoca la tradizione di illuminare le case che si affacciano sui lungarni e quelle del centro cittadino con migliaia e migliaia di lumicini a olio nell'oscurità della notte.
Il giorno seguente, sempre in onore del patrono, le acque dell'Arno sono testimoni di una regata che impegna le imbarcazioni dei quattro rioni in cui è divisa la città. All'armo vincente il Palio, mentre all'ultimo, fra grida di dileggio e sberleffi, una coppia di paperi.

L'ultimo sabato del mese il centro storico di Pisa sarà nuovamente coinvolto nel tradizionale Gioco del Ponte, una sorta di incruenta battaglia che si combatte sul selciato del Ponte di Mezzo fra i rappresentanti della parte nord di Pisa (Tramontana) e quelli della parte sud (Mezzogiorno). (Riccardo Gatteschi)
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