L'evoluzione dei telefoni cellulari

Scritto da Laura D'Ettole |    Febbraio 2000    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Mediamente l'uomo moderno passa a parlare al telefono circa due anni e mezzo della propria vita, almeno secondo una curiosa statistica inglese. Ma nel prossimo futuro i gestori del mondo delle telecomunicazioni si ingegneranno a farci usare i vari telefoni per almeno quattro o cinque anni. Già, perché visto che il cellulare riesce a raggiungere tutti senza l'ingombro del cavo, è destinato ad avere applicazioni impensabili solo fino a qualche anno fa. Per esempio sempre più spesso lo smartphone e il tablet vengono usati anche come veri e propri terminali per accedere alla rete internet, con cui è possibile navigare, accedere alla posta, scaricare software.

Certo, da quando Meucci circa 150 anni fa intavolò la prima conversazione fra la cantina di casa sua e la stanza da letto del terzo piano, il telefono ne ha fatta di strada. Ma ha corso parecchio soprattutto negli ultimi quindici anni, da quando è nato il primo telefonino.

Con il cellulare in mano

In Italia il cellulare arriva alla fine degli anni '80. Era "Tacs", pesava quasi mezzo chilo e costava oltre due milioni. Lo avevano in pochi: manager, dirigenti, imprenditori. Si componeva il numero, si parlava e si riceveva; non c'era da aspettarsi altro. Aveva molti difetti. Il più grosso era quello della clonazione: in pratica si entrava nella linea altrui e senza tanti discorsi si usufruiva del traffico telefonico del malcapitato, che si vedeva arrivare bollette milionarie pur avendo telefonato solo ai parenti stretti o al droghiere sotto casa. Ma ci si rese subito conto che il cellulare poteva diventare un formidabile consumo di massa. Tant'è che furono investiti milioni di dollari per lo studio di nuove e più perfezionate tecnologie. Intanto nell'immaginario di tutti cominciava a farsi strada il tarlo del desiderio. Erano i primi anni '90, e chi usava il cellulare usciva da macchine bellissime, per entrare in ristoranti con un numero spropositato di stelle. Ma è proprio allora che comincia a diffondersi: in Italia gli abbonati arrivano a circa un milione e mezzo, in quegli anni. Alcuni lo acquistano a rate, con piccoli prestiti chiesti in banca: ma il cellulare è sinonimo di status sociale elevato, e vale la pena fare qualche piccolo sacrificio. Chi non può si difende con l'ironia, comprandolo finto dai venditori ambulanti. Il suo uso di massa? Irrilevante, come dimostrano i manuali di sociologia dei consumi. L'importante è il simbolo. Tant'è che un settimanale satirico giocava sugli ipotetici contenuti delle nuove conversazioni via etere: 'comprami il sale', 'sto aspettando il tram', 'butta la pasta'.

A metà degli anni '90 c'è la vera rivoluzione. Nasce la nuova tecnologia Gsm, che mantiene ciò che il cellulare promette: andare in giro e comunicare con tutti, anche oltre frontiera. Crollano i prezzi dei telefonini e delle tariffe (che fino ad allora erano addirittura di 2.500 lire al minuto). In Italia viene lanciata la carta prepagata, che permette di stabilire un limite agli stravizi del comunicare. Il resto è storia recente. Il settore registra tassi di crescita fino ad allora sconosciuti a qualsiasi altro prodotto dell'elettronica. Nel '96 l'Italia diventa addirittura il terzo paese al mondo (dopo Usa e Giappone) per diffusione del cellulare.E' un mercato che sorprende, che cresce a dismisura e inventa continuamente nuovi bisogni per crescere ancora di più. In questo momento viene preso di mira in particolare il pubblico giovanile. E allora ecco il cellulare che si accende come una sgargiante lampadina quando arriva una telefonata; quello che cambia musica a seconda di chi chiama; e quello che comunica attraverso le icone (una faccina che ride, un cuore o una candelina) solo e rigorosamente con un telefono della stessa marca.La sfida futura del cellulare, però, sta altrove. Ad esempio nell'uso di internet fuori dall'ambito dell'informatica. E' per questo che fra due anni tutti i telefonini potranno essere Wap, ossia contenere uno standard che cambierà radicalmente il loro modo di essere. In pratica attraverso il cellulare si potranno utilizzare i nuovi servizi di commercio elettronico; ricevere informazioni e interagire con aziende, enti, servizi. Ancora, si potrà uscire di casa e farlo funzionare come un telecomando sul sistema d'allarme. Insomma, l'obiettivo finale di questa nuova rivoluzione sarà quello di gestire l'informazione (e le cose) senza essere più legati ad alcun oggetto fisico: né a una casa, né a un luogo, né a un cavo. Soli, in un immenso universo interconnesso, e con il cellulare in mano.