Fibrillazione atriale: le cause, le cure. I consigli del cardiologo, il professor Luigi Padeletti

Scritto da Alma Valente |    Novembre 2007    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Fino all'inverno
Si trova in mezzo al petto e si contrae 70 volte al minuto consentendo al sangue di circolare in tutto il corpo, portando ossigeno e nutrimento. Stiamo parlando, ovviamente, del cuore, questo grande muscolo involontario che molto spesso è anche considerato la sede dei nostri sentimenti. Il cuore infatti può battere per tanti motivi. Per amore, per gioia e perché no, anche per paura.
Qualche volta però può battere in maniera anomala anche indipendentemente dalle nostre emozioni e allora si può avere quella fastidiosissima patologia che va sotto il nome di fibrillazione atriale. Questa malattia può presentarsi a tutte le età, ma come per le altre malattie cardiovascolari è più probabile che insorga nelle persone più anziane che sono naturalmente più fragili. Ne abbiamo parlato con il professor Luigi Padeletti, direttore della Scuola di specializzazione di Cardiologia all'Università di Firenze.

Professore, che cos'è la fibrillazione atriale?
«È l'aritmia più frequente nella pratica clinica ed è caratterizzata dalla perdita della normale attività elettrica e dalla compromissione dell'azione di "pompa" del cuore».

Quali malattie possono causarla?
«Molto spesso la fibrillazione atriale è associata ad altre malattie, come ipertensione arteriosa, infarto miocardico e scompenso cardiaco (condizione in cui il cuore non riesce a pompare adeguatamente il sangue nelle arterie). Talvolta l'aritmia non riconosce una causa organica rivelabile. Si parla in questo caso di fibrillazione atriale isolata».

Un paziente si può accorgere di essere in fibrillazione atriale?
«Generalmente il paziente si rivolge al medico per la presenza di senso di palpitazione ("cuore in gola"). Già la palpazione del polso può comunque rivelare l'aritmia. Ogni battito infatti non è mai alla stessa distanza dall'altro. Inoltre possono essere presenti affanno, debolezza, dolori toracici. In alcuni casi il paziente non ha nessun sintomo, e la malattia è scoperta in modo occasionale durante una visita medica per altri motivi».

Quali sono le complicanze più importanti della fibrillazione atriale?
«L'aumentata incidenza di ictus e di scompenso cardiaco. Nei pazienti anziani, poi, può essere associata alla diminuzione d'autonomia nelle attività di vita quotidiane. L'uso degli anticoagulanti orali previene in modo decisivo lo sviluppo di ictus. Esistono anche farmaci che aiutano a prevenire lo sviluppo di scompenso cardiaco».

Ci sono delle medicine per curare la fibrillazione atriale?
«Gli antiaritmici sono molto utili nel tentare di ripristinare il ritmo fisiologico in presenza di una fibrillazione atriale di recente insorgenza. Per un'aritmia di lunga durata la loro efficacia però è meno certa. In questo caso sarebbe più utile una cardioversione elettrica per prevenire il ripresentarsi della patologia. Nel caso in cui la situazione clinica non permetta di ottenere un normale ritmo cardiaco - si parla in questo caso di fibrillazione atriale permanente - occorre tenere sotto controllo la frequenza del cuore. Questo si realizza utilizzando farmaci specifici».

Che cos'è la cardioversione elettrica e quando si deve praticare?
«La cardioversione elettrica esterna consiste nella somministrazione, attraverso il torace, di una corrente elettrica di brevissima durata, così da interrompere l'attività elettrica anomala degli atri. Deve essere fatta con paziente in anestesia generale (solo per pochi minuti). Si esegue in urgenza ogni volta che la fibrillazione atriale si associa ad una grave compromissione dello stato clinico (scompenso cardiaco grave per esempio), o quando una fibrillazione atriale persistente non si interrompe con la terapia antiaritmica. La cardioversione elettrica non può però essere ripetutamente eseguita se la fibrillazione si ripresenta più volte, nonostante l'utilizzo di tutte le possibili strategie terapeutiche».

Dove viene fatta la cardioversione elettrica e come si prepara il paziente?
«La cardioversione elettrica deve essere eseguita in ospedale. Di volta in volta il medico deciderà se il paziente verrà trattato in day-hospital, nel laboratorio di elettrofisiologia o in unità di cura intensiva. Esistono delle linee guida per la preparazione del paziente, così da poter puntualizzare i più importanti elementi clinici prima della procedura».

Quante sono le probabilità di successo?
«La cardioversione elettrica ha un successo del 90%. Nei casi in cui il trattamento non riesca si può decidere di ripeterlo dopo una preparazione con farmaci antiaritmici, oppure di lasciare il paziente in fibrillazione atriale, controllando che la frequenza cardiaca non aumenti oltre certi valori; infine si può proporre l'esecuzione di tecniche entrate di recente nell'uso clinico, per tentare di contrastare a livello cardiaco le possibili cause di aritmia».

Esistono nuove tecniche per eliminare la fibrillazione atriale?
«Le nuove tecniche per riportare e mantenere il normale ritmo cardiaco consistono nell'impianto di speciali pacemaker e, soprattutto, nel tentare di isolare le aree di tessuto atriale coinvolte nello sviluppo di fibrillazione. Questo avviene grazie a particolari interventi che "distruggono" le zone del cuore da cui parte lo stimolo anomalo. Questa procedura, conosciuta come ablazione, è più complessa ed ha una efficacia variabile tra il 50 e l'80% in pazienti selezionati. L'incidenza di complicanze, peraltro limitata, non è comunque del tutto trascurabile».